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Parcheggio della Siena, nominato il consulente del Tribunale

ISCHIA. Ieri mattina presso la rinnovata sede del Tribunale di Ischia si è celebrata una nuova udienza del processo che vede opposti gli abitanti di Palazzo Scalfati di via Seminario a Ischia Ponte alla società Turistica Villa Miramare e alle ditte incaricate dei lavori nell’area del parcheggio all’ingresso del borgo, detto “la Siena”. Numerosi gli avvocati presenti in rappresentanza delle varie parti in causa. La controversia trae origine da fatti risalenti a oltre un anno fa, quando durante il giugno 2017 nello storico palazzo ischitano furono riscontrate alcune microlesioni nella parte nord-occidentale del fabbricato. Gli abitanti paventarono l’ipotesi che potesse essere un problema legato allo svuotamento della falda freatica sottostante che, com’è noto, era in corso proprio in quei primi mesi del 2017. Fu inviata anche una nota alla Protezione civile regionale per chiedere chiarimenti in merito a questo emungimento relativamente al disseccamento delle falde della zona, ma anche di rassicurazioni sulla circostanza che l’attività umana non potesse produrre dei problemi alla vulnerabilità degli edifici pubblici e privati circostanti. Agli inizi di agosto, qualche settimana prima del drammatico terremoto che colpì l’isola, la società proprietaria del cantiere fu notiziata delle preoccupazioni nutrite dagli abitanti di Palazzo Scalfati. Fu interpellato il professor Fabrizio Leccisi, docente della facoltà di Ingegneria presso l’Università di Napoli Federico II. L’esperto, dopo una serie di sopralluoghi e ispezioni, ipotizzò un nesso di causalità tra la microlesione riportata dall’edificio e alcuni minimi quadri fessurativi, e lo svuotamento della falda, che nel caso ischitano è risultata di tipo termale, dunque “imprigionata” in un ambiente impermeabile. L’emungimento della falda termale, in termini generali, crea un vuoto depressionale mutando le originarie condizioni di staticità. Uno dei punti focali della controversia sta appunto nell’accertare se a Ischia Ponte sia avvenuto qualcosa di genere oppure se non vi è alcun pericolo. Fatto sta che nel dicembre scorso il palazzo, di fronte all’aumento dei quadri fessurativi, fu oggetto di un’ordinanza di sicurezza abitativa, con conseguente intervento di manutenzione.

Nel febbraio di quest’anno, i condomini a seguito di un supplemento di accertamento peritale, rappresentati dagli avvocati Luigi Della Monica e Bruno Cimadomo, hanno proposto azione di danno temuto nei confronti della società titolare del cantiere. Essenzialmente, gli abitanti chiedono l’accertamento della paventata ipotesi di correlazione tra le microlesioni dell’edificio e le operazioni di svuotamento della falda, quindi del rimborso degli importi sostenuti e le rassicurazioni tecnico-certificative e collaudative in grado di garantire che, una volta terminati i lavori, l’emungimento compiuto non creerà più problemi, scongiurando il pericolo evidenziato dalla perizia del professor Leccisi; il tutto, senza alcuna richiesta di inibitoria né di ripristino dello stato dei luoghi. Argomentazioni che ieri sono state esposte dinanzi il giudice Polcari dagli avvocati Della Monica e Cimadomo. La società Turistica Villa Miramare è rappresentata e difesa dagli avvocati Biagio Di Meglio e Marco Santaroni; in giudizio sono state chiamate anche le due ditte assegnatarie dei lavori, la Mec srl e la Marchese Group. Secondo le controparti, non c’è alcun legame tra i lavori che interessano la falda e i problemi riscontrati dagli abitanti del palazzo. Anzi, tali problemi sarebbero “endogeni”, cioè riconducibili alla storia del fabbricato, e dunque alla sua “vetustà” o a presunti abusi commessi dai condomini. Una tesi, quest’ultima, che ieri in udienza è stata decisamente respinta dall’avvocato Della Monica. Un’udienza insolitamente lunga, durata circa cinquanta minuti, prevedibilmente molto “tecnica”: le ditte hanno sostanzialmente sostenuto che, all’epoca dei fatti contestati dagli abitanti, non era stato eseguito alcun lavoro. Da parte sua la società committente ha, come detto, negato ogni relazione tra le lesioni e i lavori, sostenendo l’inammissibilità dell’azione intentata dai condomini in quanto essa non sarebbe una denuncia di danno temuto, bensì una denuncia di nuova opera.

Come i lettori ricorderanno, la vicenda giudiziaria si innesta su quella relativa alla costruzione del centro polifunzionale, comprendente un auditorium e un parcheggio multipiano. La concessione risale al 2010, i lavori iniziarono nel 2013 e all’epoca si contava di poter terminare entro pochi mesi la realizzazione del centro, ma diversi contrattempi e ritardi hanno sin qui ostacolato il completamento dell’opera, al cui posto giace una voragine quasi sempre allagata.  Dopo il confronto tra le tesi delle parti in causa, il giudice Polcari ha nominato l’ingegner Rocco Di Iorio come Consulente del Tribunale. Il 20 settembre sarà effettuato il primo accesso per i rilievi iniziali. Il giudice ha poi aggiornato il processo all’udienza del 24 aprile.

Francesco Ferrandino

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