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Pensieri in libertà

DI GAETANO FERRANDINO

E’ una consuetudine che molti organi di informazione, ancora oggi, si portano dietro e rispettano. Una “scadenza” alla quale non si deroga, mai. Che volete farci, ogni tradizione è tradizione e va rispettata. Ma il pesce d’aprile, quest’anno, non è stata una consuetudine che il nostro giornale ha inteso celebrare nella giornata di ieri, come i nostri lettori avranno sicuramente capito. Ci sono state una serie di considerazioni che mi hanno portato a non caricare nessuna notizia fantasiosa, e non certo perché l’inventiva nella quotidianità (per fortuna non ancora nella professione, ci sia consentito), ci faccia difetto. Una volta, infatti, il pesce d’aprile era un qualcosa di divertentissimo. Ricordo ancora quello che si riusciva a mettere su all’epoca in cui a dirigere Il Golfo c’era Domenico Di Meglio: ci sono un paio di “pezzi di lavoro” che a mio modesto avviso meriterebbero di essere tramandati ai posteri e che invece ritengo siano ingiustificatamente finiti nell’oblio. Come dimenticare, tanto per citarne uno, la delibera di giunta municipale di Ischia che stanziava centoventi milioni di vecchie lire per l’inno comunale. La leggenda popolare racconta di musicisti di casa nostra che persero intere nottate sui più svariati strumenti musicali prima di rendersi conto che si trattasse di una bufala.

Oggi, ahimè, i tempi sono cambiati. Sarà che noi isolani abbiamo perso il dono dell’ironia e soprattutto dell’autoironia (non ne siamo mai stati portatori in dosi massicce, ma una volta scherzare appariva ancora lecito, ora siamo davvero a livelli preoccupanti), sarà che quello che appare scherzo o fantasia succede per davvero, insomma abbiamo ritenuto opportuno glissare su quella che pure era una ormai consolidata abitudine. In fondo, a ben pensarci, questa è un’isola dove di situazioni da pesce d’aprile – e dunque border line tra realtà e fantasia – ne succedono tante. E siccome ormai ne vediamo di tutti i colori, diventa anche facile credere a tutto. Che tutto, cioè, sia possibile.

Ragioniamo un attimo. Ischia, in fondo, non è il paese dove è nato un caularone tra il Pd e il PdL e dove soprattutto la scena rischia di ripetersi cinque anni dopo? Succede per davvero, mica stiamo scherzando. Eppure, a scriverlo altrove, potrebbe essere scambiato a tutti gli effetti per un pesce d’aprile. Così come se, ad esempio, vi scrivessimo che nella bellissima baia dei Maronti, in località Olmitello, qualcuno avesse scavato nella roccia per costruire un ascensore. Giù risate a crepapelle da parte dei lettori, i quali penserebbero: guarda un pò questi che fantasia. E invece no, anche questo è accaduto per davvero. Ma la nostra isola è anche il posto dove è stata varata un’ordinanza per consentire la vendita di sfogliatelle sulla spiagga, ad Ischia, o dove si è acquisito un finanziamento per un asilo da realizzare in un sottoscala del Greenflash perennemente allagato (a Forio). Dove si litiga ferocemente per la location nella quale installare la Solfatrice o in cui si cerca di dimenticare guai e problemi facendo un bel concorso fotografico col panello di Boccia tra le mani. Dove si continua a costruire abusivamente nonostante centinaia e centinaia di ordinanze di demolizione passate in giudicato: sì, anche questo potrebbe sembrare un pesce d’aprile, eppure in questa ridente realtà accadono cose del genere. E per la verità succede pure di peggio, perché Ischia è ormai una terra che sembra aver perso il senso del pudore, dove davvero distinguere la realtà dalla fantasia diventa oltremodo difficile. Ed allora ecco perché abbiamo fatto a meno del pesce d’aprile. Avevamo una paura tremenda, che qualsiasi cosa vi raccontassimo ci avreste creduto. In fondo, diciamocelo senza vergognarci, ci siamo abituati al peggio. E rassegnati pure, purtroppo.

gaetanoferrandino@gmail.com

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