POLITICAPRIMO PIANO

Pascale: «L’attesa del tampone fa riflettere, sul sisma il Governo acceleri»

Trascorso un mese dal ballottaggio, il primo cittadino di Lacco Ameno fa il punto della situazione, non teme i ricorsi e confida: «Sin dalla sera della sfiducia di un anno fa, non ho mai pensato di poter perdere le elezioni perché sentivo la vicinanza della mia gente»

Sindaco, come ha vissuto gli ultimi giorni, con l’incubo del Covid in attesa dell’esito dei tamponi?

«Li ho vissuto in un’angoscia indefinibile. Mi sono reso conto quanto sia subdolo questo nemico invisibile, che condiziona l’esistenza sia se sei positivo, e ogni sintomo reca preoccupazione, sia se sei negativo in quanto devi porti in isolamento se hai comunque avuto contatti con soggetti positivi. E in isolamento l’attesa è snervante, pensando alle possibili conseguenze, e alle grandi sofferenze dei malati, a cui viene negata la vicinanza dei propri cari. Proprio per aver vissuto questa esperienza, invito tutti i cittadini a far prevalere il senso di responsabilità, facendo attenzione alla velocità con cui il virus si propaga e si trasferisce dai più piccoli agli anziani. Si tratta quindi di un virus molto pericoloso, e col quale bisogna convivere, ma con buonsenso e, ripeto, senso di responsabilità».

«L’angoscia nell’attesa del responso del tampone mi ha fatto ancor più riflettere sulle sofferenze che il covid-19 infligge alla popolazione: dobbiamo conviverci con alto senso di responsabilità»

Fino a che punto l’ombra dei ricorsi dell’opposizione contro il responso delle urne potrebbe condizionare l’azione amministrativa e quella del sindaco?

«No, nessun condizionamento. Io sono un appassionato di politica: ho alto il senso delle istituzioni, della legalità, del voto popolare e della democrazia, quindi non penso alle carte bollate. Tentare di invalidare la volontà popolare, così chiara e netta, in base a qualche scheda ballerina, è qualcosa che lascio ad altri. Dunque ciò non condizionerà affatto me, la giunta e i consiglieri eletti: noi abbiamo un mandato chiaro, su una proposta programmatica altrettanto chiara, attuabile e realizzabile. Sarei sciocco a farmi condizionare, anche perché il momento che stiamo vivendo era già complicato dall’emergenza-terremoto, con la sfiducia consiliare giunta nel momento in cui stavo dialogando con le istituzioni per risolvere i problemi, spegnendo per un anno le luci sul sisma, e poi perché siamo scivolati in questa emergenza-covid con una crisi economica senza precedenti, quindi si immagini se io posso permettermi di essere cieco al punto da farmi condizionare da un ricorso e perdere l’attenzione verso i problemi della mia gente, che ha riposto in noi grandi speranze e di cui avverto fortemente il disagio e le difficoltà, a partire dal sisma, dalle sofferenze del sistema scolastico, dalle diseguaglianze che il covid ha accentuato: davanti a tali problemi, i cittadini non vogliono parlare di ricorsi e carte bollate, ma vogliono un sindaco che adotti misure nell’interesse e per il bene comune».

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«Non sono affatto condizionato dai ricorsi dell’opposizione contro il responso delle urne: i cittadini di Lacco Ameno si attendono che noi diamo una risposta alle loro esigenze e alle loro necessità, e noi lavoriamo per questo»

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La campagna elettorale ha inevitabilmente mutato alcuni rapporti anche al di fuori dei confini di Lacco Ameno; secondo molti osservatori ha rafforzato l’asse con Forio, mentre si sarebbero “raffreddati” i rapporti con Casamicciola.

«I rapporti sono tuttora buoni con tutti i sei Comuni, così come con i sei sindaci. C’è e c’era anche in passato, durante il mio primo mandato, un rapporto improntato alla stima e alla collaborazione reciproca, al netto dell’appartenenza politica e dei confini amministrativi, e l’isola ha sempre avuto dimostrazione dell’efficacia di tale collaborazione. La connotazione politica ovviamente si è modificata perché Lacco Ameno adesso non è più un comune marcatamente di centro-destra, e non a causa mia. Per quanto riguarda Casamicciola, i rapporti restano sempre buoni, per quanto comunque le nostre strade si siano politicamente divise, tanto è vero che il sindaco di Casamicciola ha pubblicamente dichiarato il suo appoggio a De Siano. Siccome De Siano è colui che di fatto mi ha messo fuori dal partito, è chiaro che politicamente non c’è più l’asse con Casamicciola, non per scelta mia, che invece la subisco. Semplicemente, Castagna è rimasto nel campo nel quale anche io ho militato a lungo, e dal quale sono stato poi buttato fuori, cosa che ha fatto sì che le strade si dividessero. Fra l’altro non capisco perché se Del Deo partecipa a un pubblico comizio di Giacomo Pascale si arriva addirittura a dire che “Forio conquista Lacco Ameno”, se invece Castagna partecipa a un comizio di De Siano prendendo anche la parola (cosa che Del Deo non ha fatto) si dice che è solo politica. Ho letto che il sindaco Castagna ha dichiarato che io ho doti da “showman”, ma io sono lo stesso showman che diversi risultati li ha portati a casa, che ha affiancato lo stesso Castagna nel momento più difficile della storia di Casamicciola: insieme abbiamo realizzato cose anche importanti, ho pure difeso il sindaco Castagna in varie occasioni, quindi sotto l’aspetto umano mi amareggia tale definizione, che mi appare come una caduta di stile, e lo dico senza alcun intento polemico, perché non è nel mio stile polemizzare».

