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Ecco perché raccontiamo l’altro Natale

Il compianto fondatore e Direttore di questa testata, Domenico Di Meglio – non c’è isolano che oggi faccia il giornalista per mestiere, ovviamente parlo di quelli della mia generazione, che non gli deve un grazie solenne e a “loop” – aveva una tradizione che rispettava sempre. Il giornale del 24 dicembre, quello della vigilia di Natale, doveva essere “buonista”: nessuna cattiva notizia, soltanto belle cose, auguri di Natale e propositi di un domani migliore. Una roba un po’ difficile, visto che spesso ad attirare l’attenzione è ben altro, ma era un suo dettame chiaro al quale volente o nolente non ci si poteva sottrarre. E quella consuetudine è rimasta, anche perché nessuno si sarebbe mai sognato di andare ad interrompere una consuetudine voluta dal nostro Direttore.

Siamo rimasti allineati e coperti dinanzi alla tradizione, ma non abbiamo potuto resistere a fare un minimo di strappo alla regola. Raccontando l’altro Natale, quello che vivranno i residenti nella cosiddetta zona rossa oltre agli sfollati. Se ognuno di noi provasse a mettersi un solo minuto nei loro panni, pensando a questa sera o alla giornata di domani, beh forse la voglia di festeggiare allegramente fottendocene di tutto il resto ci passerebbe. E allora ecco che con la prima pagina di oggi abbiamo quasi voluto lanciare un piccolo segnale, augurandoci che questo Natale possa essere non soltanto un motivo di divertimento, di comunione, di abbuffate a tavola e per chi ci crede di preghiera. Ma anche, se non soprattutto, l’occasione per dedicare un pensiero a chi avrà ben poco da festeggiare e magari lo farà lo stesso. Facendo seguire, a quei pensieri, qualche buona azione. Dal 21 agosto in poi ce ne sono state, per carità, ma si può fare e dare di più. Anzi, si deve. Buon Natale a tutti i nostri lettori da parte di tutti noi.

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