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“Perchè Barano non ha mai fatto il salto di qualità?”

di Michele D’Antonio

Cari Baranesi, un mese fa il Golfo ha pubblicato una mia lettera diretta all’avvocato Giuseppe Di Meglio; avevo scritto  chiaramente che le parole non erano mie, ma rappresentavano le vostre parole, cioè il vostro pensiero. Infatti, essendo  stato annunciato dalla stampa che l’avvocato si accingeva ad abbandonare Barano, e poiché lo stesso mi aveva scritto che questo doveva accadere in quanto lui era convinto che la sua famiglia non era stata apprezzata per l’impegno profuso nella politica, poiché io avevo già raccolto il vostro malcontento per il fatto che, in maniera inspiegabile ed incomprensibile,  non c’è mai stato a Barano alcun cambiamento, io mi ero semplicemente preoccupato che questa situazione avesse potuto diventare ancora più grave. Infatti, Barano, senza avere prima capito chiaramente  il suo passato politico, non potrebbe  mai  compiere una scelta consapevole e responsabile per il suo futuro. Potrebbe solo continuare a fare un altro salto nel buio, a occhi chiusi.  Per questo, avevo chiesto un chiarimento tra l’avvocato e i cittadini, un chiarimento diretto, di persona, non a mezzo stampa o tramite un’altra persona,  e gli avevo scritto chiaramente  “SE RIUSCIRAI A FARE QUESTO PASSO (il chiarimento), ESSI  (i Baranesi) SICURAMENTE TI APPREZZERANNO E LA VITTORIA SARA’ TUA ALLA PRIMA OCCASIONE”.  Visto il silenzio,  viene subito e spontanea la domanda: “ma veramente l’avvocato ha   paura della vittoria?”  Devo pertanto sottolineare e chiarire con forza, qualora ce ne fosse bisogno, che io gli avevo scritto queste parole per rassicurarlo del fatto che voi Baranesi lo avete sempre apprezzato e rispettato,  gli volete bene, non avete alcun pregiudizio nei suoi confronti, con tutto il cuore vorreste dargli a tutti  i costi l’onore di essere il primo cittadino e vorreste anche essere aiutati da lui per capire le ragioni  per cui solo  Barano fino a oggi non ha mai cambiato  la sua amministrazione comunale. Credo che voi tutti potete essere d’accordo sul fatto che la mia lettera aveva solo uno  scopo positivo, per i Baranesi e per l’avvocato. E non solo. Perché, in questo momento nel quale  Barano ha la fortuna di  avere un consigliere regionale, questo significa che tutti quanti noi, compreso l’avvocato,  abbiamo il dovere di non sciupare questa opportunità; tutti quanti dobbiamo collaborare per far crescere la fiducia e il consenso; tutti, compreso l’avvocato, dobbiamo evitare il nascere di un altro pur minimo malcontento;  tutti dobbiamo incoraggiare il consigliere  (o la consigliera) a difendere sempre di più gli interessi dell’isola e soprattutto di Barano. E allora, poiché il consigliere appartiene alla stessa famiglia,  può mai generare fiducia, simpatia e consenso la convinzione  espressa dall’avvocato  che “LA NOSTRA FAMIGLIA NON E’APPREZZATA PER L’IMPEGNO PROFUSO DEVE RESTARE AL DI FUORI”?  Perciò, a un tale scopo, dopo che avevo dichiarato di essere  soltanto il vostro  portavoce,  può mai essere stato il modo migliore rispondere alla mia lettera  con il silenzio del destinatario e con parole ingiuriose e offensive da parte di vari baranesi, tutti patologicamente dipendenti  dall’avvocato, e  più di tutti Pietro il meccanico, quasi a voler dire ai Baranesi  “Siete proprio scemi ? (in verità, la parola usata per la mia persona è stata ‘stronzo’)  Come vi permettete di chiedere spiegazioni? Forse l’avvocato non ha tutto il diritto di lamentarsi del fatto che la sua famiglia non è stata apprezzata per l’impegno profuso in politica?” Stando così le cose, cari Baranesi, molto probabilmente non ci sarà mai alcun chiarimento. Perciò, essendo io a conoscenza dei vostri desideri e facendomi ancora una volta vostro portavoce, gli comunico a vostro nome ancora una volta, forse per l’ultima volta, allo scopo di facilitargli il compito,  che “i Baranesi sono confusi e smarriti; essi  vorrebbero solo capire per quale motivo a Barano da 40 anni ha sempre comandato solo Gaudioso;  poi, essendoci stati nel gruppo dell’avvocato  tre persone candidate a diventare sindaco (Sebastiano Conte, Giovanni Migliaccio e Filippo Di Costanzo),  come è stato possibile  che tutte e tre queste persone, che erano state invitate a  rappresentare  e  a governare tutto il paese,  sono poi  completamente sparite da quel gruppo?; e inoltre, per quale