ARCHIVIOARCHIVIO 4ARCHIVIO 5

Orto del Mare, donne in agricoltura tra condivisione e solidarietà

Gianluca Castagna | Ischia – Cinque contadine, “metropolitane” e felici. Assunta, Elena, Luana, Mena, Sara sono donne imprenditrici, impiegate, libere professioniste, legate al mondo della scuola e del sociale, che hanno deciso di mettere le mani (ma anche la testa e il cuore) nella terra, impiegando il loro tempo libero nella cura dell’ambiente e nel recupero delle proprie tradizioni familiari.
Un ettaro di terreno per dare vita a quello che hanno ribattezzato “Orto del Mare”, singolare esperienza di orto condiviso fondata su un sincero rapporto di amicizia e sul comune amore per la nostra isola. Un ritorno positivo al passato (così lo definiscono) allo scopo di divulgare il messaggio che oggi, nella nostra isola, un’agricoltura sana e pulita non solo è possibile, ma doverosa. Un tentativo pratico per un realizzare, nella frenesia della contemporaneità, un ragionevole compromesso fra quotidianità e natura, soprattutto in un territorio come l’Isola d’Ischia, con tante aree verdi abbandonate, mal gestite, e un’urbanizzazione a dir poco “disordinata e casuale” che ha fortemente compromesso il paesaggio e consumato inutilmente territorio, sottraendo opportunità e qualità alla vita degli abitanti.
Le cinque “contadine” hanno raccontato questa esperienza, tutta al femminile, in un incontro organizzato dalla Fidapa Ischia all’Hotel Oriente. Un’occasione, come ha sottolineato la presidente dell’associazione Tuta Irace, per festeggiare le donne e i loro inesauribili talenti.
Nel dibattito, moderato dal giornalista Ciro Cenatiempo, autore del libro “Mille orti in mezzo al mare”, è emersa anche la forte connotazione sociale che ha dato origine a questa esperienza. Una connotazione che fa capo alla famiglia Proto di Casamicciola, proprietaria del fondo e che da tempo porta avanti progetti di solidarietà, incontro e convivenza. Una famiglia legata indissolubilmente alla figura dell’ammiraglio Natale Proto, grande uomo di mare che ha trasmesso passione e sapienza marinara ai figli.

«L’orto del Mare nasce nel 2014» spiega Luisa Francesca Proto. «In famiglia stavamo cercando di trovare il modo di trasformare la nostra proprietà in parte di un progetto sociale che corrispondesse a una scelta di vita: diventare il cambiamento che vorremmo nel mondo. L’orto, infatti, è parte di una proprietà al cui interno c’è una struttura, “Ischia, casa della vela”, che grazie alla nostra esperienza di pedagogia velica, abbiamo destinato a luogo di agio, benessere, incontro, accoglienza e sostegno delle fragilità e dei ragazzi in fase di formazione. Oggi è affidata al dott. Vincenzo d’Acunto, presidente dell’Associazione Itinerari che ha la responsabilità di concretizzare questa scelta di creare, al centro di Casamicciola, un luogo che diventi una testimonianza concreta di inclusione sociale e integrazione, in cui la pedagogia velica e la pratica del mare sono parti integranti dei nostri percorsi educativi. Si chiama Orto del mare non a caso. Nasce dall’incontro e da un’amicizia di gente di mare con un grande rispetto per la terra. La nostra è una navigazione a terra. Io ho solo fornito la barca, ma è l’equipaggio formato da queste meravigliose ragazze, a rendere possibile questo straordinario viaggio».
Che ne sanno Assunta, Luana, Mena e Sara di rotte del mare sulla terraferma? «Forse più di quanto si possa immaginare. Questa non è una banale esperienza di agricoltura biologica, ma un incontro in un luogo di condivisione e di scambio. Chi, meglio delle donne, può parlare di vita, crescita, emozioni e condivisione?».
«Insieme decidiamo cosa piantare, quali prodotti sono più congeniali a quel tipo di terreno, come dividere i prodotti della terra» racconta Mena Murolo. «Ci vediamo il sabato, di solito, ma non ci consideriamo vere contadine. Impariamo un po’ alla volta, magari sbagliando, non riconoscendo subito il tipo di ortaggio, affidandoci a collaboratori che poi si dimostrano incapaci. Ma è tutta esperienza, come quella che cerchiamo di rubare dai veri contadini, dagli esperti agronomi, dai nostri stessi genitori. Rispolveriamo le antiche ricette realizzate con verdure povere, era ora che la tradizione della cucina ischitana tornasse sulle nostre tavole. L’esperienza dell’Orto del Mare – continua la Murolo – mi ha dato tra l’altro la possibilità di dare nuova vita ai peperoni di mia nonna, che amava la terra e dai prodotti “poveri” riusciva a tirare fuori ricette e piatti sensazionali».

