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‘PE TERRE ASSAI LUNTANE RIMANDATA ALLA PROSSIMA PRIMAVERA

DI MICHELE LUBRANO

 Quest’anno  salta la manifestazione “Pe Terre Assai Luntane”  nonostante che gli organizzatori  avessero il programma  della edizione 2018 già bello e pronto. L’ex assessore alla cultura del Comune d’Ischia Salvatore Ronga ha gettato la spugna, preso com’è dal vari spettacoli teatrali che va presentando nelle albe ischitane tra Villa Arbusto, il Castello Aragonese e l’…Epomeo col suo fedelissimo gruppo di attori e con la persomale musa, la foriana e brava Lucianna De Falco. Quindi Ronga con Maria Lauro La Rossa patron ed animatore principale della Rassegna di via Champault a Punta Molino, non avrebbe tempo per occuparsene. Pertanto tutto è rimandata ,forse alla prossima primavera del 2019 dover fra l’altro, si tratterà il tema dell’emigrazione ischitana che sarà rappresentata nell’istituendo Museo degli emigranti che sta per sorgere nell’antico porto dell’Immacolataella vecchia a Napoli approdo degli storici corrieri isolami  e di tutti quegli ischitani  che per raggiungere Napoli alle prime ore del mattino. si servivano della motonave Vittoria e delle storiche motobarche “Rondine  ed “Ondina”. La storia dell’emigrazione ischitana dell’ 800 e del primo novecento presenta risvolti straordinari che ti fanno riflettere. E’ difficile pensare che i bambini emigrati, almeno i nostri, quelli che lasciarono le realtà quotidiane di Barano, Testaccio, Fontana e della stessa Ischia, una volta inseriti da giovanotti prima e da adulti poi, completamente nella società americana in veste di riconosciuti professionisti, dirigenti, industriali, uomini politici e delle varie chiese disseminate sull’intero territorio statunitense, potessero vergognarsi dei propri genitori provenienti da lavori nobili come la pesca e l’essere contadini a 360 gradi o carpentieri. L’essere “nati due volte”, una volta figli di poveracci e l’altra figli di un’America che li accoglie da protagonisti con la sola “vergogna” di chi li ha generati. Qualcuno da esperto ha parlato del fenomeno senza fare obiezioni.  Noi invece l’obiezione la facciamo, specie quando pensiamo a famiglie isolane di Ischia, di Barano, del Testaccio di nostra conoscenza ,che emigrate nelle Americhe con i loro bambini, ha conservato una unione familiare esemplare, soprattutto nel rispetto fra figli e padri. Possiamo fare gli esempi delle famiglie Baldino, Lauro, Di Leva, Cigliano, Prmavera, Mattera, Iacono, Boccanfuso i cui figli, inseriti appieno nella società americana, argentina, australiane da posizioni di prestigio ed avvolte anche di comando, non hanno mai rinnegato l’amore ed il rispetto per chi li aveva messi al mondo, vergognandosi di loro per la diversità di condizione sociale tra padre e figli. Tra documenti e illustrazioni, la mostra disegna un viaggio sulle tracce dei bambini partiti per le Americhe, a bordo dei transatlantici che sono stati il vanto della marineria di casa nostra, senza trascurare, nella trama fitta di storie e racconti, i fili che si dipanano da Ischia: I piccoli pescatori imbarcati per i mari africani e impiegati per sorvegliare le attrezzature nei capanni, i tanti ragazzi partiti sul finire degli anni Trenta per raggiungere i genitori in California con negli occhi il sogno di strade lastricate d’oro, e, a partire dal secondo dopoguerra, la traversata transoceanica in cerca di un nuovo paese dei balocchi sulle coste argentine. Seza dubbiio il racconto dell’emigrazione ischitana, per ciò che ci riguarda, affascina sempre.  L’isola d’Ischia ricorda e celebra la ricorrenza degli oltre cento anni da quando, nei primi anni del 1900, nacque e si sviluppò il primo massiccio esodo di cittadini ischitani da ogni parte dell’isola, verso “Terre assai luntane…” Fu un’emigrazione in grande stile dove si abbandonò la propria terra di origine, i propri cari, gli amici per inseguire fortune a lungo sognate, condizioni di vita migliori e speranze più concrete per un avvenire più certo. Tutto ciò al costo di grandi sacrifici patiti alla partenza,all’arrivo e durante la permanenza nella nuova terra di residenza. Fu un partire sofferto, fra lacrime e promesse di ritorno. Si accodarono ai trentini, napoletani, salernitani, toscani, siciliani, pugliesi e calabresi facendo registrare la più grande emigrazione (14 milioni) di italiani del secolo appena iniziato.

 

 

                                                                       michelelubrano@yahoo.it

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