motivo, col passare del tempo, dal gruppo  dell’avvocato sono state cacciate via oppure se ne sono andate via tante e tante altre  persone, fino ad arrivare alla selezione di soli circa 15-20 individui, apparentemente privi di intelligenza e di voce propria, cioè della possibilità di capire, decidere e poi parlare autonomamente, ma soprattutto privi di  considerazione e rispetto per Barano e i suoi abitanti? (nei riguardi di tutte queste persone, tutte rispettabili sul piano umano, non vorrei assolutamente usare parole poco gentili, ma è troppo forte e diffusa l’impressione che  neppure una sola volta queste persone hanno mostrato che il loro impegno era finalizzato all’interesse di Barano e non solo di chi li aveva invitati a entrare nella lista;  e forse, proprio  per questo stesso motivo, Gaudioso li ha sempre chiamato  soltanto ‘pupi, pupazzi, puparuoli e pappagalli’). Questo è tutto quello che i Baranesi vorrebbero capire. Aggiungo pure che questa volontà o questo desiderio non nasce dalla semplice curiosità, ma dal sentimento diffuso di impotenza e disperazione nel vedere che specialmente la nostra Barano, più degli altri Comuni  isolani,  pur vivendo prevalentemente di turismo da oltre 60 anni, non è  ancora riuscita a fare quel salto di qualità che avrebbe dovuto garantire al paese  la fama  di una località turistica all’altezza delle sue reali potenzialità,  e ai suoi abitanti una condizione di sicurezza e stabilità economica,  condizioni di vita dignitose e soprattutto un trattamento umano sul posto di lavoro. Per arrivare a una tale condizione, c’è bisogno urgente di un totale cambiamento della mentalità e dei comportamenti della classe politica. Perciò, ai fini di questo cambiamento, i Baranesi vorrebbero solo sapere che cosa essi possono ancora fare per capire bene e, quindi, poter scegliere meglio per il futuro”.

Vi prometto, cari Baranesi, che se per caso l’avvocato dovesse decidere di scendere in piazza per darci la soddisfazione di un chiarimento, se pure lo dovessero abbandonare tutti i suoi amici di merende, tutte quelle persone che si offendono e si arrabbiano quando  c’è da chiarire qualcosa, vale a dire tutti quelle persone che da tanto tempo hanno spacciato per amicizia ed impegno politico  il proprio esclusivo interesse personale, io sarò al fianco dell’avvocato, per incoraggiare sia lui che voi a cercare e a capire la verità. Infatti, sono convinto, come voi, che sia i politici che i cittadini da essi rappresentati, tutti hanno lo stesso diritto di essere rispettati e apprezzati, ma anche lo stesso dovere di rendere conto del proprio operato. Comunque, cari  Baranesi, anche se io mi dovessi stancare di chiedere sempre le stesse cose all’avvocato,  vi suggerisco allora di insistere anche voi stessi, collettivamente  o anche singolarmente,  per ottenere le spiegazioni che cercate, se veramente desiderate anche voi che, a Barano come dappertutto, la Politica non debba più essere soltanto l’arte dell’imbroglio, della truffa e della finzione, o un esercizio della  furbizia e dell’ ipocrisia che, quando poi arrivano al grado della perfezione, consentono a quelle persone che si autoproclamano POLITICI, di avere sulle labbra quelle cose che non hanno nella mente  e neppure nel cuore; infatti,  in virtù di quella perfetta ipocrisia, i cosiddetti POLITICI riescono disinvoltamente  a promettere, solo a parole, tante belle cose  che in realtà neppure hanno mai pensato e tantomeno hanno mai avuto la volontà di realizzare. A questo punto, visto l’articolo pubblicato dalla stampa il 4 febbraio nel quale l’avvocato, in risposta all’invito dei Baranesi alla prudenza ed al chiarimento (Il golfo – 7 gennaio), si è limitato a  ribadire con maggiore forza “io e la mia famiglia dobbiamo restare al di fuori delle candidature”, ed  ha affermato: “non ho ambizione a tornare nel consesso civico anche perché non avrei interlocutori con cui dialogare”  ,  “saremo a fianco di chiunque abbia a cuore la buona amministrazione, la trasparenza, la pacificazione reale”  e  “non ho rimpianti in quanto sono stato sempre sostenuto dall’appassionato sostegno di molti cittadini raccogliendo forti consensi anche se non sono arrivato al traguardo perché ho lottato da solo”, ebbene,  se lui ha veramente a cuore la trasparenza ed è veramente contento del sostegno appassionato e dei consensi raccolti, perché mai non è ancora sceso in piazza a spiegare ai suoi sostenitori come è mai potuto succedere che tutte le persone di cui si era circondato lo hanno lasciato  lottare da  solo? Chi sono quei vili e codardi che non lo hanno aiutato nella lotta?  