Il commento Ischia e il paradosso del turismo: prima si allontana, poi lo si va a studiare a Ibiza

di Antonio Iacono
Negli ultimi anni, Ischia ha vissuto un vero e proprio cortocircuito nel suo approccio al turismo giovanile. Nel periodo 2018-2022, sotto la giunta guidata dal sindaco Enzo Ferrandino e con la supervisione dell’allora vicesindaco e assessore al Turismo Luigi Di Vaia, il Comune ha istituito le cosiddette “zone del silenzio”. Queste ordinanze, volte a regolamentare musica e movida, hanno di fatto spazzato via decenni di vita notturna e di locali simbolo dell’Ischia di tendenza, trasformando l’isola da meta glamour e vivace in una località dai ritmi più spenti e secondari.
Discoteche chiuse, locali alla moda soppressi, piazze liberate da ogni forma di aggregazione: il messaggio era chiaro, e purtroppo efficace. L’Ischia che attira giovani da tutta Italia e dall’estero sembrava un ricordo lontano. E oggi, guarda caso, lo stesso Comune, con a capo lo stesso protagonista di quegli anni, va a Ibiza a “imparare” come attrarre turismo giovanile e rigenerare eventi di qualità.
Il post di Luigi Di Vaia sul proprio profilo Facebook è emblematico: un vero e proprio laboratorio di buone intenzioni, in cui il turismo sostenibile e giovanile viene declamato come priorità strategica, in un confronto internazionale con modelli globali. Tutto molto nobile, se non fosse che proprio le azioni passate hanno fatto scappare proprio quei giovani e quei flussi turistici che oggi si vanno a studiare come esempio.
Il paradosso è evidente: prima si “pulisce la piazza”, si allontana la movida, si chiudono locali storici, e poi si parte per una trasferta internazionale per capire come attrarre lo stesso target che si era deciso di respingere. È un po’ come buttare via il congelatore e andare in tour per studiare come far gelare il ghiaccio.
Il punto non è solo ironico: è anche politico e gestionale. La sostenibilità e la qualità del turismo non si costruiscono con ordinanze punitive, ma con una visione coerente che sappia equilibrare sicurezza, vivacità e sviluppo economico. L’incontro con Ibiza può offrire spunti interessanti, ma sarà inutile se la memoria delle scelte passate resterà cortissima e se ad ascoltare ci saranno alcuni politici.
Ischia ha una storia immensa, e i turisti continuano a cercarla. La sfida reale non è imparare dagli altri come attrarre giovani, ma capire che il territorio stesso deve essere valorizzato e che il turismo si coltiva, non si reprime e come allontanare definitivamente i muschilli e non la buona gioventù. Perché prima di parlare di strategie globali e di “laboratori di idee”, bisogna ricordarsi di ciò che si è appena distrutto sotto casa propria.




