CRONACAPRIMO PIANO

Pestaggio nel bar, il giovane foriano interrogato dal gip

Ieri mattina il faccia a faccia alla presenza dei difensori di fiducia Gianluca Migliaccio e Nicola Albano: il 21enne ammette le propri responsabilità ma ha anche sottolineato alcuni aspetti della vicenda

Si è svolto ieri mattina, alla presenza dei difensori di fiducia avvocati Gianluca Migliaccio e Nicola Albano, l’interrogatorio del 21enne foriano L.N., finito agli arresti domiciliari a seguito di un’indagine condotta dai carabinieri della locale stazione e culminata in un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Napoli con l’accusa tra l’altro di lesioni gravissime. I fatti contestati al ragazzo risalgono allo scorso 16 dicembre quando lo stesso – all’interno di un bar ubicato nel centro del Comune del Torrione – pestò in maniera violenta un coetaneo colpevole, secondo la ricostruzione dei fatti oggetto di attività investigativa, di aver difeso il genere femminile oggetto di insulti da parte di L.N. Un gesto, questo, che costrinse la vittima dell’aggressione a dover essere addirittura sottoposto ad un intervento chirurgico con conseguente prognosi di 45 giorni. Il faccia a faccia col gip è stato fissato davvero a tempo di record e comunicato ai legali del foriano già poche ore dopo l’esecuzione dell’ordinanza.

E ieri mattina non sono certo mancati gli spunti significativi e degni di nota nel corso del predetto interrogatorio. L.N. ha risposto alle domande del magistrato senza avvalersi della facoltà di non rispondere. Si parte da un presupposto: le immagini di videosorveglianza dell’esercizio commerciale sono chiare nel documentare l’aggressione ma – come hanno osservato gli avvocati Migliaccio e Albano – non contengono l’audio e dunque non consentono di chiarire gli scambi verbali che hanno preceduto il fattaccio. E infatti l’indagato, pur mostrandosi sinceramente pentito dell’episodio, ha dato una ricostruzione diversa degli eventi: L.N. infatti ha parlato di notevoli provocazioni subite nei minuti precedenti dalla persona rimasta vittima dell’aggressione, e che analoga circostanza si era verificata anche anni addietro. Un particolare, questo, tutt’altro che trascurabile perché una versione decisamente diversa contenuta nell’ordinanza firmata dal gip ha avuto un peso determinante per l’emissione della misura cautelare. Il riferimento è a T.B. uno dei testimoni, che in sede di interrogatorio ha riferito “di un pregresso litigio che vi era stato tra l’indagato e la sua vittima alcuni anni addietro, anche in quel caso sfociato in una reazione probabilmente smodata da parte di L.N. che aveva colpito con una mazza (omissis…) al sopracciglio, ferita che aveva richiesto una medicazione con alcuni punti di sutura”.

L.N. ha riferito di essere stato provocato dal suo “avversario” e che lo stesso avrebbe insultato la madre e le sorelle. Una versione totalmente diversa a quella riportata nell’ordinanza cautelare è stata anche data rispetto ai dissapori di alcuni anni orsono

Qui sia l’indagato che i suoi difensori hanno battuto con forza sul fatto che in primo luogo T.B. non fosse presente nel bar la sera in sui si consumò l’aggressione ma sottolineato anche un altro importante aspetto: come riportato in un verbale prodotto dagli avvocati l’episodio incriminato risalente ad alcuni anni fa è stato riassunto in maniera completamente diversa. Secondo questa ricostruzione, infatti, sarebbe stato proprio il padre di L.N. ad allontanare la vittima dell’aggressione dall’esterno della sua abitazione, nella quale a un certo punto – dopo essersi arrampicato sul cancello e denudato – aveva mostrato i genitori alla madre ed alle sorelle minori del giovane foriano finito ai domiciliari, ingiuriando le donne di famiglie con espressioni ingiuriose ed inequivocabili. Un gesto intollerabile che certo poi ha contribuito non poco a lasciare rapporti tutt’altro che cordiali nel tempo tra i due ragazzi foriani. In sede di interrogatorio L.N. ha voluto aggiungere anche un altro dettaglio: in passato ha avuto problemi al femore, per i quali si rese necessario anche un intervento chirurgico. Il “rivale” con un colpo all’anca lo avrebbe spaventato non poco e questo – accompagnato alle ingiurie che a suo dire sarebbero state proferite nei confronti di madre e sorelle e al rancore mai sopito per i fatti di alcuni anni orsono – lo ha portato a scoppiare ed a colpire l’odiato avversario con una serie di pugni al volto. Insomma, la questione sarebbe questa: il foriano finito ai domiciliari ammette le sue responsabilità legate a quel momento di follia, ma tiene a precisare che certo dall’altra parte della barricata non ci sia uno “stinco di santo”.

Al termine gli avvocati hanno chiesto una misura meno afflittiva per il loro assistito, dovesse essere negata ci sarà il ricorso al Tribunale del Riesame

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Gli avvocati Gianluca Migliaccio e Nicola Albano hanno poi obiettato anche sull’accusa di lesioni gravissime che viene contestata al proprio assistito, osservando al gip che la stessa può essere avanzata solo in caso di perdita di un arto o capacità di procreare, circostanze che nel caso di genere non si sono assolutamente verificate. E c’è da obiettare, sempre secondo i legali, anche sulla prognosi. Quella di 45 giorni riportata nell’ordinanza di custodia cautelare, infatti, non farebbe fede né tantomeno sarebbe da prendere in considerazione: quella valida fa sempre riferimento al pronto soccorso, dove la vittima si recò poco dopo l’aggressione e parlava di 30 giorni. La seconda, invece, è da attribuire all’ospedale di Maddaloni nel quale il ragazzo si recò il giorno 18 dicembre. In conclusione, i difensori di L.N. hanno chiesto una misura meno grave per il loro assistito: la speranza, ad esempio, è che gli arresti domiciliari possano essere sostituiti dall’obbligo di firma o anche dal divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, visti i rapporti ormai incancreniti tra le parti. Il gip, dal canto suo, ha trasmesso atti e richiesta di cui sopra al pm per il parere del caso prima di pronunciarsi. Se non dovessero arrivare buone notizie, la strada del ricorso al Tribunale del Riesame è praticamente già “tracciata”.

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