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Ore d’angoscia per Marco, il padre: «Non so dove si trovi»

Torna a parlare Mauro, il genitore del bimbo di 2 anni che doveva essergli affidato dopo una sentenza del Tribunale ma che la madre Vittoria trattiene con sé in Ucraina. Dalla quale sembra che entrambi stiano cercando di fuggire, con tutti i rischi del caso

Sono giorni di angoscia per Mauro, il papà ischitano che non vede suo figlio Marco da settembre 2020. Il bimbo sarebbe dovuto rientrare, così come deciso dalla autorità ucraine, giovedì scorso. Ma l’inizio della guerra ha stoppato il ritorno a casa.  «L’ultimo contatto che ho con la mamma di Marco – ci spiega Mauro – risale a domenica sera. Da allora niente più». Marco è un bimbo di due anni e mezzo figlio di Mauro, ischitano, e Vittoria, ucraina. A settembre 2020, la donna è rientrata in Ucraina motivando il viaggio con la necessità di vendere un appartamento e di festeggiare il compleanno del padre. Il viaggio, concordato con il marito, è stato però di sola andata. La donna non ha più fatto rientro in Italia e il 48enne si è rivolto all’autorità giudiziaria per ottenere il ritorno del bambino. Il tribunale della città di Sumy – città dell’omonima Oblast al confine con la Russia, da cui la donna è originaria – ha dato ragione al padre disponendo il rimpatrio del bimbo. Decisione analoga è stata poi presa dalla Corte d’Appello di Sumskyi, alla quale la madre si era rivolta per ottenere la sospensione del provvedimento, che ha rigettato l’istanza della donna fissando l’esecuzione del rimpatrio per giovedì 24 febbraio proprio Presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha annunciato l’operazione militare in Ucraina. E il Paese si è risvegliato sotto una pioggia di bombe.

«Purtroppo mia moglie non mi ha voluto dire con esattezza dove sono e da ieri si sono interrotti i collegamenti». Pare che il numero di Mauro sia stato bloccato su whatsapp. «Vittoria non ha accolto la mia mano tesa e mi chiede solo di lasciare l’affido esclusivo di Marco»

Sono giorni di angoscia per Mauro. «Non sapere dove sono di preciso e le condizioni reali mi fa stare in pena», ci racconta. «Ho detto più volte a Vittoria che le porte di casa mia sono aperte per Marco, per lei e per tutta la sua famiglia. Sono sicuro che l’isola di Ischia accoglierebbe tutti loro con amore». «Purtroppo, però, – continua il racconto del 48enne ischitano – mia moglie non ne vuol sapere. Non mi ha voluto dire con esattezza dove sono e da ieri si sono interrotti i collegamenti». Pare che il numero di Mauro sia stato bloccato su whatsapp. «Vittoria – racconta ancora – non ha accolto la mia mano tesa e mi chiede solo di lasciare l’affido esclusivo di Marco». Impensabile. A seguire il papà ischitano è l’avvocato Roberta Foglia Manzillo che si è messa immediatamente in contatto con tutte le autorità per capire come e quando far rientrare il piccolo Marco in Italia e sottrarlo al pericolo della guerra. L’avvocato Foglia Manzillo ha scritto al Ministero dell’Interno, a quello degli Esteri, all’ambasciata italiana, alle autorità giudiziarie ucraine, del resto era stato il Tribunale della città di Sumy ad accogliere l’istanza del papà ischitano a decidere per il rimpatrio di Marco. Entro il 12 febbraio la madre avrebbe dovuto provvedere spontaneamente al rientro del bambino ma non avendolo fatto, nonostante gli appelli delle ultime settimane e i venti di guerra che già soffiavano sull’Ucraina, si era deciso di procedere con un provvedimento del Tribunale. Il 11 febbraio motivi di salute del bambino avevano fatto rinviare il viaggio a giovedì. Poi è subentrata la guerra. «Sono in attesa – ci spiega l’avvocato – di notizie da parte dell’Autorità Centrale. Ma dobbiamo tener conto che lì in Ucraina sono nel pieno di una guerra e tutto, ovviamente, è più complicato». In ogni caso l’avvocato ha girato a Mauro dei numeri di telefono messi a disposizione dalla Farnesina. «Vittoria li ha ricevuti, ma non credo che abbia chiamato».  Mauro conclude con un appello nella speranza che possa arrivare alla mamma di suo figlio: «Sono pronto ad accogliere non solo mio figlio qui sull’isola ma anche mia moglie e la sua famiglia. Qui sarebbero in salvo. Sono molto preoccupato, le notizie e le immagini che arrivano dall’Ucraina sono terribili». E Mauro conclude: «Spero che presto questo possa essere solo un brutto ricordo e che Marco con la mamma e tutta la sua famiglia possano arrivare salvi qui sull’isola di Ischia».

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