CULTURA & SOCIETA'

Peppe Lanzetta e il ricordo di James Senese

DI ENZO SALERNO

Pochi, fuori Napoli, hanno sentito parlare di Miano e, forse, chi conosce questo posto l’associa (all’occorrenza, a torto o a ragione) ai “clan, omertà, scippi, ammazzamenti, droga e quant’altro”. Forse, un numero ancora più basso di persone sa che lì è nato e vissuto una “leggenda” della musica jazz italiana, James Senese;restando lì per scelta, senza mai andarsene (tranne che per le tournée o altri impegni di lavoro) fino alla fine dei suoi giorni. Adesso che Senese non c’è più, lo ricorda – in un libro pubblicato a Napoli nella collana “Terramia” dell’editore Langella, con le fotografie di Sergio Siani –Peppe Lanzetta. Figura leggendaria (quasi mitologica) quella di Senese, che è stato la personificazione – un solo corpo, un solo fiato – del suo sassofono; anzi, è stato uno dei pochissimi a infilare in bocca due ance di due sassofoni diversi e a suonarli contemporaneamente. Senese, sempre nelle parole dell’amico Lanzetta, ha saputo stare – grazie all’ubiquità della sua musica – “tra Miano e New Orleans, tra John Coltrane e Wayne Shorter dei Weather Report”.

Ha vissuto una vita professionale piena di collaborazioni e di amicizie importanti (De Simone che lo chiamò per il Requiem in memoria di Pasolini e, ancora, Gianni Minà, Massimo Troisi, Pino Daniele, Gil Evans, Gino Paoli, Lucio Dalla,Demetrio Stratose John Turturro) ma anche di sofferenze; una vita “sempre a metà. Come lui. Il vero e unico nero a metà d’Italia. Lui prima di tutti. Con il cuore, con la testa, con il suono”. Sono tanti –belli e tristi, crudi e commoventi – gli episodi e gli aneddoti che Lanzetta racconta in questa sua personalissima storia di vita e di amicizia. Come per la lingua di James, un italiano “masticato alla meno peggio” e un napoletano fatto di slang con parole che non si capivano ma che dovevano essere solamente accettate. “Come nel caso di ‘alla quale’.Quando James dice ‘alla quale’ non puoi obiettare niente.Non puoi chiederti se c’entra o non c’entra col discorso che stai facendo.Lo devi lasciar fare, parlare, dire. Magari nel discorso ‘alla quale’ non c’entra per niente. Ma guai a farglielo notare, ti becchi un vaffanculo o una chiusura di discorso. ‘Alla quale’è‘alla quale’ e basta”. E poi le donne, la grande passione del musicista, ela moglie Rina, “l’unica vera grande donna della sua vita”, l’“altra parte di James”: “Grande lui, grandissima lei. Una donna forte e spigolosa, tenera e tenace, immensa di fronte ai problemi della vita e alle incombenze, ma che non ha mai messo in discussione l’arte, la particolarità dell’uomo che ha amato, sposato e venerato”.Ricordi e personaggi, più o meno noti, affollano pure il secondo dei due capitoletti, scritto in forma di lettera di commiato all’amico James, un “uomo d’amore”, andatosene lo scorso anno “senza aspettare Natale”. Peppe Lanzetta avrebbe voluto salutarlo con una festa: “Una festa di quelle degli anni ’60 o ’70, quando non si chiamavano ancora party. Le feste con la birra, i taralli, con i rustici, gli spumoni, la piccola pasticceria, con tutti gli amici veri e i parenti, con le persone che si volevano bene fra di loro e si preoccupavano gli uni degli altri. Quel tempo senza nostalgia, quel tempo vero, quel tempo che ti metteva la gioia addosso e non solo perché eravamo giovani. Una festa per celebrare la vita, la semplicità che questi nostri tempi orrendi hanno invece perso”.

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