Statistiche
ARCHIVIO 2ARCHIVIO 5

Pensieri in libertà

di GAETANO FERRANDINO

La cosa più triste della vicenda con cui abbiamo aperto il giornale di oggi è che parliamo, in fondo, di una notizia non notizia. Quando pensiamo al made in Ischia e più in generale al brand Ischia, infatti, nemmeno possiamo parlare di un qualcosa che abbiamo svenduto o buttato nel cesso. Semplicemente ci troviamo dinanzi ad un concetto astratto, che non è mai esistito ne sulla carta ne tantomeno all’atto pratico. Ed è un peccato, perché è innegabile che la valorizzazione di tutto ciò che si lega ad un marchio come quello dell’isola verde dovrebbe produrre benessere, ricchezza, oltre che naturalmente ritorno di immagine. Ma da queste parti no, da queste parti siamo abituati ad altro, in particolare a cercare la scorciatoia, anche per la produzione e commercializzazione di prodotti che potrebbero costituire un fiore all’occhiello oltre che portare incremento occupazionale, che coi tempi che corrono non è mai cosa da disprezzare.

Così quando leggiamo dell’ultima operazione condotta dalle forze dell’ordine, ad essere sinceri, non solo non restiamo affatto stupiti ma addirittura ci chiediamo come è stato possibile che la “macchina” si sia messa in moto soltanto adesso. Dai, ja, vendiamo il miele in quegli orrendi negozietti che osano anche riportare la scritta “specialità ischitane” (e molti andrebbero impiccati solo per questo, salvando ovviamente chi realmente vende prodotti tipici e locali…) e abbiamo anche il coraggio di apporvi sopra l’etichetta “prodotto ischitano”. E che dire del limoncello: sull’isola si buttano tonnellate di limoni ogni anno, ma poi ce lo dobbiamo far produrre ad Arzano, in una maniera che con l’artigianato e soprattutto il made in Ischia non c’entra proprio nulla. Potremmo proseguire con le caramelle agli sgrumi, passando per le spaghettate liofilizzate, gli aromi, il peperoncino tipico, insomma tanta robaccia comprata chissà dove e che deve essere spacciata per prodotto tipico isolano. Insomma, un mare di robaccia che comunque viene lavorata lontano dai nostri confini e porta anche ricchezza, fatto ancor più grave, all’esterno degli stessi. Un vero e proprio delitto, quando si ha a che fare con un’economia “chiusa” come la nostra, che dovrebbe far girare ogni euro al suo interno.

Invece, non va così. Eppure c’è poco da meravigliarsi. Perché ormai siamo diventati la terra del low cost, quella dove abbiamo fatto pagare la camera d’albergo (che ce l’hanno tutti) e regalato le terme (che ce le abbiamo solo noi, almeno quelle “doc”), che il marchio Ischia lo abbiamo affiancato ad ogni cosa – purtroppo anche perché le normative ce lo consentono – e lo abbiamo mandato a battere in strada all’avventura, come si fa con una prostituta e per giunta senza nemmeno chiederle di essere selettiva nella scelta dei clienti. Che male c’è, in fondo. Nulla, col brand Ischia facciamoci quello che vogliamo, anche quella locandina dove c’è scritto di correre sull’isola e il perché viene spiegato con una frase dai contenuti allucinanti: “Costa di più stare a casa tua”. Magari non è possibile intentare una causa e chiedere i danni, ma avessimo visto un imprenditore e soprattutto un rappresentante delle istituzioni indignarsi. Nemmeno a parlarne, ed è francamente mortificante.  Probabilmente, tra sindaci, assessori e consiglieri, il buon novanta per cento non è nemmeno al corrente di fatti del genere e il rimanente forse ne ha a stento sentito parlare, verosimilmente senza capirci una mazza. Non può essere una giustificazione o un alibi, ma almeno serve a rendere l’idea del presepe che ci circonda. A proposito di pastori, tra poco è Natale, se fossimo ancora un paese con un minimo di senso civico ed una coscienza, dovremmo scrivere la letterina ed implorare Santa Klaus di toglierci tanta “immondizia” di torno, partendo proprio da chi ci amministra. Poi ci occuperemmo sul fatto che all’orizzonte almeno sulla carta non si intravede di meglio, se è vero che una classe di governo è sempre lo specchio della qualità media di un paese che la esprime. Ma che volete farci, i sogni son belli – alle volte – proprio perché difficilmente realizzabili…

gaetanoferrandino@gmail.com

Ads
Ads

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex