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PENSIERI IN LIBERTA’

DI GAETANO FERRANDINO

C’è un silenzio quasi irreale, surreale, inusuale, ad Ischia. E pensare che ormai si avvicinano le elezioni amministrative e quindi tutti ci aspetteremmo un’atmosfera un pò più “friccicarella” ed invece nulla: buio e, soprattutto, silenzio assoluto. Da cosa dipende? Un pò non si è capito ancora chi dovrà essere deputato ad aprire bocca, un pò forse non c’è niente da dire, o meglio non hanno nulla da dire. Il Comune capofila dell’isola verde, che per interi lustri ha rappresentato il caposaldo della politica locale finendo per condizionarla anche altrove (ovviamente all’interno dello scoglio, si intende), è in una fase davvero di preoccupante declino. Ormai non scappano più soltanto le migliori eccellenze, ma anche chi ha un minimo di capacità: in fondo anche l’attività legata al turismo costringe a doversi rassegnare ad un lavoro (spesso) malpagato e quel che è peggio neppure gratificante, che dunque insegna e trasmette anche poco in termini prospettici. Meglio scappare, ovunque, perché ormai ovunque è diventato meglio. Non proprio il massimo per quello che appena trent’anni fa veniva etichettato come il “giardino d’Europa”.

Si parla di qualche nome ma di programmi nulla, nemmeno a parlarne. I progetti non servono, occorrono gli uomini e possibilmente quelli che in dote possono portare un bel pacchetto di consensi. In fondo è con quelli che si conquista il palazzo municipale di via Iasolino, cosa volete che gliene freghi agli ischitani di quello che si vuole fare per il paese. In primo luogo, è questo, poi bisogna anche aggiungere che probabilmente molti di questi signori un’idea di paese nemmeno ce l’hanno e potrebbero avercela. Ma c’è un aspetto che inquieta più degli altri e che francamente rende i nostri “eroi” (i protagonisti, si fa per dire, della politica ischitana) simili a personaggi romanzeschi o dei fumetti. Capaci, cioè, di vivere ancora in una dimensione tutta loro, figlia forse della necessità di dover portare il risultato a casa a tutti i costi. Le riunioni si susseguono, anzi se è per questo ce ne sono pure troppe, gli incontri più o meno massonici pure, quello che però emerge in maniera inequivocabile è il tenore degli stessi che proprio non cambia mai. E così si approda ai soliti discorsi: “Va bene, sono pronto ad allearmi con te, ma che mi dai? Un assessorato, Ischia Ambiente, la Genesis? O magari, questo, quello e pure quell’altro?”

Occupare caselle, credeteci, è rimasto il leit motiv ed il filo conduttore che poterà a comporre liste, schieramenti ed alleanze. Una sorta di rito orgasmico, di “iniziazione” (anche se nel caso di specie è più opportuno parlare di reiterazione…) al quale proprio non ci si può sottrarre. Sarà che come dicono in tanti di politica ci si ammala, ma l’impressione è che qui un pò tutti ignorino un dettaglio fondamentale, tutt’altro che irrilevante: il pezzo di “formaggio”, per intenderci, è stato divorato nella sua interezza, ormai non è rimasta nemmeno la scorza. Si va a caccia di questo e di quello, ma da “azzuppare” e da “mungere” non è rimasto più nulla. Possibile che sempre i nostri “eroi” non se ne siano resi conto? Ecco perché questo teatrino mette davvero tanta, ma tanta malinconia, perché capisci che chi dovrebbe amministrarti e aprire la strada verso un futuro migliore non sa nemmeno in che mondo vive. Per la serie, si salvi chi può. Ecco perché chi scappa è da assolvere con formula piena. Ecco perché, in fondo, il paese è rimasto nelle loro mani…

Gaetano Ferrandino (gaetanoferrandino@gmail.com)

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