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LE OPINIONI

Palestra e contagio da coronavirus

Centri Fitness, un settore cui si rivolgono circa venti milioni di italiani, con 120mila posti di lavoro e un giro d’affari di 12 miliardi di euro l’anno

Tra i vari provvedimenti presi c’è stata anche la chiusura delle palestre, e migliaia di iscritti, trepidanti, attendono di potersi nuovamente riallenare. Per ora, si stanno mettendo in atto i protocolli di sanificazione di tutti i locali accessibili alla propria clientela in linea con quanto dettato dal ministero della Salute.

L’unico problema delle palestre è che sono luoghi chiusi e frequentati da molte persone che vi ‘stazionano’ a volte per tante ore e non per pochi minuti. Credo che si potrebbero adottare le misure già prese per i supermercati. In pratica potranno entrare, in base ai metri quadrati del centro tot numero di clienti ogni ora. Per esempio, la palestra che ha una decina di macchine aerobiche distanziati di due metri, tra tapis roulant, bike, spinning, step, vogatori, stairmaster, ellittici, ecc farà entrare ogni 60 minuti un ugual numero di utenti, sanificando l’attrezzo ogni volta.

Stesso discorso vale per le sale corsi e attrezzi. Per l’aerobica i corsi andranno modificati e adattati alle nuove esigenze di distanziamento, naturalmente con un numero di clienti in base ai metri quadrati di ogni sala. Normalmente una sala corsi va dai 100 metri ai 300 metri e si calcoleranno quante persone possono accedere compreso gli istruttori.

Chiaramente si dovranno avere chiare informazioni, come per i ristoranti, le spiagge, ecc.

Per il resto, valgono le regole di sempre e cioè indossare la mascherina, i guanti, lavarsi bene le mani, evitare di bere dalla stessa borraccia e utilizzare sempre bicchieri monouso. 

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In sala aerobica e pesi

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Quando ci si allena con lezioni di gruppo o si toccano attrezzi, pesi, tappetini che sono venuti a contatto con tante altre persone, pulire e disinfettare quello che si userà. Il virus sopravvive poco sulle superfici, quindi non ci sono rischi particolari, ma valgono le regole d’igiene che andrebbero seguite sempre, a prescindere dal coronavirus. Misurare ai clienti la temperatura all’ingresso al centro. Quindi, per prima cosa, una persona che starnutisce e ha sintomi influenzali non deve assolutamente andare al centro fitness o in palestra. Questa è una raccomandazione che faccio soprattutto ai giovani che spesso sono più ossessionati dalla forma fisica e quindi trascorrono più tempo in palestra ma poi sono anche soggetti che sopportano meglio i vari disturbi simil-influenzali e magari si allenano lo stesso. Invece, per precauzione e anche per buon senso è bene non andare in palestra, se si ha qualche sintomo. In tutti gli altri casi, chi sta bene e vuole allenarsi può farlo ricordando di usare sempre l’asciugamano personale prima di stendersi sul tappetino o su un attrezzo. Forse questi avvenimenti possono essere l’occasione per rispolverare le precauzioni igieniche da seguire sempre. Chi pratica un’attività aerobica o un allenamento ad alta intensità che prevede un aumento del battito cardiaco e una respirazione affannata, può contagiarsi attraverso il respiro o il sudore degli altri che si allenano nella stessa sala? No, il sudore non può essere fonte di contagio e neppure l’affanno o la respirazione degli altri, se non ci sono colpi di tosse o starnuti. E poi resta la regola della distanza che dovrebbe essere di almeno due metri. Quindi, l’affollamento della sala in cui ci allena, che ormai va ridotto drasticamente, sarà solo un lontano ricordo. Oltre alle solite discipline ricordiamo anche, Functional Training, Bootcamp, ABS, Full Body, TRX, ketlebell, allo Yoga e Pilates.

