Peppino Di Capri, l’uomo dietro l’artista

DI BRUNO MOLINARO
Di Peppino Di Capri artista sanno tutto gli italiani. Sanno delle sue canzoni, dei suoi successi, delle emozioni che ha regalato a intere generazioni e di una carriera straordinaria che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della musica italiana. Io vorrei invece ricordare il Peppino uomo. Conobbi Peppino molti anni fa. Mi chiese una consulenza legale riguardante una sua proprietà a Capri e fu quella l’occasione che mi consentì di incontrarlo e di instaurare con lui un rapporto cordiale e sincero. Da subito ebbi l’impressione di trovarmi di fronte a una persona speciale. Dietro il personaggio pubblico, dietro il cantante amato da milioni di italiani, c’era un uomo semplice, garbato, rispettoso degli altri e dotato di una rara sensibilità. Nell’estate del 2007, nella pineta di Fiaiano, a Barano d’Ischia, si organizzò una serata di beneficenza per raccogliere fondi destinati alle cure di Fabrizio, un bambino gravemente malato che aveva bisogno di essere sottoposto a costose terapie negli Stati Uniti.Peppino accettò immediatamente di partecipare. Lo fece gratuitamente, senza esitazioni e senza condizioni. Salì su quel palco per una sola ragione: aiutare un bambino e la sua famiglia in un momento drammatico della loro esistenza. L’intero ricavato della manifestazione fu devoluto a sostegno delle cure di Fabrizio. Fu proprio in quella circostanza che ebbi modo di comprendere fino in fondo la qualità umana di Peppino.


Terminato lo spettacolo, andammo a cena alla Vigna di Alberto. Attorno a quel tavolo sedevano alcuni degli amici più cari di Peppino, tra i quali Gaetano Altieri, il “Barone”, e altre persone che facevano parte di quel mondo fatto di amicizia autentica, affetto sincero e passione per la musica che per decenni ha rappresentato una delle espressioni più belle della Napoli migliore. Era stata una serata riuscita. La pineta di Fiaiano aveva risposto con affetto e partecipazione. Eppure Peppino non parlava della sua esibizione, non si soffermava sugli applausi ricevuti. Era preoccupato per Fabrizio. Continuava a chiedere notizie, a domandarsi se quanto raccolto sarebbe stato sufficiente, se il bambino avrebbe potuto affrontare le cure necessarie, se ci fosse ancora qualcosa da fare per aiutarlo. Aveva appena offerto gratuitamente il proprio talento e il proprio nome per una causa nobile, ma il suo pensiero era rivolto esclusivamente al destino di quel bambino. Fu allora che compresi quale fosse la vera cifra umana di Peppino Di Capri. Dietro il grande artista c’era un uomo che non aveva mai consentito al successo di allontanarlo dalla vita reale e dai problemi delle persone. Forse proprio per questo il suo legame con Gaetano Altieri era così profondo. Gaetano, il “Barone”, era molto più di un amico. Era un fratello. Attorno a lui, nella sua dimora di Forio d’Ischia, si era formato negli anni un cenacolo umano e culturale, frequentato da artisti, musicistied esponenti delle istituzioni, accomunati dall’amore per la musica e dall’amicizia sincera. Peppino era parte integrante di quel mondo. Non vi partecipava come una celebrità, ma come uno di famiglia. E chiunque abbia avuto la fortuna di frequentarlo sa bene che la sua grandezza non risiedeva soltanto nel talento artistico, ma nella straordinaria semplicità con cui viveva i rapporti umani.
Per questo, se oggi dovessi conservare un’immagine di Peppino Di Capri, non sceglierei un teatro gremito o una delle infinite fotografie che ne raccontano il successo. Sceglierei quella sera nella pineta di Fiaiano. Sceglierei il volto di un uomo che, dopo avere regalato la propria arte per aiutare un bambino gravemente malato, continuava a preoccuparsi soltanto di lui. È questa l’immagine di Peppino che porterò sempre con me. Addio, Maestro. La tua straordinaria umanità è l’eredità più bella che lasci.




