Ospitalità “Pezzotta”
Il Ferragosto appena trascorso riporta alla ribalta un fenomeno che tra prendendo sempre più piede sull’isola: i carabinieri scoprono infatti dodici strutture ricettive “fantasma”, prive di autorizzazioni e completamente sconosciute al fisco. E mancanti tra l’altro di SCIA, codice identificativo e di comunicazione degli alloggiati alla ps. E ancora…

Un Ferragosto tutto sommato tranquillo, come era auspicabile. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardia costiera hanno lavorato senza soste presidiando il territorio con efficacia: l’istituzione delle “zone rosse” volute dal prefetto di Napoli ha dato i suoi frutti con la presenza in pianta stabile di forze dell’ordine in aree notoriamente a rischio e frequentate da soggetti poco raccomandabili. Certo, i fatti di cronaca non sono mancati e il “resoconto” sarà aggiornato nei giorni a venire, ma per fortuna siamo lontani dagli anni in cui il periodo ferragostano sull’isola d’Ischia sembrava tanto un bollettino di guerra. Un fenomeno, piuttosto, che si è confermato rispetto agli anni passati, è che si conferma in crescita, è quello legato ai Bed & Breakfast abusivi. Sull’isola, che in questo ponte è stata ovviamente gettonatissima e presa d’assalto dai vacanzieri, i controlli serrati dei Carabinieri di Ischia – guidati dal capitano Tiziano Laganà – hanno fatto emergere un quadro preoccupante: dodici strutture ricettive “fantasma”, prive di autorizzazioni e completamente sconosciute al fisco, sono finite nel mirino delle forze dell’ordine. Secondo quanto accertato, i titolari – in molti casi proprietari di abitazioni private – affittavano stanze come fossero regolari B&B senza però possedere la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), il Codice Identificativo Nazionale e, soprattutto, senza adempiere all’obbligo di comunicare i dati degli alloggiati. In nove casi si trattava di case locate totalmente in nero, trasformate in vere e proprie strutture alberghiere improvvisate.
Non si tratta più di qualche stanza in più data in subaffitto, ma di un vero circuito parallelo che sfrutta le potenzialità – e le opacità – dei social network. Camere e mini-appartamenti vengono pubblicizzati su pagine Instagram o gruppi Facebook chiusi, con offerte lampo calibrate per intercettare i turisti dell’ultimo minuto. Prenotazioni gestite esclusivamente via chat, pagamenti in contanti, nessuna ricevuta, nessuna registrazione: così sfuma ogni possibilità di controllo. Un sistema che permette agli abusivi di riempire facilmente le stanze proprio nei giorni di maggiore richiesta, come durante il Ferragosto, quando i prezzi ufficiali lievitano e la corsa al risparmio spinge molti turisti verso l’“offerta facile”. Ma le modalità di indagine dei militari dell’Arma alle volte sono anche molto più artigianali e vecchia maniera: spesso succede che un’abitazione sembra chiusa e disabitata per lunghi mesi, poi magari ci trovi all’esterno dei panni stesi ad asciugare e allora si capisce che potrebbe essere stata concessa in fitto. Un controllo, il sospetto che si concretizza et voilà… il gioco è fatto. Dietro le tariffe low cost, però, si nasconde un pericolo concreto. Le verifiche dei Carabinieri hanno messo in evidenza la totale assenza di requisiti minimi di sicurezza: estintori mancanti, rilevatori di fumo mai installati, vie di fuga non segnalate. In caso di emergenza, un alloggio abusivo può trasformarsi in una trappola. Il danno non è solo per gli ospiti, ma anche per gli operatori regolari: chi gestisce un B&B in regola deve affrontare costi di manutenzione, impianti a norma, assicurazioni e tasse. Un terreno di gioco impari, che alimenta una concorrenza sleale difficile da contrastare.
Gli inquirenti e le associazioni di categoria ricordano che distinguere un B&B legale da uno abusivo non è complicato, se si presta attenzione. Alcuni indizi sono chiari: presenza del Codice Identificativo (CIN) esposto all’ingresso e riportato sugli annunci online; richiesta dei documenti al check-in e rilascio di ricevuta o fattura; autorizzazioni comunali (SCIA) visibili in struttura; dotazioni di sicurezza obbligatorie, come estintori e segnalazioni delle vie di fuga. Anche i canali di prenotazione fanno la differenza: le strutture autorizzate compaiono sui principali portali di settore e negli elenchi ufficiali del Comune o della Regione. Se l’offerta arriva solo via social o tramite un messaggio WhatsApp, è un campanello d’allarme. L’operazione di Ischia non resta un caso isolato. A Napoli città, i Carabinieri hanno intensificato i controlli soprattutto nei quartieri del centro storico, dove il turismo mordi-e-fuggi alimenta un mercato parallelo sempre più difficile da intercettare. Il fenomeno è ormai tutt’altro che marginale e, con l’aumento del turismo, rappresenta una sfida cruciale per chi lavora nel rispetto delle regole e per la sicurezza dei visitatori.









Solo 12???? Sappiamo tutti che ci sono più b&b pezzotti che alberghi…..basta aprire fb e leggere gli annunci
Tranquilla con tre morti una ferita grave sei bravissimo tua dichiarazione