POLITICAPRIMO PIANO

PASCALE CONTRO DE SIANO & CO. «Hanno ucciso Lacco Ameno»

Ieri mattina lo scioglimento del consiglio comunale di Lacco Ameno dopo le firme di nove consiglieri protocollate in municipio: l’ormai ex sindaco parla di presente, passato e (anche) futuro in questa lunga intervista a Il Golfo

Voglio partire da una domanda multipla. Capire in primo luogo (ma credo di no) se si possa parlare di fulmine a ciel sereno oppure se te lo aspettavi. Ma, soprattutto, che spiegazione dai a quanto successo.

«No, non me lo aspettavo anche perché negli ultimi tempi le cose andavano decisamente meglio. Ci sono state, è vero, alcune discussioni nell’ambito della maggioranza ma il modus operandi che prevedeva il fatto che ci incontrassimo in gruppo una volta a settimana aveva dato i suoi frutti. Insomma, l’amministrazione è andata avanti serena perseguendo gli obiettivi che si era prefissata. Di rimando non è una sorpresa perché il grande manovratore di questa operazione, e mi riferisco al senatore Domenico De Siano, è recidivo. Insomma, sarà una sorpresa per voi ma non certo per me».

In che senso?

«Se incontrassi De Siano gli offrirei un caffè per la lucida follia che ha messo in pratica. Commissariare il Comune significa essere folle, fregarsene dei bisogni della gente. E’ ancora più triste il fatto che si siano macchiati di questa onta consiglieri che con me hanno lavorato seriamente per ricostruire il Comune al netto del terremoto e ci sono riusciti»

«Chi conosce bene uomini e fatti di questo paese certo non può dirsi sorpreso di quanto accaduto. De Siano si è comportato così con il compianto Vincenzo Mennella prima di dichiararsi pentito in pubblico, poi ha replicato con Tuta Irace (che pure a mio avviso era stata un ottimo sindaco), ancora lo ha rifatto con Carmine Monti nel 2012 per poi ritenersi pentito del famigerato “caularone” ed ecco che oggi lo fa con me. Con questi precedenti, come si fa a parlare di sorpresa? L’unica cosa che meraviglia, e l’ho condivisa davanti a te pochi istanti fa, è quella che arriva da Napoli e nello specifico da alcuni esponenti del partito. Va ricordata una cosa: io sono un sindaco di Forza Italia che va a casa per mano del coordinatore regionale del partito. Certo siamo davanti a un’anomalia, credo che resterà un primato difficilmente eguagliabile. Una cosa del genere mi pare non si sia mai verificata in nessun angolo d’Italia, ad ogni modo sono in contatto telefonico con l’ex sindaco di Gragnano che sta indagando perché davvero pare che lungo lo Stivale non esista un precedente di questo tipo».

Se scendendo dal municipio dovessi trovarti faccia a faccia con De Siano, cosa gli diresti?

«Niente, gli offrirei un caffè per la lucida follia che ha messo in pratica. Commissariare oggi il Comune di Lacco Ameno significa essere folle, fregarsene realmente dei bisogni della gente. E’ ancora più triste il fatto che si siano macchiati di questa onta consiglieri che con me hanno lavorato seriamente per ricostruire il Comune al netto del terremoto e ci sono riusciti. Il consenso che io riscuoto oggi lo devo a una squadra che mi ha sostenuto con lealtà per quattro anni e quattro mesi e all’organizzazione di uffici che ho messo su, tutti composti da persone e professionisti esemplari che hanno ottenuto finanche i complimenti dalla presidenza del Consiglio dei Ministri. Quello che registro in queste ore è che allo stato dell’arte certi soggetti hanno il disprezzo totale dell’isola d’Ischia».

«Al senatore mi uniscono trent’anni di comune militanza politica, ognuno conosce a menadito l’altro. Il problema non è questo, è che non trovo una motivazione valida alla sfiducia e allora forse dice bene un vecchio maestro: “La gelosia porta anche all’omicidio”. Il fatto è che stavolta non hanno ammazzato noi ma una comunità intera» 

In tanti si chiedono il perché di una strategia del genere. Pur volendo candidarsi a sindaco, De Siano avrebbe potuto attendere la fine della consiliatura e poi passare eventualmente a una “resa dei conti” interna e a una conseguente e possibile spaccatura. Una virata del genere, invece, porta inevitabilmente a pensare che dietro possa nascondersi qualcosa di molto più “complesso”.