Così, fra colture di pomodori, cavoli, patate, zucchine, carciofi e tanto altro, Assunta, Elena, Luana, Mena e Sara si ritrovano anche per radicare nelle nuove generazioni la memoria di un mestiere e una pratica di vita che rischiano di scomparire.
«In questi giorni – racconta Assunta Barbieri – leggevo di un’esperienza analoga a Barano. Ben venga anche la diffusione degli orti sociali, perché la nostra è una tradizione contadina, prima che di mare. In un periodo come questo, dove il tema della salute è così forte anche per le terribili ripercussioni delle emergenze nella Terra dei Fuochi, il diffondersi degli orti è certamente positivo. C’è già un progetto di apertura alle scuole per raccontare, anche alle nuove generazioni, come funzionano le dinamiche della natura. Il rapporto con la terra, la soddisfazione di vedere il risultato della propria fatica, l’importanza di una concimazione naturale al 100%, un patrimonio di esperienze che deve essere condiviso».
«La mia famiglia –aggiunge Luisa Francesca Proto – ha sempre immaginato che quest’orto potesse diventare un luogo di incontro tra la persona anziana che insegna al ragazzino come si annaffia una pianta, come si pianta un seme. Noto che si sta diffondendo molto il concetto di fattoria sociale come luogo di reale integrazione in cui ognuno trova una sua collocazione, non si sente mai solo, e in qualche modo riesce a esprimere la sua personalità, le sue attitudini. La nostra società ha bisogno di occasioni concrete di umanizzazione; niente come la terra, il mare, la natura e la bellezza sono spazi per favorire l’incontro e la convivenza».

Coltivazioni domestiche e autonomia alimentare sono dunque tornate in auge. Per gli amanti del pollice verde, per i piccoli bisogni familiari o semplicemente per respirare un’aria più pulita. Cresce sempre più il numero degli italiani che realizzano orti domestici grazie anche a mini-serre ed sistemi idroponici, capaci cioè di coltivare con luci artificiale, senza l’uso della terra, sfruttando l’acqua e le sue sostanze nutritive. Fenomeno circoscritto a una nicchia di appassionati ma che potrebbe diventare, in futuro, pratica di massa.
«Con il consigliere regionale Maria Grazia Di Scala abbiamo anche affrontato il tema della coltivazione fuori terra» rivela il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale, intervenuto alla presentazione. «Lai si sta attivando in Regione per una legge che disciplini l’installazione di serre per la coltivazione. Noi potremmo farla tutto l’anno, grazie a una ricchezza naturale come le acque termali. Un progetto sperimentale è già in atto nel parco termale del Negombo, ci piacerebbe estenderlo altrove, anche in spazi pubblici. Recuperare i terreni abbandonati, favorire la coltivazione, educare le nuove generazioni alle tecniche più avanzate dell’agricoltura rientra tra i nostri obiettivi. Collaboriamo da tempo con il comune di Serrara Fontana e con il sindaco Rosario Caruso per un’iniziativa congiunta che vorremmo portare quanto prima in tutte le scuole dell’isola».

Ads

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex