Papa Leone: “A Natale no all’attivismo frenetico che delude”
L' allestimento presepe continui a far parte del Natale

di Pasquale Baldino e i suoi Tralci
Nei saluti ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per l’udienza generale, il Papa richiama il valore culturale, artistico e di fede del presepe ed esorta a ritagliarsi spazi di tempo per prepararsi all’attesa di Gesù, “tesoro della nostra vita”.
C’è una festa da preparare: il Natale. Ma lasciarsi travolgere dalla frenesia dei preparativi rischia di svilire il 25 dicembre del suo significato più autentico, fino a deludere e offuscare l’accoglienza di Gesù, “tesoro della nostra vita”. “Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche, eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita”. Queste le parole di Papa Leone XIV all’udienza generale di oggi in Vaticano. Il Pontefice ha sottolineato come il tempo pare “disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, così ci sentiamo vuoti. Perché?” chiede Leone.
Nella sua riflessione il Papa spiega: “Noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, siamo un cuore. Il cuore è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone”. Ed “è dunque nel cuore che si conserva il vero tesoro – ha sottolineato -, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio”. Poi il Pontefice ha proseguito: “Nei numerosi impegni che di continuo affrontiamo – spiega Leone -, sempre più affiora il rischio della dispersione, talvolta della disperazione, della mancanza di significato, persino in persone apparentemente di successo. Invece, leggere la vita nel segno della Pasqua, significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore: corinquietum”.
L’inquietudine “è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima, quella del ‘ritorno a casa’. E l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio. Questo tesoro, però – avverte Papa Leone – lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi”.
“Il prossimo – ricorda il Papa – ti chiede di rallentare, di guardarlo negli occhi, a volte di cambiare programma, forse anche di cambiare direzione” spiega Leone, “ecco il segreto del movimento del cuore umano: tornare alla sorgente del suo essere, godere della gioia che non viene meno, che non delude. Nessuno può vivere senza un significato che vada oltre il contingente. Il cuore umano non può vivere senza sperare, senza sapere di essere fatto per la pienezza”. “Non lasciamoci prendere dalla frenesia dei preparativi per la festa”. Il Papa ha poi rivolto un invito ai pellegrini: “Con l’avvicinarsi del Natale, facciamo attenzione a non lasciarci prendere da un frenetico attivismo nei preparativi della festa, che finiremmo per vivere in modo superficiale e che lascerebbe spazio alla delusione”.
Il Pontefice ha poi esortato: “Prendiamoci invece il tempo di rendere il nostro cuore attento e vigile nell’attesa di Gesù, affinché la sua presenza amorevole diventi per sempre il tesoro della nostra vita e del nostro cuore”. Prima di recarsi in piazza, il Papa ha salutato malati e disabili nell’aula Paolo VI.
Il presepe, segno di fede, arte e cultura, segno tangibile del Natale è la suggestiva rappresentazione del Mistero della Natività di Cristo. Rivolgendosi ai pellegrini italiani, il Pontefice auspica che questo elemento così rilevante, dal punto di vista della fede ma anche culturale e artistico, continui a far parte della tradizione natalizia, per ricordare Gesù che, facendosi uomo, è venuto “ad abitare in mezzo a noi”.