«Ripeto, visto chi mette in atto certe cose e come le fa, non c’è assolutamente da stupirsi. Lui è abituato (De Siano, ndr), quindi è come se non succedesse niente. Sono i cittadini che pagheranno: domenica sera farò una manifestazione pubblica in piazza nella quale racconterò tante cose. Ma non sono io a dover spiegare nulla, sono i diretti interessati che dovrebbero farlo. Spiegassero ad esempio ai terremotati se questo arrivo del commissario è un bene o un male, spiegassero ai giovani che vanno al voto per la prima volta, spiegassero ai commercianti con i quali ho messo in cantiere quattro progetti per il Natale. Insomma, sono loro a dover dare risposte per quello che hanno fatto: dovevamo definire ad esempio una convenzione con la Curia per gli scavi di Santa Restituta, dubito che una cosa del genere possa farla il commissario. Insomma, andremo in una fase di ordinaria amministrazione nella quale il delegato prefettizio rinvierà tutto alle calende greche: e chi ne soffrirà sarà chi ne ha maggiormente bisogno. Guardate, si dice sempre “meglio il peggior sindaco del commissario” ma l’affermazione mai è così calzante come nel caso di specie. Siamo davanti a una manovra che resta inspiegabile a prescindere dal punto di vista dal quale la si voglia guardare, solo i cinque consiglieri di maggioranza possono dire qualcosa. Dal punto di vista personale non c’è niente, dal punto di vista amministrativo nemmeno. E poi…».

E poi?

«Io non ho mai affrontato con De Siano nessun discorso di questo tipo. A lui mi uniscono trent’anni di comune militanza politica, ognuno conosce a menadito l’altro. Il problema non è questo, è che non trovo una motivazione valida e allora forse dice bene un vecchio maestro: “La gelosia porta anche all’omicidio”. Il fatto è che stavolta non hanno ammazzato noi ma una comunità intera».

La minoranza ha fatto il suo gioco, ma cosa avrà spinto i consiglieri di maggioranza?

«Una sfiducia, per chi abbia proprio un minimo di statura politica, approda in consiglio comunale: viene spiegata davanti alla cittadinanza e poi la si mette ai voti. Ma mi rendo conto che sarebbe chiedere troppo a personaggi di questo genere, a loro manca questa caratura» 

«Michele De Siano non fa testo, è il fratello del senatore che è quello che fa politica in famiglia. Gli altri? E’ come se si chiedesse di ricavare il sangue dalle rape, ma tutti sanno che nelle rape c’è l’acqua. Loro hanno semplicemente risposto all’ordine di presentarsi dal notaio, senza battere ciglio. Tra l’altro preferendo una soluzione degna di una setta carbonara, perché se ci fosse stato un minimo di statura politica una cosa del genere l’avrebbero fatta in una cornice istituzionale come quella del consiglio comunale».

In effetti il documento presentato al protocollo appare asettico, privo di ogni minimo spunto legato alle possibili motivazioni.

«C’è un problema di fondo, quello che tu ancora ti stai sforzando di trovare delle motivazioni di natura politica. Il problema è che non ce ne sono, è chiaro che il documento non dica nulla, proprio non potrebbe essere altrimenti. Una sfiducia, per chi abbia proprio un minimo di statura politica, approda in consiglio comunale: viene spiegata davanti alla cittadinanza e poi la si mette ai voti. Ma mi rendo conto che sarebbe chiedere troppo a personaggi di questo genere, a loro manca questa caratura. Loro, dopo aver commissariato il Comune, secondo me saranno pure sereni e se ne fregano del disprezzo che stanno raccogliendo in queste ore».

Ma la comunità lacchese a tuo avviso come ha reagito?

«Secondo me non tutti hanno ben compreso ancora quello che è successo, perché ai meno attenti – finché non si insedia ufficialmente il commissario – potrà magari sembrare di trovarsi dinanzi a una situazione risolvibile. Io sono sicuro che il popolo è con me, che ha apprezzato i miei sforzi, il mio impegno, la mia visione e i progetti per il futuro. E alla luce di questa convinzione valuterò insieme ai miei amici e a chi ci vorrà stare di ripresentarci per continuare questa esperienza. Oggi, intanto, ci sono una serie di situazioni preoccupanti, farò capire chiaramente gli effetti nefasti di questa scelta che complicano maledettamente una serie di cose».

«Io contro Domenico alle prossime amministrative? Ove mai dovesse concretizzarsi un’opzione del genere, ci troveremmo dinanzi a motivazioni diverse: io mi presenterei all’elettorato con i risultati raggiunti e lo farei con una buona dose di orgoglio, lui porterà forse… il nuovo, il cambiamento, che poi tale non è dal momento che lo abbiamo più volte visto all’opera»

Per il commissario prefettizio potrebbe essere complesso anche gestire le problematiche annesse e connesse al terremoto.

