CRONACA

Ospedale chiuso e casi sospetti, tutte le bufale “made in Ischia” del coronavirus

Casi di Coronavirus, ospedale chiuso, intere zone in quarantena. Ma anche Enrico Mentana dispiaciuto del fatto che il virus abbia attaccato la parte più produttiva del Paese. Il governo che approfittando del caos va a prendere 65 migranti in Niger. E poi tutta una serie di audio virali che passano da cellulare in cellulare, senza dimenticare le truffe organizzate da sciacalli, come i falsi operatori della Croce Rossa che millantano tamponi gratis a domicilio per svaligiare abitazioni. L’allarme Coronavirus in Italia ha provocato, come prevedibile, anche la proliferazione di bufale e fake news diffuse soprattutto sui social network. Alcune totalmente innocue e che provocano quasi ironia, altre dannose e a tratti pericolose. E l’isola di Ischia non ne è stata esente. Nella giornata di lunedì non sono mancati i post allarmistici sui social. C’è chi parlava di casi registrati al Rizzoli con tanto di Pronto soccorso chiuso al pubblico, e chi di tamponi positivi. Per fortuna, nella rete delle fake news, sono caduti ben pochi. A tutti, però, ricordiamo che anche sul web si può registrare il reato di procurato allarme. Il momento è delicato. Da un lato c’è la paura e dall’altro l’emergenza. Bisogna stare attenti per non cadere nella trappola di chi vuole fare confusione. Ed anche sull’isola basta poco per riuscirci (con tanto di clamore nazionale). Sta facendo il giro del web il video della signora che protesta in occasione dell’arrivo a Ischia di turisti. Le immagini sono state riprese anche da testate nazionali (Le iene, ad esempio) e certamente l’isola non ne fa bella figura. Chi rappresenta la signora in questione? Quante persone erano al porto a protestare contro l’arrivo di turisti lombardi? La risposta è semplice. Basta guardare il video. «Gli autobus pieni di turisti sono sbarcati a Ischia e non hanno fatto nessun controllo: non gli hanno misurato nemmeno la febbre. Noi abbiamo paura», si sente. Nel video una donna rivolge dure parole d’accusa a chi ha permesso il loro arrivo. «Io sono cittadina ischitana e ho il diritto di sapere da dove vengono (queste persone, ndr)», si sente dire. Sia chiaro: è giusto preoccuparsi, informarsi e capire che cosa fare per evitare il rischio di contagio. Ma creare un ‘caso’ con tanto di show in favore di smartphone non fa certamente bene all’isola. E così la protesta al porto di Ischia è finita dritta nei siti specializzati nel debunking, quelli di bufale e fake news, insomma.  

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