LE OPINIONI

PAURA DELLO PSICOLOGO “Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire”.(P. Coelho)

Spesso negli articoli precedenti vi ho parlato della paura come quel motore che attiva il nostro sistema nervoso per difenderci o per difendere i nostri cari, la paura ci motiva a fare sempre meglio, ci fa capire che dobbiamo stare all’erta di fronte a un pericolo che non sappiamo come fronteggiare.Talvolta, però, la paura può diventare gravemente disfunzionale: perché assume un’intensità troppo elevata, che offuscala nostra lucidità non consentendoci di affrontare i reali problemi che ci affliggono. La “paura” dello psicologo, nasconde numerose altre paure, che ognuno di noi ha sperimentato nella propria vita. Un aspetto che accomuna tutti è una sorta di timore nei confronti dello psicologo. La paura e la diffidenza portano spesso a pensare agli psicologi con sospetto: la mancanza di fiducia nei confronti di questa figura professionale è un sintomo del fatto che, in concreto, non si conosce quello che fa lo psicologo, o meglio, quello che si fa CON lo psicologo. Dico “CON lo psicologo”, perché la nostra professione si basa sulla relazione, sul dialogo, sulla condivisione, sulla co-costruzione. È una professione che si avvale di strumenti come l’empatia, la comprensione e l’ascolto, tutte caratteristiche che troppospesso vengono messe da parte nella società di oggi.

Purtroppo ancora oggi in questa società “moderna”, non pochi sono gli stereotipi che catalogano gli psicologi come “strizzacervelli”, “manipolatori”, “ciarlatani”. Spesso, anche coloro che decidono di rivolgersi a uno psicologo prendono questa decisione dopo lunghe ed estenuanti riflessioni, spesso caratterizzate da sentimenti di rabbia, frustrazione, vergogna. Per questo motivo si decide talvolta di abbandonare la terapia convinti che se si vuole chiunque può risolvere i propri problemi, in fondo ciò che si fa in seduta è solo una “semplice chiacchierata”, tutti possono farlo. Ecco che nascono pensieri come “Basta parlarne con un amico”, “Come fa un estraneo ad aiutarmi se non mi conosce?”, “Sono fatto così, non posso cambiare”, “Ce l’ho sempre fatta da solo e sarà così anche questa volta” e molti altri. La chiave sta nel comprendere quando l’aiuto dell’amico non è più sufficiente, quando una persona che non ci conosce può aiutarci proprio perché ha una visione più oggettiva delle cose, quando è il momento di cambiare, quando è il momento di chiedere aiuto perché le risorse per “farcela da soli” sono esaurite. Perché sì, le risorse della mente sono moltissime ma non sono infinite. E, talvolta, dobbiamo “soltanto” farci aiutare a ritrovare dentro di noi le risorse per ricominciare. Se leggete tra le righe, è semplice rendersi conto che questo tipo di pensieri rappresentano, in realtà, una difesa che la nostra mente attiva per proteggersi.

Occorre fare subito una precisazione: lo psicologo/psicologa, prima ancora di essere un professionista, è un essere umano e in quanto tale conosce bene le difficoltà della vita. Inoltre per professione è abituato a sentire storie molto particolari, tristi e molto spesso “imbarazzanti”. Non sarà certo lui a giudicarle, se lo facesse sarebbe un ostacolo al suo lavoro. Dallo psicologo si fa una sola cosa: si parla. Ci hanno insegnato a parlare fin da bambini, a due/tre anni già sapevamo formulare una semplice frase. Abbiamo sostenuto interrogazioni a scuola, colloqui di lavoro, la parola non ci è mai mancata per battibeccare con mogli, mariti, amici. Se per un attimo ci viene a mancare, stiamo pur certi che basterà poco a recuperarla. 

Per formazione, “lo psicologo/psicologa è consapevole del fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; proprio per questo ha il dovere di prestare particolare attenzione all’ evitare di influenzarlo e di utilizzare indebitamente la sua fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza e fragilità indotte dal disagio” . Un professionista serio non offre consigli, perché questi rifletterebbero il sistema di valori ai quali lui stesso fa riferimento. Lo psicologo/psicologa non deve porsi come un guru o maestro di vita, E se qualcuno viene a sapere che vado dallo psicologo/psicoterapeuta?

 Lo Psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Ciò vuol dire che lo Psicologo/Psicoterapeuta non può dare nessuna informazione – neanche a eventuali familiari o amici che dovessero contattarlo – sia su ciò che il cliente/paziente gli dice, sia sul fatto che quella persona è, o è stato in passato, un suo cliente/paziente. Allo psicologo si rivolgono persone che sperimentano una qualche forma di difficoltà. Molti considerano la terapia come l’ultima spiaggia: se dovesse fallire anche questo tentativo, vissuto come “estremo”, avrebbero la conferma di essere destinati a soffrire per il resto della loro vita. Il percorso psicologico vi consentirà di acquisire consapevolezza su come voi funzionate all’interno del vostro mondo e su quali siano gli aspetti che vi fanno soffrire o provare disagio. Certamente, il cambiamento del proprio modo di vivere e di alcuni aspetti di se stessi è estremamente difficoltoso e rimettersi in discussione comporta un’enorme fatica. Ma il beneficio che ne trarrete sarà di un valore incommensurabile. RITROVERETE VOI STESSI.

Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck

Tel: 3456260689 Email: castagna.ilaria@yahoo.com

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