«Assolutamente. Noi, ad esempio, dopo la formazione del nuovo governo dovevamo riprendere l’interlocuzione politica per cercare di modificare quella norma ed equiparare i cosiddetti sanati ai legittimi. In più ci siamo resi conto tutti che al di là dell’ordinanza danni pesanti non era possibile ipotizzare una ricostruzione senza un piano urbanistico al quale non a caso si stava lavorando. Non penso che un commissario prefettizio sbarchi a Lacco Ameno per fare scelte così difficili ma immagino si limiterà a svolgere l’ordinaria amministrazione. Ma di questo ne parlerò domenica in piazza ai miei concittadini. Alla gente spiegherò nel dettaglio che ci sono una serie di questioni che rischiano di fermarsi se non addirittura di saltare e questo è un prezzo salatissimo che questi scellerati faranno pagare al Comune di Lacco Ameno».

Non sembri particolarmente arrabbiato…

«Infatti non lo sono, anzi sono sereno. Sono amareggiato per i modi e i termini con cui si è sviluppata questa cosa: sono loro ad aver tradito il mandato del popolo, con una dignità che – mi sia consentito – lascia a desiderare. Non dovevano mandare a casa me, dovevano essere loro a lasciare la casa del popolo, perché quando si è investiti di una carica si ha il dovere di ricoprire quell’incarico e poi a fine mandato scegliere o meno se darvi continuità. Questa è una interruzione traumatica che non trova nessuna spiegazione. La gente è attonita, ma poi col tempo che è lungo (sette otto mesi sembrano pochi ma in realtà sono tanti) si renderà conto sulla propria pelle di cosa sarà successo in assenza di una guida amministrativa. Penso in particolare al caso più spinoso…».

Quale?

«Quello relativo alle istanze di sanatoria per coloro i quali non hanno la scheda Aedes ma che noi ci accingevamo a esaminare con la perizia di parte. Pochi giorni fa la commissione paesaggio è entrata nell’intenzione di un non farlo a meno che non ci sia una chiara linea di indirizzo che la giunta detti all’ufficio tecnico comunale per procedere. Ebbene, io ero pronto per andare in giunta e adesso non posso più farlo. Auspico che il commissario si muova in tal senso ma ne dubito ed allora molte persone pagheranno un prezzo salatissimo. Credimi, in tanti ricorderanno questo scioglimento per il danno che ne ricaveranno, che si ripercuoterà anche sulle generazioni a venire. Vorrei tanto essere smentito, ma temo proprio che finirà così. L’unica certezza è che sapranno con chi prendersela, ma dubito che questa sarà una consolazione».

Sette-otto mesi, lo hai appena detto, sono un tempo abbastanza lungo. Ma alle prossime amministrative potrebbe profilarsi uno scontro De Siano-Pascale. E’ chiaro che sarà una sfida nella quale saresti eventualmente chiamato a rompere uno strapotere che dura da oltre un quarto di secolo. Non proprio una passeggiata di salute, non credi?

«Non sfuggo alla domanda ma non posso esimermi da una premessa. Io sono un uomo di partito, leale al partito, allo schieramento ed al suo leader di riferimento che per tanti anni è stato ed ancora stamattina è Domenico De Siano. Chiaramente prendo atto che molto probabilmente il partito non ha più bisogno di me perché io vengo fatto fuori dal coordinatore di Forza Italia. Di fatto sono stato anche escluso dal partito azzurro, questo è chiaro. Tornando alla tua domanda, io non personalizzerei lo scontro tra Pascale e De Siano che magari affascina pure qualcuno. Ove mai dovesse concretizzarsi un’opzione del genere, ci troveremmo dinanzi a motivazioni completamente diverse: io mi presenterei all’elettorato con i risultati raggiunti e lo farei con una buona dose di orgoglio, lui porterà forse… il nuovo, il cambiamento, che poi tale non è dal momento che lo abbiamo più volte visto all’opera. Poi eventualmente toccherà alla gente fare la propria scelta, ma ripeto che parliamo di uno scenario tutto da scrivere. Quello di cui prendo atto stamattina (ieri per chi legge, ndr) è che sono fuori da Forza Italia e non per mia volontà. E questo è successo a chi come me ha sempre lavorato per questo partito, anche in un momento in cui molti scappano, e chi ha sempre pensato che la politica abbia bisogno di un partito di riferimento per poter essere praticata. Vediamo se lo scenario sarà questo: continuerò a parlare con la mia gente e resto convinto intimamente di avere il paese dalla mia parte. In fondo in questa storia io sono la vittima, non certo il carnefice». 

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