A distanza di tempo e a mente fredda, secondo Lei quale aspetto più di ogni altro ha fatto la differenza in campagna elettorale?

«Sicuramente è stato l’essere riusciti a suscitare, nell’isola intera, un vento di cambiamento, dai concetti ai valori passando per una partecipazione di popolo raramente vista in passato. Tuttavia sin dalla sera in cui fui sfiduciato, non ho pensato nemmeno per un minuto che avrei potuto perdere le successive elezioni: sentivo la vicinanza della mia gente perché sapevo di aver bene operato ed ero consapevole che lo scioglimento del consiglio comunale non sarebbe stato premiato, inoltre nella gente si era alimentata la speranza di un futuro possibile e diverso, dando anche una mano al resto dell’isola per realizzare cose nell’interesse comune. Del Deo è d’accordo con me, così come lo sono altri sindaci, poi naturalmente valuteremo e attualizzeremo la nostra azione alla luce dei recenti accadimenti: la politica è anche il saper recepire e attualizzare le esigenze, i nuovi bisogni e le nuove aspettative. Sarà il tempo a dire se questa nostra nuova squadra saprà essere all’altezza delle aspettative riposte».

«Continuo ad avere ottimi rapporti con i sindaci isolani, anche se Lacco Ameno adesso non è più un comune marcatamente di centro-destra, e non a causa mia, che di fatto sono stato messo fuori da Forza Italia»

Giacomo Pascale è riuscito a far percepire la sua candidatura come un elemento di novità, opponendosi a un sistema di cui aveva comunque fatto parte a lungo. È stato questo un altro punto di forza?

«Io avrò mille difetti, ma l’unica cosa che rivendico con orgoglio è di essere stato sempre chiaro con la mia gente, stando costantemente al loro fianco nei momenti difficili spiegando sempre la “ratio” di certe scelte che venivano compiute. Poi nella vita tutto cambia, nulla resta uguale per sempre: io non ho detto di essere la novità, ma più semplicemente ho cercato di far capire che alla luce del momento storico che viviamo alcune cose vanno riviste totalmente: ciò ha incontrato il favore della gente che ha riposto fiducia in Giacomo Pascale. Non rinnego nulla del passato, ma i tempi cambiano e la pubblica amministrazione deve fare la sua parte, dedicando attenzione particolare al sociale, perché oltre alle esigenze di un’economia turistica dobbiamo tener conto innanzitutto della nostra popolazione, che cresce: i giovani di ieri sono gli adulti di oggi, e la politica deve rimanere al passo».

La giunta è in gran parte inedita, e diverse deleghe importanti sono state assegnate ad altri consiglieri al di fuori dell’esecutivo. Cosa risponde a chi critica il criterio di composizione della “squadra”?

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«Non comprendo le critiche. L’assessore svolge il suo ruolo poggiandosi sulla fiducia del sindaco. Questo dovrebbe bastare, ma io non mi sono limitato a quest’unico criterio. Per anni gli assessori sono stati scelti solo tra i candidati maggiormente votati. Noi abbiamo composto una giunta ascoltando la volontà popolare unendovi quello che stato il sentimento unitario della squadra, che è sempre stata affiatata. Per questo abbiamo impiegato pochissimo a comporre la giunta, con Zavota, eletto con un suffragio enorme, poi Carla Tufano, una professionista che potrà dare tanto, il dottor Giacinto Calise, molto preparato e già con esperienze amministrative in passato, e poi l’avvocato Leonardo Mennella, consigliere uscente che non ha mai pensato a fare clientele per ottenere facile consenso ma ha sempre agito pancia a terra con un lavoro enorme per risolvere i problemi del Comune, resistendo in giudizio ed evitando che l’ente subisse nuove perdite finanziarie. È una giunta criticata soltanto da qualcuno che ancora usa il manuale Cencelli o che cerca di creare zizzania tra noi, ma la realtà è che si tratta di una giunta condivisa e benvoluta da tutta la squadra. Non dimentichiamo che diverse importanti deleghe sono state distribuite tra i vari componenti del team, e tanti altri ne riceveranno ancora, in quanto saranno delegati anche i candidati non eletti. È una amministrazione che oltre a essere largamente condivisa, dovrà essere quanto più largamente partecipata: in politica non conosco “l’io”, ma conosco solo il “noi”, e cercheremo di fare, al meglio delle nostre possibilità, tutto quanto il popolo ci ha indicato di fare, coinvolgendo al massimo i cittadini e le associazioni di categoria sul territorio. Come sindaco ascolterò tutti, anche coloro che non ci hanno votato: non è certo un problema».

