Pec piena, notifica nulla: la cassazione cambia le regole del gioco

A cura dell’Avv. Lelio Mancino
Con l’ordinanza n. 25084 del 12 settembre 2025, la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha introdotto un principio destinato a far discutere e a incidere profondamente nella prassi delle notifiche digitali: la notifica via PEC non è valida se la casella del destinatario è piena. Tutto nasce dalla vicenda di un architetto, sanzionato con 150 giorni di sospensione dall’Ordine professionale. L’atto di contestazione era stato inviato a mezzo PEC, ma il destinatario non lo ha mai ricevuto perché la casella era satura. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica non si è perfezionata giuridicamente, come se l’atto non fosse mai stato inviato.
La decisione si fonda sul raffronto tra: art. 149-bis c.p.c. nella versione ante Cartabia, che faceva coincidere il perfezionamento della notifica con la disponibilità del documento nella casella PEC; la riforma Cartabia (D. Lgs. 10 ottobre 2022), che collega il perfezionamento della notifica alla ricevuta di avvenuta consegna (RAC) generata dal gestore PEC del destinatario. Se la casella è piena, la RAC non si genera. Di conseguenza, la notifica è inesistente sul piano giuridico. La Cassazione ha respinto l’idea che una casella piena equivalga a un rifiuto volontario di ricevere atti giudiziari o amministrativi. Una casella piena può derivare da negligenza, ma non si può assimilare ad un rifiuto consapevole. Resta fermo, tuttavia, il principio di autoresponsabilità: ciascun professionista (o cittadino) ha l’obbligo di mantenere la propria PEC funzionante e capiente. Questa ordinanza rischia di aprire scenari importanti: per i professionisti: maggiore attenzione alla gestione della casella PEC; per le Pubbliche Amministrazioni e gli Ordini professionali: necessità di verificare che la notifica sia effettivamente consegnata, pena la nullità; per i giudizi civili e disciplinari: nuove eccezioni e contestazioni sulla validità delle notifiche. La sentenza segna un punto di svolta: la PEC, strumento nato per garantire certezza e tracciabilità, può perdere efficacia se non si garantisce la ricezione effettiva da parte del destinatario. Un principio che, se da un lato tutela i cittadini contro atti mai realmente ricevuti, dall’altro rischia di aprire la strada a strategie dilatorie e a un nuovo fronte di contenziosi. Una cosa è certa: da oggi, la manutenzione della propria PEC non è solo una questione tecnica, ma un vero e proprio obbligo di diligenza giuridica.