Potendo, allenarsi all’aria aperta

Senz’altro, l’attività sportiva all’aria aperta elimina i problemi legati al sovraffollamento e alla circolazione di virus al chiuso. Quindi, in questo periodo può essere meglio farsi una corsa in pineta muniti di un estensore con 5 elastici, TRX, kettlebell e tappetino. Dal canto loro, le strutture potrebbero attrezzarsi posizionando all’ingresso dei dispenser di Amuchina o altri disinfettanti per lavarsi le mani e preparare la cartellonistica con le disposizioni del ministero della Salute per ribadire l’importanza delle norme igieniche. I centri Fitness e le palestre, per esempio, potrebbero iniziare a vendere pacchetti online per l’allenamento, oppure attrezzature da tenere in casa e il lavoro continuerà a prediligere forme in remoto.
Che dire poi di bar e ristoranti in palestra e non, locali che vivono di socialità e di un gran numero di persone? E’ limitato il numero di clienti che vi accedono, magari mantenendo una distanza maggiore tra i tavoli e il bancone, e le file per entrare dovranno essere ordinate, e ben distanziate, proprio come accade ora per entrare al supermercato o in farmacia.

In ascensore o meglio a piedi

Lo stesso potrà valere anche per gli ascensori: saranno sanificati più frequentemente, e le persone saranno invitate a usarlo in modo da evitare contatti ravvicinati; magari si prenderà l’abitudine – ove sia possibile – di andare a piedi, per non sostare in un ambiente chiuso e ristretto insieme ad altre persone.

Devolvere alle palestre contributi anche a fondo perduto 

I titolari dei centri fitness lanciano un appello al governo: «Servono contributi, a rischio la sopravvivenza del settore». Il settore delle palestre non vede ancora la luce in fondo al tunnel. Se per alcune attività si parla di possibile graduale riapertura, i centri fitness sono rimasti in fondo alla lista: non si sa quando potranno ripartire né in quale modo. Mentre è quasi certo che le nuove norme igieniche comporteranno notevole esborso di denaro. Parte da Chieti un appello nazionale al governo a nome delle quasi 25mila aziende del fitness. Un settore cui si rivolgono circa 20 milioni di italiani, con 120mila posti di lavoro e un giro d’affari di 12 miliardi di euro l’anno. E che ora rischia il tracollo. Le proposte per la ripresa vanno dall’istituzione di un comitato tecnico congiunto con il ministero della Salute per definire insieme le regole per una riapertura veloce e in sicurezza, alla possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese per l’attività fisica, al potenziamento degli ammortizzatore sociali per dipendenti e collaboratori, ai finanziamenti (a fondo perduto, a tasso zero con ammortamento a 10 anni) e all’estensione del credito d’imposta sulle locazioni immobiliari anche alle categorie D6 e D8.

Il settore del Fitness

Come tutto il settore del fitness, la normativa sul distanziamento è quella che penalizza di più. Oltre alle maggiori spese per sanificare continuamente i locali.

Ma almeno ci sono i clienti affezionati che aspettano solo la riapertura dei centri.
La sostenibilità economica dell’attività è ancora tutta da analizzare. Cambierà certamente il modo di fare palestra, e bisogna anche studiare le strategie che vengono adottate all’estero. Non sottovalutare né l’on line né l’out door, quando ne sarà data la possibilità. Ma si ha bisogno di maggiore sostegno governativo. Per ora si parla di un finanziamento di 25mila euro che però non appare conveniente, è solo un prestito.

Molti, continuano a seguire i clienti on line. Un servizio sinora gratuito, ma che potrebbe avere anche un costo, sebbene molto basso, se la situazione dovesse perdurare in questo modo.

Molti, che hanno fatto della loro passione un lavoro, andranno incontro a serie difficoltà, perché così è proprio difficile andare avanti.

Il settore delle palestre non ha contributi adeguati, mentre le bollette continuano ad arrivare, senza contare l’affitto da pagare. Ci auguriamo che i proprietari degli immobili capiscano la situazione.

Sarà ancora lunga la lotta a questo nemico che serpeggia invisibile tra le esistenze. Che quelle esistenze ha cambiato e cambierà. Probabilmente curato anche impropriamente.

Distanziamento sociale

Nell’attuale fase è l’unico provvedimento efficace, essendo questa una patologia invisibile, che si trasmette attraverso contatti umani. Questa pandemia è la classica espressione della globalizzazione, ma non è l’unica minaccia.

Se il numero dei pazienti contagiati calerà, migliorerà l’assistenza con un minor impegno in area critica. Ci si potrà concentrare su focolai piccoli, come negli ospedali, nelle strutture residenziali per anziani dove si trovano persone fragili, oppure sui cosiddetti focolai domiciliari».

Insegnante Tecnico Nazionale C.O.N.I. – Fipcf

Tecnico Fidal – Preparatore Atletico

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