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PENSIERI IN LIBERTA’ – Il terremoto tra paure, psicosi e sagra degli errori

Nella settimana che è stata inesorabilmente contrassegnata dall’evento sismico delle 20.57 di lunedì 21 agosto – data e ora che tanti di noi difficilmente potranno dimenticare, in particolare i residenti a Casamcciola e Lacco Ameno – e che non ha lasciato spazio ad altri argomenti di discussione (l’ombelico del mondo è diventato di punto in bianco lo scarrupato Capricho di Piazza Marina), sono racchiuse virtù, difetti, debolezze del nostro sistema ed un mix di errori che stentiamo davvero a credere possano essere stati commessi in forma non dolosa. Ed è proprio su questo che vogliamo soffermarci perché quanto successo nel caso di specie, e considerando che ci troviamo nel 2017 ossia terzo millennio, ha davvero dell’incredibile. In altra parte del giornale vi lasciamo alle dichiarazioni chiare anche se in alcuni casi sibilline di Giuseppe Luongo, ma non possiamo non soffermarci inizialmente su quanto detto al quotidiano Il Mattino dall’ex presidente dell’INGV, Enzo Boschi. Che più o meno la pensa così: «E’ inammissibile sbagliare così la magnitudo, la direzione del sisma, l’epicentro e soprattutto la profondità focale del sisma con un margine di errore così ampio. Da un ipocentro stimato a 10 km di profondità siamo passati a uno di 1.75. Inconcepibile, senza precedenti».

Senza precedenti, e se lo dice Boschi che è anche una memoria storica c’è da credergli. Quest’ultimo, rispetto a quanto spiegato in maniera più soft da Luongo presso l’Hotel Marina 10, alza il tiro in maniera più esponenziale e mettendo decisamente al bando la diplomazia: «Chi ha un minimo di competenza sulla sismicità di Ischia, sa bene che lì si sono verificati in passato terremoti poco profondi a breve distanza da Casamicciola. Evidentemente, chi quella notte nell’istituto si è’ occupato delle rilevazioni, non era in possesso di nozioni e competenza sufficiente. E’ solo una questione di stupidità’ e ignoranza». Parole al vetriolo, con l’ex presidente che poi aggiunge particolari ancor più inquietanti: «Suppongo che si siano voluti tenere gli errori sottotraccia, onde evitare di dovere licenziare i responsabili del pasticcio. Ma era meglio dire: ‘scusate, abbiamo sbagliato’. La trasparenza è la maniera migliore per preservare la credibilità scientifica». Ecco, Boschi fa un’ipotesi che noi – lo diciamo sinceramente, così come ribadito ieri durante la conferenza stampa – proprio non ci sentiamo di escludere a priori, ma che se confermata sarebbe di una gravità inaudita. Possibile che si sia voluto speculare sulla pelle, l’immagine e l’economia della nostra gente e dell’isola pur di cercare di “ammacchiare” una cazzata di quelle da “premio Oscar”? Che a pensarlo siamo noi potrebbe anche essere follia allo stato brado, che lo ipotizzi l’ex presidente dell’INGV è un particolare che non può essere sottaciuto. Anzi, merita il doveroso risalto. Anche perché con Boschi non si può non concordare nemmeno quando lo stesso spiega che se si fosse detto subito che l’epicentro del terremoto era circoscritto ad una piccola porzione di Casamicciola, migliaia di turisti presumibilmente non avrebbero lasciato l’isola in preda al panico. E quell’essere circoscritto, secondo Boschi, era intuibile «soltanto guardando la tv». Parole che al solo leggerle, onestamente, fanno rabbrividire.

Ma questo ormai è passato. Il presente, si spera, potrebbe essere caratterizzato da una class action di sindaci ed amministrazioni comunali pronti a richiedere un cospicuo risarcimento dei danni. Se in fondo l’estate rischia di essere già andata a farsi benedire, la colpa è del destino avverso, certo, ma forse anche con il condimento di qualche “ingrediente” mortifero. Come la Corrida con i dilettanti allo sbaraglio andata in scena all’Osservatorio Vesuviano, tanto per citarne uno. E adesso passiamo a quello che è accaduto in questa settimana, con l’eterna polemica di un’isola costretta a convivere con due facce della stessa medaglia. Da una parte chi predicava rispetto per il dolore delle vittime e dall’altra chi si sforzava a cercare di convincere il prossimo – specialmente quello residente lontano dai ristretti confini dello scoglio – che tutto andava bene e che un salto ad Ischia lo si poteva fare in assoluta tranquillità.  E’ vero, siamo davanti a due aspetti agli antipodi, che pure devono essere capaci di convivere in una realtà come la nostra. Ci sono state due vittime e ci sono centinaia di sfollati, ma l’emorragia turistica – è doveroso sottolinearlo – ha portato già a centinaia di disoccupati o se vogliamo usare un termine più elegante “temporaneamente inoccupati”. Qui funziona così, e lo dico ben consapevole di essere cinico. La giostra deve continuare a girare: se si ferma, come rischia di succedere, siamo fottuti. Tutti.

gaetanoferrandino@gmail.com

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