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Parla il Santaroni: il parcheggio della Siena non è impresa facile, l’acqua di mare l’abbiamo immessa noi

Ecco il corollario delle “carezze” ancora in corso, praticate al  tanto chiacchierato  parcheggio di Santaroni:  “Fabbrica di San Pietro”, “Torre di Babele”, “Mare inquinato”,”Orrore paesaggistico”,”abuso ambientale”, “Lago dei cigni”, ”attentato all’economia del Borgo”  e via di questo passo. Queste per tanto,  sono le “sentenze” più…compiacenti, ancora ricorrenti in queste ore che si vanno pronunciando  per “fotografare”  nella sua evidente e prolungata  incompiutezza  il cantiere aperto  del costruendo nuovo parcheggio della Siena alle porte di Ischia Ponte. La prossima, sarà la terza estate e speriamo l’ultima, che il Centro Storico patisce l’assenza del grande parcheggio della Siena con conseguenze che si stanno rivelando disastrose. La gente vuol sapere, vuol capire, insomma, vuole conoscere le vere ragioni di tutto questo tempo fin’ ora  impiegato per i lavori,  per vedere un’opera finita che purtroppo non arriva. A Ischia Ponte chiudono venti negozi ( uno ha riaperto grazie al coraggio del nuovo inquilino) per mancanza di profitti a causa di un tipo di commercio non selezionato dove a contribuire al disagio imprenditoriale degli affittuari dei locali  poco portati alla vendita della loro mercanzia, ci si mettono anche i proprietari degli immobili che pretendono affitti non sopportabili, con o senza il parcheggio in essere. Ma vediamo cosa dice l’avvocato Mario Santaroni titolare del parcheggio   della Siena nella sua chiarificazione fornita sullo scottante argomento. “Innanzitutto, esordisce Santaroni, va ricordato che stiamo parlando di un’impresa estremamente difficile. Detto questo, devo anche precisare che mentre tanti si lamentano e vanno a cercare altrove, le cause dei propri mali, qua, chi paga per gli imprevisti, le difficoltà, i tempi che si prolungano, il lavoro che si aggiunge a quello programmato, sono solo io.”  “Qui il primo danneggiato sono io, continua l’avvocato, Qui ognuno osserva, commenta, sentenzia ma sono io che sto realizzando un’opera che ad Ischia non è stata mai realizzata e che ha i suoi rischi, i suoi tempi e soprattutto, i suoi imprevisti che, ovviamente hanno dei costi”  “L’acqua che si vede, prosegue nella sua chiara esposizione Mario Santaroni,  è acqua di mare che abbiamo immesso per sanare una situazione venutasi a creare d’improvviso. In pratica, durante l’esecuzione dei lavori abbiamo riscontrato un buco sul tappo di fondo che ha provocato il distacco di due colonne di cemento. Si può notare che le macchine sono state spostate sulla parte superiore. Ora bisogna passare alla riparazione, ma nel contempo, un altro imprevisto riguarda la macchina usata per le perforazioni che ha subito la rottura di un pezzo…”“Stiamo facendo iniezioni di cemento , afferma ancora Santaroni. Sono nove iniezioni  che vanno realizzate attorno alle colonne, poi si provvederà a togliere l’acqua che, lo ripeto, noi abbiamo fatto affluire, infatti attualmente siamo al livello del mare., poi si provvederà a completare il pavimento. Un’operazione non diversa da quella realizzata per tirare su l’auditorium che però scende su due piani e non su tre come il parcheggio”.“Dovremmo farcela al più presto. È questione di giorni, conclude l’avv. Santaroni Vorrei ricordare che questo non è il parcheggio del Jolly dove non c’è acqua, qui la situazione è molto più complessa. Si tenga conto che, sistemate queste ultime situazioni impreviste, tolta l’acqua che ognuno avrà visto, il proseguimento non dovrebbe essere difficile perché il parcheggio è un prefabbricato che va solo calato nello spazio definito. Tutto qui”. Ed ha ragione Santaroni: tutto qui.

antoniokubrano1941@gmail.com

 

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