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Per avere qualche soldo regionale si mortifica e offende la comunità procidana

PROCIDA – Con una recente delibera l’amministrazione comunale della nostra isola ha avanzato richiesta di accesso a contributi regionali in materia di Sicurezza Urbana e Polizia Locale, annualità 2018/2019.

Fin qui tutto normale, se non fosse per il fatto che a leggere le motivazioni a sostegno della richiesta, la nostra isola ed i suoi abitanti, in particolare i marittimi quando stanno a terra, vengono descritti come “cani sciolti” assolutamente ingestibili, avulsi da ogni contesto di civica convivenza, abituati alle più diffuse delle pratiche illegali, con un’amministrazione che ha la necessità di recuperare strumenti di controllo efficienti, altrimenti si rischia di avere un territorio non controllato ed incontrollabile.

Ora, a parte le reazioni di disorientamento ed incredulità che tale richiesta ha avuto presso alcuni funzionari regionali, abituati a vivere realtà molto ma molto più difficili ed ingestibili, restano da fare alcune doverose considerazioni. Per accedere ad un finanziamento regionale di alcune decine di migliaia di euro la nostra isola viene descritta come il paese delle banane, con una ricaduta negativa in termini di immagine e non solo turistica. Anzi le decine di migliaia di turisti che pure ogni anno fanno girare la nostra economia vengono descritti come dei “disturbatori” che pretendono dal territorio quiete e decoro a scapito della vita sull’isola, con la gran parte degli stessi abitanti, definiti “maggioranza silenziosa”, che fa fatica a sopportare tale tipo di invasione.

C’è poi da dire che se un capo politico ed un capo tecnico che hanno firmato l’atto deliberativo hanno tale contezza del territorio che amministrano, a questo punto o si dichiarano impotenti e si fanno da parte, viste le dichiarate impossibilità di ricondurre il territorio alla normalità, oppure hanno la capacità di intervenire e di fare rispettare le regole che essi stessi ritengono quotidianamente evase dai cittadini. A cominciare dalla sosta selvaggia, dal traffico caotico, dalla depredazione edilizia del territorio, dal libertinaggio spinto.

I procidani, nell’atto deliberativo pubblico, che voi tutti potete leggere sull’albo pretorio del Comune, vengono descritti come cittadini che pretendono la massima libertà di azione, con elementi vicini al libertinaggio. Una popolazione che deve convivere con una consistente presenza turistica la quale, a sua volta, pretenderebbe massima quiete e decoro anche a scapito della vita sull’isola. Nel mezzo la maggioranza silenziosa di cittadini che devono sopportare le altrui esigenze.

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Le amenità, la rilassatezza e l’ospitalità del luogo – si continua nella descrizione – si contrappongono alla sosta selvaggia, al non sempre puntuale rispetto del decoro, allo scempio edilizio, tanto da disegnare un’isola con due volti diversi, quasi schizofrenica, con il tessuto sociale al limite della perdizione dove solo la presenza di operatori di polizia locale riesce a garantire il precario equilibrio sopra citato.

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Che dire!!! Sapevamo di essere un popolo di “sciuonti” come ci definiva il compianto dott. Parascandola, ma che avessimo superato i limiti della pacifica convivenza civile e quasi di aver bisogno dell’intervento dell’esercito per ricondurci all’ovile, francamente non ce ne eravamo accorti.

Eppure l’esponente della maggioranza, Giovanni Villani, nella sua passeggiata di qualche giorno fa sul territorio, non aveva riportato una situazione sociale così drammatica, anzi, era estasiato da tanta bellezza, non solo paesaggistica, da tanta operosità, funzionalità e partecipazione sociale.

Insomma, per avere qualche soldo regionale si “sputtana” e si mortifica gente laboriosa di marittimi, pescatori, uomini e donne di quest’ isola.

Questa ennesima caduta di stile da parte dell’amministrazione comunale mi convince sempre di più che dobbiamo attivare tutte le energie positive e possibili di questo territorio per riuscire a dare dignità e futuro ai nostri concittadini. Gran parte del disordine che vige sul territorio, e che in parte possiamo pure condividere, oltre alla elevata densità abitativa e massiccia presenza veicolare, è dovuto alla assoluta mancanza di idee e di capacità di fare della nostra isola un paese dove si vive bene e dove anche i turisti possano trovare i giusti servizi, le giuste armonie e gli opportuni equilibri per una Procida che si ritiene sempre di più a vocazione turistico-culturale. Prima di chiedere “rinforzi” per reprimere gli eventuali abusi, c’è necessità che qualcuno ci dica che isola stiamo costruendo, a chi conviene mantenere l’isola nel disordine, quali iniziative a sostegno di una maggiore vivibilità, quale partecipazione e trasparenza per una maggiore convivenza sociale, quali idee per disegnare un futuro alle nuove generazioni. Altrove vedo coraggio e idee chiare nel cambiare i volti dei territori, qui solo approssimazione e disorientamento.

 

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