«Nella campagna elettorale la carta vincente è stata l’aver suscitato un vento di cambiamento che ha investito l’intera isola, con una partecipazione popolare raramente vista in passato»

Lei dunque crede sia possibile riconciliare le due parti in cui si è diviso il paese?

«Quando la competizione elettorale vede due liste, e dopo un confronto così appassionante e appassionato, a tratti anche aspro, è normale che il paese esca diviso in due. La pace sociale, che molti usano come slogan, la si raggiunge quando si ha la capacità di dimostrare con i fatti e gli atti di saper amministrare in un modo diverso: con maggiore giustizia, solidarietà, trasparenza. Solo questo potrà portare a una effettiva pacificazione e a essere davvero il sindaco di tutti. In passato le percentuale tra i contendenti vedevano differenze molto ampie, invece stavolta il margine era più stretto, ma per quanto mi riguarda la campagna elettorale è finita, e credo di poter essere realmente il sindaco di tutti i lacchesi come d’altronde avevo già dimostrato dopo la mia elezione nel 2015, e l’ho dimostrai col progressivo coinvolgimento di chi non la pensava come me, con lo stanziamento di risorse per attività promosse da persone non vicine a me e premiando il merito, lanciando i giovani, che rappresentano il futuro. E al momento giusto saprò fare un passo di lato per lasciare che essi vadano avanti sulla strada tracciata dal programma».

«La giunta è stata composta in pochi minuti, importanti deleghe sono state conferite agli altri consiglieri: anche i non eletti avranno incarichi fondamentali. La squadra è solidale, coesa, e non comprendo le critiche di chi ancora ragiona col manuale Cencelli»

De Luca e il suo braccio di ferro contro il Governo: secondo Lei, il presidente della Regione ha perso un po’ la bussola, oppure il suo operato è sempre da promuovere?

«Promuoverei il presidente De Luca innanzitutto perché è un uomo del fare, non del fare chiacchiere, e che si assume sempre le sue responsabilità. È evidente che vuole tutelare il territorio campano, come è altrettanto vero che il governo deve tutelare il territorio nazionale. Quindi se egli contesta alcune scelte lo fa in quanto prende atto delle reali necessità del popolo campano, che alle recenti elezioni di poco più di un mese fa ha dimostrato a grande maggioranza di essere con lui, dunque avallando le sue scelte. Il suo indice di gradimento resta molto alto. Evidentemente è ritenuto un buon presidente dai cittadini campani. Per quanto riguarda il Governo, devo dire che mi attendo molto».

«De Luca continua ad avere consenso, cerca di tutelare la Campania. Dal Governo mi attendo che ascolti le istanze isolane, dai contributi per la ricostruzione agli sgravi fiscali, e su questo abbiamo già incassato l’appoggio di Città metropolitana e Regione»

Che cosa si attende dal Governo?

«Mi attendo molto nel senso che, a parte la gestione dell’emergenza pandemica, mi auguro che vi sia una particolare sensibilità, non solo nel Governo ma anche nel Parlamento, di recepire le istanze della popolazione ischitana per quanto riguarda il terremoto: penso ad esempio all’estensione del contributo di autonoma sistemazione anche dopo il 31 dicembre pure per i consanguinei, che oggi è stato dimezzato. Penso alla proroga del personale per evitare che gli uffici vadano in crisi nella produzione degli atti, ma penso anche alla sospensione dei mutui, agli sgravi fiscali. Penso inoltre che va modificato quell’articolo di legge che prevede il contributo per gli immobili assoggettati a condono, una volta sanati, ma non lo prevede per gli immobili per i quali è necessaria la demolizione e ricostruzione: a me sembra un paradosso, perché il miglioramento sismico lo si può fare anche col fabbricato che resta in piedi, mentre l’adeguamento sismico molte volte richiede la demolizione e ricostruzione, quindi non si spiega la differenza di trattamento. Auspico che questo grido di dolore, che sono pronto a tramutare in atti per poi farmi ascoltare a Roma, possa essere supportato dagli enti sovracomunali come la Città Metropolitana e soprattutto la Regione Campania, dalla quale ho già ricevuto la disponibilità del Presidente De Luca e del vicepresidente Bonavitacola del quale mi onoro di avere la sua amicizia, che anche stavolta non faranno mancare il loro supporto istituzionale recependo questa speranza per l’isola».

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