Pascale: «Al voto nel 2026? Non cambia nulla»
Il sindaco di Lacco Ameno commenta con “glaciale indifferenza” la notizia del voto amministrativo che non vedrà i suoi concittadini alle urne nel prossimo anno solare. Poi la prende con filosofia e ricorda il lavoro svolto dalla sua amministrazione

Adesso c’è anche il conforto dell’ufficialità, anche se in pratica già lo si sapeva. Le elezioni slittano, per le amministrative a Lacco Ameno se ne riparlerà nel 2026. Che cosa cambia per lei e la sua amministrazione?
«E’ improprio di parlare di slittamento dell’appuntamento con le urne. Lo è perché noi siamo stati eletti a ottobre 2020, quindi era verosimile che magari si poteva andare a votare nello stesso mese del prossimo anno solare. Si va oltre perché questo prevedono le attuali normative. Per quanto ci riguarda, non cambia assolutamente nulla. Personalmente l’appuntamento con il voto mi ha sempre visto sereno, non mi spaventa in nessun caso. L’unica cosa che muta è che avremo alcuni mesi in più per completare determinati interventi che sono tuttora in initere, per non sospendere le attività e di non accompagnare il paese nel clima elettorale che generalmente è molto partecipato con alcune questioni ancora in ballo. Ecco, questo è sicuramente un dato positivo. E poi…».
E poi?
«In fondo per la comunità avere più o meno tempo in prossimità delle urne può essere relativo, per quanto ci riguarda invece – ribadisco – si potranno portare a compimento una serie di iniziative già messe in cantiere, non vanificare il lavoro fatto, proseguire e magari concludere il programma elettorale sul quale tutti ci siamo impegnati e che stiamo realizzando».
Insomma, di negativo in questa “appendice” lei non trova proprio nulla?
«No, quando a un ente si dà la possibilità di operare più a lungo io francamente riesco a vedere solo benefici, nulla di negativo. Poi come ben sai io non soffro, non ho crisi d’ansia. Sono pronto ad andare al voto oggi, lo sarei domani, lo sarò l’anno prossimo. Non cambia nulla, personalmente sono più appassionato a tematiche quali la ricostruzione delle scuole, la creazione di una mobilità sostenibile, il rilancio di Villa Arbusto e più in genere la promozione dei beni culturali. E sono stato parecchio impegnato anche a risolvere annose questioni a favore della nostra cittadinanza: ad esempio, è dignitoso e giusto che l’approdo turistico torna in mano pubblica? Bene, noi abbiamo lavorato per porre fine ad una situazione non iù tollerabile. Non credo che esista oggi un lacchese che stia gioendo o sia triste perché si vota sei mesi dopo, a me la gente in tutta sincerità chiede ben altro. In ogni caso, quando la notizia del voto amministrativo nel 2026 è diventata ufficiale, devo confessare che la notizia mi ha fatto registrare un mare di affetto. Mi hanno contattato e continuano a farlo persone che mi incitano a non mollare, ad andare avanti, a rimanere sempre sul pezzo. C’è aria di rinnovato entusiasmo, ma devo dire che ho sempre sentito attorno a me il consenso e il calore della gente».
A questo punto la domanda me la deve consentire: 6 mesi in più le serviranno per preparare degnamente il Pascale ter?
«No vabbè, adesso non è il caso di parlare di questo, vedremo. La norma è cambiata, non c’è più vincolo di mandato e questo significa che tecnicamente io sono ricandidabile. Ma, come ho sempre sostenuto (e certamente non cambio idea adesso) la candidatura a sindaco è un sentimento che nasce dalla base, da un comune sentire di amici e concittadini che da te si sentono rappresentati, che vogliono che tu possa continuare un discorso ed un percorso politico. Il nostro è un movimento civico, politico giovanile, popolare. Quindi non è certo importante la figura del sindaco, quel che più conta è immaginare gli obiettivi da perseguire: penso su tutto a un paese che sia socialmente più equo. Per il resto, sarò monotono ma mi ripeto: tante cose abbiamo fatto, tante sono in cantiere, tante ne faremo ancora. E poi come dico sempre io, perché andare di fretta per votare? In fondo quando si avvicina quel momento significa che si è diventati 5 anni più vecchi, quindi è molto meglio pensare a vivere oggi, quando arriverà il momento delle urne ci faremo trovare pronti».






