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«Aspettiamo il Papa con profonda emozione»

Il vescovo Carlo Villano si sofferma sull’arrivo del Santo Padre ricordando come Pozzuoli e Ischia abbiano conosciuto la fede attraverso il mare. Poi torna a parlare delle imminenti demolizioni, auspicando un compromesso tra dignità umana e legalità, e si sofferma sulle nuove ordinazioni sacerdotali

La visita di Papa Leone a Napoli rappresenterà un momento di straordinaria intensità spirituale anche per le diocesi di Pozzuoli e Ischia. Un appuntamento atteso con emozione e partecipazione, che rinnova il legame tra il Santo Padre e le comunità della Campania. Ne abbiamo parlato con il Vescovo di Ischia e Pozzuoli, Monsignor Carlo Villano, affrontando temi che spaziano dalla fede all’accoglienza, fino alle difficoltà sociali che il territorio sta vivendo.

Monsignor Villano, la visita di Papa Leone a Napoli sarà un momento di festa anche per le diocesi di Pozzuoli e Ischia. Con quali emozioni vi preparate a questo appuntamento?

«Ci prepariamo certamente con grande emozione e con profonda partecipazione spirituale. Ogni visita del Santo Padre rappresenta sempre un momento di grazia e di comunione per tutta la Chiesa, ma in questo caso sentiamo ancora di più la vicinanza del Papa verso la nostra terra e verso le nostre comunità. Il fatto che il Santo Padre abbia scelto di essere presente in Campania, visitando Pompei e successivamente Acerra, è per noi un segno importante di attenzione pastorale. È come se il Papa volesse incoraggiare le nostre Chiese locali a continuare il loro cammino con fiducia, soprattutto in un tempo storico complesso e segnato da tante difficoltà sociali e culturali. La presenza del Papa rafforza il senso di unità tra le diocesi, richiama tutti alla responsabilità della testimonianza cristiana e ci invita a vivere pienamente quella comunione ecclesiale di cui lui stesso è segno visibile e guida autorevole».

Quale messaggio le diocesi di Pozzuoli e Ischia vorrebbero idealmente rivolgere al Santo Padre?

«Pozzuoli e Ischia sono realtà differenti per storia, conformazione e caratteristiche sociali, ma condividono anche molte somiglianze profonde. Entrambe sono terre che hanno conosciuto la fede attraverso il mare, un mare che richiama inevitabilmente anche il viaggio dell’apostolo Paolo verso Roma. Credo che il messaggio più importante che possiamo consegnare al Santo Padre sia il desiderio di continuare ad annunciare il Vangelo con autenticità e coraggio, anche in un contesto che cambia rapidamente. Oggi viviamo trasformazioni culturali, economiche e sociali molto forti, e questo richiede una Chiesa capace di ascoltare, comprendere e accompagnare le persone. Le nostre comunità vogliono ribadire il loro impegno nel testimoniare il Vangelo della speranza, della prossimità e della solidarietà. È questa la missione che sentiamo più urgente: restare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani e a tutti coloro che vivono situazioni di fragilità».

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È iniziata la stagione turistica e Ischia torna a essere terra di accoglienza. Quale valore spirituale può avere oggi questo concetto?

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«L’estate è tradizionalmente il tempo del riposo, del recupero delle energie fisiche e interiori. Le persone cercano luoghi dove poter ritrovare serenità, equilibrio e pace. Credo che la nostra isola abbia davvero la possibilità di offrire non soltanto bellezza naturale, ma anche un’autentica esperienza spirituale. Ischia possiede paesaggi meravigliosi, ma custodisce anche una grande ricchezza di fede, storia e tradizioni religiose. Le nostre chiese, le opere d’arte, i luoghi di culto e la devozione popolare raccontano la fede semplice e profonda di un popolo che nei secoli ha saputo affrontare difficoltà e rinascere. Accogliere significa allora non soltanto offrire servizi o ospitalità materiale, ma trasmettere umanità, attenzione, ascolto e serenità. Chi arriva qui dovrebbe poter trovare non solo riposo per il corpo, ma anche pace per lo spirito. Questo è il significato più autentico dell’accoglienza cristiana».

Eccellenza, il tema delle demolizioni continua a creare forte sofferenza sociale sull’isola, soprattutto quando riguarda le prime case. Che riflessione sente di fare soprattutto dopo le parole pronunciate da Ersilia Di Iorio, la nonnina di Chiummano, che ha detto che preferirebbe morire piuttosto che vivere con l’incubo dell’arrivo delle ruspe?

«Sono parole molto dure quelle ascoltate di recente, parole che esprimono un dolore profondo e umano. Quando una persona vede minacciata o abbattuta la propria casa, spesso costruita con i sacrifici di un’intera vita, vive inevitabilmente una ferita molto forte. Naturalmente il rispetto della legalità è un valore fondamentale e nessuno mette in discussione l’importanza delle regole. Tuttavia credo che accanto alla legalità debba esserci anche la capacità di comprendere le situazioni concrete delle persone e le nuove forme di povertà che possono nascere. Perdere la propria abitazione significa spesso perdere sicurezza, stabilità e dignità. Per questo motivo credo sia necessario che istituzioni, politica e società civile riescano a dialogare insieme per trovare soluzioni equilibrate, capaci di coniugare il rispetto delle norme con la tutela delle persone più fragili. Dietro ogni vicenda ci sono storie umane, famiglie, anziani e sofferenze reali che non possono essere ignorate. Serve certamente responsabilità, ma serve anche umanità».

Lei ormai conosce bene Ischia e la sua gente. In cosa dovrebbero avere maggiore fiducia gli isolani?

«Più che parlare di un “termometro della fede”, parlerei della necessità di rendere concreta la testimonianza cristiana nella vita quotidiana. Oggi il Vangelo si annuncia soprattutto attraverso i comportamenti, attraverso il modo in cui viviamo i rapporti umani e il senso di responsabilità verso gli altri. Ricordo una riflessione del cardinale Martini che diceva: “Un buon cristiano deve essere anche un buon cittadino”. Credo sia un messaggio ancora molto attuale. Essere buoni cittadini significa amare il proprio territorio, rispettarlo, custodirlo e impegnarsi per il bene comune. Gli ischitani possiedono grandi qualità: generosità, capacità di sacrificio, spirito di accoglienza e forte senso della famiglia. Bisognerebbe valorizzare ancora di più queste ricchezze umane, costruendo una comunità sempre più solidale e attenta ai bisogni di tutti. Il Vangelo della carità e della prossimità resta la strada principale da seguire, soprattutto in tempi nei quali spesso prevalgono individualismo e divisioni».

A breve saranno ordinati nuovi sacerdoti per Pozzuoli e Ischia. È un segnale importante?

«Sì, è sicuramente un motivo di gioia e di speranza per tutta la comunità ecclesiale. In un tempo nel quale spesso si parla soltanto di crisi o difficoltà, vedere dei giovani che scelgono di dedicare la propria vita al Signore e al servizio degli altri rappresenta un segno molto bello. La vocazione sacerdotale nasce sempre da un incontro profondo con Dio, ma anche dal desiderio sincero di mettersi al servizio delle persone. Questi ragazzi testimoniano che è ancora possibile vivere con coerenza, generosità e spirito di dono. Le ordinazioni sacerdotali ricordano a tutti noi che la Chiesa continua a essere viva, capace di guardare avanti e di generare speranza. È un messaggio importante soprattutto per i giovani: la vita acquista senso pieno quando viene vissuta come dono per gli altri».

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