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Il pesce all’acqua pazza e l’acqua usata da pazzi

A proposito di San Francesco, si narra che un pescatore gli regalasse una tinca appena pescata. Francesco accettò, ma subito dopo rigettò il pesce nell’acqua, cantando le lodi di Dio. Il pesce non si allontanò, rimase nei pressi, giocherellando col Santo. Nel Cantico delle Creature possiamo leggere “ Laudato sii, mio Signore, per sor’acqua/ la quale è molto utile et luminosa et pretiosa et casta”. Così predicava S.Francesco, tanto amato dall’attuale Papa: Con uno come Lui, staremmo ben attenti all’uno e all’altro bene: l’acqua e il pesce. Invece abbiamo l’EVI e 6 Comuni. Metto insieme due argomenti all’ordine del giorno: la capotica decisione dell’Amministrazione comunale d’Ischia (bocciata inevitabilmente dal Tar) di penalizzare i pescatori di Procida rispetto a quelli di Ischia (con articolazioni di orari discriminanti) e l’assoluta inerzia dei Comuni isolani rispetto alla drammatica situazione di carenza d’acqua, dovuta alla siccità. E’ dunque folle ed incomprensibile emettere ordinanze chiaramente illegittime, così come è irresponsabile e folle infischiarsene della carenza d’acqua.

Siamo, ancora una volta, di fronte ad un analfabetismo amministrativo. Facciamo “acqua” sotto il profilo delle decisioni concrete per la razionalizzazione delle risorse del Paese. Voglio ricordare ai lettori che l’Azienda che nella città di Napoli si occupa dell’erogazione dell’acqua pubblica si chiama (profeticamente) Abc. Siamo veramente all’Abc dei criteri amministrativi. Ma mentre perlomeno l’Azienda napoletana ha emanato un “decalogo” per i cittadini, che indica un modo corretto di utilizzare il bene pubblico “acqua” ( moral suasion), qui sull’isola l’EVI ( Ente Valorizzazione Idrica) si limita a pubblicizzare un risultato economico di bilancio in utile ( ma rumors parlano di forti contestazioni sull’attendibilità dei dati) e le numerose manovre che gli addetti devono continuamente effettuare per un’equilibrata distribuzione dell’acqua per zone. Non vorremmo che ci si limitasse a gonfiare “ad libitum” il lavoro straordinario. Siamo comunque consci che, a fronte degli attuali 28.000 M3/giorno ce ne vorrebbero 10.000 in più. Come siamo consci che, per la gravità della situazione, il Governatore della Campania De Luca ha dovuto chiedere al Governo lo Stato di calamità (soprattutto per i danni all’agricoltura). Venisse mai in testa all’Evi stesso e ai 6 Comuni di emanare un’unica concordata ordinanza per limitare l’uso irrazionale e dissipatorio dell’acqua pubblica, in questo periodo emergenziale! Sono forse allarmisti gli altri numerosi Comuni d’Italia che hanno sentito il dovere di emettere ordinanze per avvertire i cittadini che non bisogna sprecare acqua per lavare auto (ad eccezione degli autolavaggi), per riempire piscine (perlomeno quelle mobili), per lavare cortili e piazzali privati, per innaffiare giardini e per altri usi non indispensabili? Mi si dirà che sono misure inefficaci in quanto è difficile il controllo e la repressione sanzionatoria. Sì, però, se nemmeno si applica un deterrente, se nemmeno richiamiamo la pubblica attenzione sul grave problema, il problema si incancrenisce e la sensibilità dei cittadini va sottozero!

Anche il Comune di Roma, pentastellato, ha emanato un’ordinanza del genere (finalmente un Raggi di sole|) soprattutto in considerazione del fatto che si sta troppo attingendo acqua dal Lago di Bracciano, che rischia un eccessivo disseccamento. E’ peregrino chiedere all’Evi di investire i 6 Comuni del problema e suggerire un’ordinanza unica? E dall’“acqua pazza” (pazza perché a volte arriva, a volte no) passiamo al pesce (o pescato) che, come si sa, quasi sempre “puzza dalla testa”, soprattutto se la “testa” non pensa o pensa solo a basse manovre clientelari-elettorali. Vogliano un attimo riflettere sulla problematica della vendita del pescato? Prendiamo, ad esempio, il  “Manuale per la vendita diretta del pescato”, elaborato da A.S.P.e.A. ( Azienda Speciale pesca Agricoltura della Camera di Commercio di Ancona). Ci riferiamo a quantità entro un quintale/sbarco/giorno per peschereccio, in banchina ( su barca) o in locali attrezzati allo scopo,dal produttore al consumatore. Sono esclusi, da questo tipo di vendita, i molluschi bivalvi vivi ( MBV). I Regolamenti CEE di riferimento sono il 178/2002, 852/2004 e 853/2004. Il concetto base è che il pescatore è – a tutti gli effetti – un operatore del settore alimentare. La produzione primaria di questa tipologia alimentare prevede una serie di fasi di lavorazione: macellazione, dissanguamento, decapitazione, eviscerazione, taglio delle pinne, refrigerazione, confezionamento, trasporto e magazzinaggio. Ci sono precisi requisiti che i pescherecci devono avere ( per esempio lo stoccaggio deve avvenire quanto più lontano è possibile dalla zona di lavoro; il punto di alimentazione dell’acqua deve essere posizionato in modo da non contaminare l’approvvigionamento idrico). Può essere utilizzata, per la pulizia del pesce, sia acqua potabile che acqua marina pulita; per lo stoccaggio deve essere utilizzato ghiaccio bianco ed inodoro. E non stiamo ad elencare tutte le altre norme, relative alla formazione ed igiene del personale e tanti altri aspetti. Sarebbe ridondante per un articolo di giornale, ma non lo è affatto per un amministratore pubblico che voglia decidere sul settore. C’è poi un concetto di fondo che ci preme sottolineare: tutti hanno diritto di “ campare”, di produrre reddito; il pescatore di Procida come quello di Ischia, il pescatore della cooperativa come il negoziante di pesce a posto fisso. Tutti devono ugualmente rispettare norme e fiscalità. E’ un meccanismo dagli equilibri delicati e precari; se amministratori disinformati, superficiali, attenti solo al tornaconto elettorale ci mettono impropriamente le mani, questi equilibri saltano e capita di incorrere nelle bocciature del Tar o di qualunque altra bilancia della Giustizia.

Franco Borgogna

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