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Perse l’uso del braccio, maxi risarcimento per un’ischitana

Dopo un intervento chirurgico eseguito all’ospedale Cardarelli per curare una grave frattura alla spalla, una donna ha riportato una paralisi permanente dell’arto dominante. Il Tribunale, al termine di una lunga istruttoria, ha accertato le responsabilità della struttura sanitaria

Una vicenda iniziata da Ischia e approdata nelle aule del Tribunale di Napoli si è conclusa con una sentenza che riconosce un risarcimento complessivo di oltre 580mila euro a favore di una donna dell’isola che, a seguito di un intervento chirurgico eseguito all’ospedale Cardarelli, ha riportato la perdita funzionale del braccio destro, l’arto dominante. La decisione dei giudici arriva al termine di un lungo iter giudiziario avviato dopo quanto accaduto nell’estate del 2018. La protagonista della vicenda, residente a Ischia, era stata trasferita presso il principale ospedale napoletano dopo aver riportato una grave frattura pluriframmentaria del collo omerale associata a una lussazione della spalla. Gli accertamenti effettuati al momento del ricovero avevano escluso la presenza di deficit neurologici preesistenti, delineando un quadro clinico che, pur complesso, non presentava compromissioni a carico dei nervi dell’arto interessato. Nel luglio dello stesso anno la paziente venne sottoposta a un intervento chirurgico per l’impianto di un’endoprotesi di spalla. Prima dell’operazione fu eseguito un blocco del plesso brachiale per via interscalenica, procedura anestesiologica utilizzata per garantire il controllo del dolore durante e dopo l’intervento. È però nella fase successiva all’operazione che la situazione cominciò a complicarsi.

Determinante la consulenza tecnica che ha ricostruito le complicanze emerse durante e dopo l’operazione. Riconosciuti anche i danni subiti dal figlio convivente e i costi dell’assistenza futura

Al risveglio, infatti, la donna manifestò una grave difficoltà motoria all’arto superiore destro e l’impossibilità di muovere le dita della mano. Contestualmente venne riscontrata anche una lussazione della protesi appena impiantata. I sanitari tentarono inizialmente una riduzione della lussazione, ma il tentativo non ebbe esito positivo e si rese necessario un nuovo intervento chirurgico per rimuovere e riposizionare la protesi. Quando la paziente lasciò l’ospedale, la documentazione clinica riportava una diagnosi di frattura-lussazione della testa omerale destra accompagnata da una sofferenza motoria e sensitiva dell’arto superiore. Nei mesi successivi il quadro si sarebbe però rivelato molto più grave. Le visite specialistiche e gli approfondimenti diagnostici eseguiti dopo il rientro a Ischia confermarono infatti la presenza di una severa lesione del plesso brachiale destro, con una paralisi completa del braccio dominante e conseguenze permanenti sulla vita quotidiana della donna. A quel punto la paziente decise di rivolgersi alla magistratura, affidando la propria tutela all’avvocato Vincenzo Liguori. Nel corso del procedimento civile è intervenuto anche il figlio della donna, convivente con la madre, che ha chiesto il riconoscimento dei danni riflessi derivanti dalle conseguenze subite dal proprio familiare. L’istruttoria disposta dal Tribunale ha previsto una consulenza tecnica d’ufficio che ha ricostruito nel dettaglio le fasi dell’intervento e del successivo decorso clinico. Secondo quanto emerso dagli accertamenti peritali, la paziente avrebbe riportato una lesione iatrogena del plesso brachiale, con responsabilità attribuite alla struttura sanitaria sia per il probabile danneggiamento dei nervi durante le procedure chirurgiche sia per una gestione diagnostica e terapeutica ritenuta non adeguata nella fase post operatoria. Sulla base delle conclusioni dei consulenti, il Tribunale di Napoli ha quindi riconosciuto la responsabilità dell’ospedale Cardarelli per la paralisi dell’arto superiore destro e ha disposto un risarcimento complessivo pari a 581.356,40 euro. Nella somma rientrano il danno subito direttamente dalla donna ischitana, il ristoro riconosciuto al figlio per le conseguenze patite in ambito familiare e le spese necessarie per l’assistenza domiciliare di cui la paziente dovrà continuare ad avvalersi.

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