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Parte da Forio la campagna di informazione e prevenzione contro gli incendi boschivi

Gianluca Castagna |  Forio – Le cronache delle scorse settimane ci hanno riferito di terribili e devastanti incendi che hanno colpito la Grecia, provocando morte e distruzione. Scenari che il nostro Paese conosce bene, soprattutto durante i mesi estivi. Il 2017 è stato infatti un anno durissimo per l’Italia, la Campania e l’isola d’Ischia. Tra luglio e agosto incendi e roghi dappertutto: dai Frassitelli a Montecorvo, dalla collina di Monte Vico a Monte Cotto, proprio sopra la spiaggia dei Maronti. Un assedio di fuoco con un doppio danno e un doppio spreco: interi pezzi di vegetazione, innanzitutto alberi, che si perdono, ed enormi rischi per le vite umane.
Da un lato, i piromani di professione, autentici delinquenti che andrebbero individuati e colpiti; dall’altro, però, ci siamo noi cittadini che non sempre assumiamo comportamenti e stili di vita rispettosi del verde e dell’ambiente.

L’Italia ha un patrimonio boschivo unico che copre attualmente circa il 36% della superficie territoriale nazionale. La Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso addirittura il 12% del patrimonio forestale del Paese. Con inestimabili danni agli ecosistemi colpiti ed effetti sulla già precaria tenuta idrogeologica del territorio e sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Occorre perciò diffondere una nuova mentalità di tutela dell’ambiente attraverso efficaci campagne di sensibilizzazione. Non solo dunque una gestione delle risorse più logica e funzionale; non solo leggi e pene severe per coloro che vengono sorpresi ad appiccare un incendio, ma anche una capillare campagna di informazione e prevenzione.
E’ questo il senso di tre appuntamenti che vedono unite cinque associazioni del territorio (Legambiente, Cai, Nemo, Gli alberi e noi, Protezione Civile Forio CB) per un’iniziativa, chiamata “Non scaldiamoci troppo”, in difesa di un patrimonio che ogni anno viene puntualmente attaccato dalle fiamme. E’ partita da Forio una campagna, interamente finanziata dalle suddette associazioni, rivolta alla cittadinanza, ai turisti, alle amministrazioni e a tutta la società civile per scongiurare l’ennesima apocalisse di fuoco ai danni di un patrimonio boschivo che rappresenta da sempre una delle risorse naturali più preziose dell’isola d’Ischia. Un invito alla prudenza e all’attenzione, richiamando tutti a tenere comportamenti corretti. In piazza San Gaetano a Forio, un gazebo bianco, tanti volantini con informazioni utilissime, e l’entusiasmo dei volontari che non si arrendono a un’estate in fiamme.

«L’anno scorso, il 2017, è stato semplicemente devastante» ricorda Francesco Mattera della Sottosezione Cai Ischia. «A livello italiano, campano, ma anche ischitano, perché il patrimonio boschivo isolano ha subito dei gravissimi danni. Con questa consapevolezza, abbiamo deciso di fare sinergia con altre realtà associative che prevedono, nella loro mission, la cura e il presidio del territorio. Partiamo con una campagna di informazione e prevenzione attraverso tre appuntamenti in piazza. Comunicazione attraverso un contatto diretto con le persone, ma anche attraverso i social, strumento assai diffuso soprattutto tra le nuove generazioni, con una pagina o un portale che speriamo possa raccogliere ogni eventuale avvistamento».
«Nei prossimi incontri inviteremo le amministrazioni di tutti i Comuni dell’isola per un confronto che porti a una sinergia propositiva di supporto per la tutela del territorio. Quest’anno il tempo è stato più clemente: fa caldo, ma nei mesi passati ha piovuto. Tuttavia non dobbiamo abbassare la guardia: dal 15 giugno al 15 settembre è il periodo rosso degli incendi boschivi».