Chi li aveva scelti,  lui o un’altra persona?  E  come mai, essendogli stato chiesto un chiarimento da parte dei Baranesi, neppure in quegli stessi  suoi  sostenitori, ai quali per tutta la sua vita politica lui, con tutta la sua famiglia, ha chiesto e ottenuto amicizia e appoggio elettorale, come mai neppure in quei sostenitori, compreso me,   non riesce a riconoscere un interlocutore con cui accettare di dialogare? Possibile che solo oggi, dopo un’intera vita politica, sente il bisogno di comunicare a mezzo stampa che non ci sono interlocutori all’altezza della sua persona?  Ed in ogni caso, perché non ha provato ancora a chiarire almeno,  se è vero oppure no, quello che  ha detto Dionigi, che cioè il dialogo dell’avvocato  è stato caratterizzato prevalentemente da denunce penali? Ad ogni modo, cari amici Baranesi, di fronte a tutti questi dubbi, ma specialmente di fronte alla indubitabile certezza che non c’è mai stata né la buona amministrazione, né  la trasparenza e neppure la minima pacificazione, molto probabilmente dovremo rinunciare a sapere la verità, viste le insuperabili difficoltà  ad interloquire (cioè a parlare in faccia)  anche con i propri amici e fedeli sostenitori. Perciò, solo per invitarlo ancora una volta ad una sempre maggiore maturità e responsabilità, devo rappresentare, nel segno dell’amicizia e della lealtà, al caro avvocato, notabile e di alto spessore, che forse egli è stato ancora una volta vittima di quell’atteggiamento di chiusura, superiorità ed eccessiva sicurezza che impedisce a talune persone di  confrontarsi, di accettare il contraddittorio e le costringe a giudicarsi da se stesse e ad assolversi sistematicamente, senza mai arrivare a riconoscere un solo, eventuale proprio errore. In poche parole, poiché tanti Baranesi sono già arrivati alla convinzione che il primo ed unico a non voler raggiungere il traguardo è stato l’avvocato, poiché poi non  tutti gli altri Baranesi hanno ancora percepito l’eroicità di quella  sua riferita lotta, da solo contro tutti, tutti quanti i  Baranesi  vorrebbero solo essere spiegato, con parole semplici, razionali e comprensibili, il motivo del mancato raggiungimento di quel traguardo. Ma questo, solo dopo aver lasciato da parte ogni  auto-riverenza, auto-ossequio ed  auto-esaltazione, parlando semplicemente, faccia a faccia con le persone e guardandole negli occhi, usando parole che escono dal cuore e non solo dalla bocca e senza più affidare alla prima auto-intervista, in maniera inadeguata, ambigua e confusionaria, le risposte che i Baranesi si aspettano da lui. A proposito poi di questa citata recente intervista, voglio comunicargli subito, per invitarlo a ben riflettere, che  diversi  Baranesi già sono convinti che è stato imprudente ed irresponsabile, da parte dell’avvocato, annunciare a mezzo stampa il 4 febbraio  che i Di Meglio si ripropongono di schierarsi ‘al fianco di chiunque abbia a cuore la buona amministrazione, la trasparenza e la pacificazione reale’. Infatti, se fino ad oggi non è mai riuscita nessuna strategia operativa, schierandosi in testa, in coda o anche nascosti, l’operazione non riuscirà neppure schierandosi di fianco e, preannunciarlo oggi, senza aver prima dato una prova soddisfacente  della propria trasparenza, della correttezza del proprio operato e di una  sincera volontà di pacificazione reale, significa soltanto spingere con forza,  già da oggi,  i Baranesi nelle braccia di Gaudioso, per garantirne ancora una volta la vittoria (la decima consecutiva  – 2017).  Infine, se è vero che il parlare chiaro è fatto per gli amici, io credo di aver parlato sempre chiaro. A causa di questa mia chiarezza, i suoi amici di merende  hanno già chiamato  ‘stronzo’ me e, quindi, ogni baranese che vuole capire  meglio;  lui,  dopo avere già spiegato che sono diventato zoppo,  mi ha chiamato  ‘ghost writes’ in quello stesso articolo del 4 febbraio; e allora, poiché io non conosco il tedesco, ci potrebbe  dire l’avvocato, brevemente, in italiano e con parole semplici, se apprezza e condivide oppure no questo ennesimo invito da parte mia  ad un amichevole incontro chiarificatore, fatto anche a nome  di tutti quegli altri zoppi che vivono a Barano?

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