Le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, la vegetazione, e di comburente, l’aria, non basta da sola a provocare il fuoco. Quello che manca, in un bosco, è il calore necessario per una reazione chimica a catena. I roghi, quando non dipendono dal dolo (la maggior parte dei casi), possono essere innescati da irresponsabilità o distrazione. E dunque cosa fare in materia di prevenzione? Sono tante le piccole azioni o i comportamenti che, come cittadini, possiamo adottare per non provocare un incendio: non abbandonare i rifiuti nel bosco o nelle discariche abusive, non bruciare mai residui vegetali (foglie, frasche, rami, cespugli, stoppie, felci, ecc.) all’interno delle aree boschive; non usare apparecchi che producono fiamme o scintille nelle zone a rischio di incendi; non gettare mozziconi di sigaretta o fiammiferi appena accesi direttamente a terra; parcheggiare le auto nelle apposite aree di sosta temporanea, evitando di entrare nelle aree naturali, dove le parti calde a contatto con erbe secche possono provocare inneschi di fiamme.
Anche la manutenzione dei terreni e dei sentieri è importante. «E’ così», conferma Francesco Mattera. «I terreni agricoli coltivati e mantenuti in ordine, penso ai vigneti, fungono da barriera. L’anno scorso, ad esempio, i vigneti D’Ambra hanno arginato gli incendi ai Frassitelli. Un sentiero pulito funziona da tagliafuoco. Ecco perché la manutenzione della sentieristica è un tema importante di cui le amministrazioni comunali dovrebbero farsi carico. Non solo perché volano turistico, ma anche per la loro funzione di salvaguardia degli ecosistemi boschivi. Altra forma di presidio del territorio».
«Nei mesi estivi facciamo turni giornalieri di quasi 12 ore» ci spiega Giuseppe Cigliano dell’Associazione Protezione Civile Forio CB. «In gruppi di 3 o 4 volontari, ci alterniamo per presidiare e controllare l’intero territorio del Comune di Forio e anche oltre : da Zaro a Santa Maria al Monte, da Montecorvo alla Scannella. Tutte aree a rischio in questi periodo. Talvolta ci avvaliamo dell’aiuto di un drone che dall’alto riesce a tenere sotto controllo la situazione in un’area molto ampia. Le criticità più diffuse? malgrado un decreto del Comune di Forio che vieti l’accensione di fuochi durante tutto l’anno, registriamo numerosi episodi autonomi. Magari in buona fede, in terreni perfettamente coltivati e puliti, ma che in particolari condizioni possono dare origine e propagazione agli incendi.»

Quando si nota un incendio, soprattutto se in fase iniziale, è indispensabile chiamare immediatamente i Vigili del Fuoco. «Il 115 o la Sala operativa regionale 800232525», precisa Giovannangelo De Angelis, nuovo reggente della sottosezione CAI Ischia. «E farlo il prima possibile. Più il tempo passa, più il rischio e il danno crescono in maniera esponenziale». E se ci si trova in mezzo o nelle vicinanze? «Cercare una via di fuga sicura, ad esempio per strada, e non fermarsi in luoghi verso i quali soffia il vento. Si potrebbe rimanere imprigionati tra le fiamme e non trovare più una via d’uscita. L’incendio non è uno spettacolo, meglio allontanarsi anziché intralciare i soccorsi e le comunicazioni necessarie per gestire l’emergenza.»
Per Giuseppe Panzardi, volontario Protezione Civile Forio CB, sarebbe ora di effettuare un censimento di tutti i terreni agricoli, in particolare quelli incolti o abbandonati «in modo che si possa avere una visione organica, unitaria, di tutte le aree a rischio. Spesso nemmeno si conoscono i proprietari, quindi è difficile riuscire a fare prevenzione. Le Amministrazioni pubbliche dovrebbero essere le prime a promuovere un censimento.»
D’altro canto, nonostante da anni sia un obbligo di legge, anche un catasto incendi continua a essere trascurato da tantissimi Comuni. Parliamo di un registro nel quale ogni ente locale è tenuto a segnare le particelle di terreno – siano boschi o semplici aree incolte in città – in cui si sono verificati roghi. Il tutto con l’obiettivo di fotografare le zone che dovranno essere sottoposte ai vincoli previsti dalla normativa. Che in tal senso parla chiaro: dove ci sono state le fiamme, per 15 anni non si potrà effettuare alcun cambio di destinazione d’uso; per dieci non si potranno portare a pascolo gli animali, praticare la caccia o costruire immobili (a meno che non si fosse già in possesso delle autorizzazioni); mentre per un lustro non si potrà fare opere di rimboschimento con soldi pubblici.

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La piaga dei piromani, infine. «L’anno scorso – racconta Mattera – mi sono recato personalmente insieme ad altri rappresentanti di associazioni del territorio, da Legambiente al Presidio isolano di Slowfood, alla stazione dei Carabinieri di Ischia per capire meglio questa difficoltà a risalire a responsabilità individuali semplicemente criminose. Purtroppo c’è da dire che non è semplicissimo provare una responsabilità diretta, a meno che non venga colto in fragranza di reato».
Rapporti delle Forze dell’Ordine, dubbi, sospetti, segnalazioni, forse anche qualche testimonianza su persone che si allontanano precipitosamente dal luogo dei primi focolai. Tutto inutile. L’ unica possibilità di arginare e fermare il fuoco, in questi casi, è una segnalazione immediata delle prime fiamme. E arrivare sul posto nel giro di poco tempo. Il rimedio, ancora una volta, passa sempre per una sola parola: prevenzione.

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