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Philoxenia, l’incontro conclusivo ai Ravino con il preside e scrittore Ciro Raia

Dalla redazione

Forio – Come si trasforma un giardino in un luogo produttore di economia sostenibile: il caso Giardini Ravino. E’ stato questo il focus del progetto di alternanza scuola- lavoro dal titolo “Philoxenia”. Protagoniste le studentesse della IV A del liceo Linguistico che, guidate dalla professoressa Anna Verde, hanno seguito un’introduzione al concetto di turismo, con specifico riferimento all’anno europeo del Turismo sostenibile. Dopo aver partecipato a una serie d’incontri  con Luca D’Ambra ed Elettra Carletti,  per comprendere la storia e le attività dei Giardini Ravino, hanno partecipato all’organizzazione di “Meristema” giunto quest’anno alla X edizione. Hanno così inteso come si crea un evento e hanno organizzato, a loro volta, un incontro con il preside scrittore Ciro Raia, tenutosi proprio ai Giardini Ravino. Un progetto, quindi, suddiviso in tre fasi; durante la prima la classe, tutta al femminile, ha potuto intendere come quello dei giardini Ravino sia un piccolo modello di economia ecosostenibile, una realtà importante per l’isola. Oggetto di studi per questa decima edizione di “Meristema” è stato, inoltre, il filosofo Henry David Thoreau la cui storia, a 200 anni dalla nascita, ha fatto appassionare le studentesse che l’hanno approfondita anche tra i banchi di scuola. La seconda fase ha visto una due giorni di un laboratorio di scrittura creativa con Isabella Puca, al termine del quale le studentesse hanno scritto un racconto ispirato alla meraviglia dei Giardini Ravino. E’ stato proprio durante l’incontro con lo scrittore Ciro Raia che i due racconti considerati migliori,  gli elaborati di Martina e di Veronica, sono stati letti, in pubblico, a voce alta. La terza fase del progetto ha visto l’organizzazione di quest’ultimo appuntamento dal titolo “Ogni cosa che puoi immaginare la natura l’ha già creata, e noi la raccontiamo!”. Accolto ai Giardini Ravino il preside – scrittore Ciro Raia, accompagnato dalle ragazze che hanno fatto da guida, ha potuto conoscere la storia di quest’eccellenza ambientale isolana e il progetto che lo ha visto coinvolto.  «Sono reduce da oltre 40 anni di scuola, – ha detto loro nella sala Moby Dick – come professore e come preside; quando ero studente un’opportunità simile non sarebbe stata possibile. Un mio maestro, sfruttando il mio modo di esprimermi, voleva che imparassi a memoria dei temi, scritti da me e corretti da lui, perché secondo lui così facendo avrei potuto scrivere qualsiasi cosa. In seconda media mi diedero da scrivere un tema dal titolo “un’avventura che t’ha colpito” scrissi dei funerali di mia nonna e le professoresse chiamarono i miei genitori perché incredule che potessi scrivere così». “I libri nascono per caso, ma bisogna essere fortunati” è questa la prima lezione che Raia ha voluto consegnare alle ragazze, entusiaste di questo primo approccio con la scrittura creativa. Dopo aver collaborato per numerose testate come ad esempio “Paese sera” una casa editrice scolastica chiese a Raia di scrivere una monografia sulla Campania, «fu così che entrai così nel mondo dell’editoria scolastica, ma non mi bastava. Gli editori scolastici sono molto sensibili alle mode. Così iniziai a scrivere saggi storici e quello che mi ha fatto conoscere a un pubblico più ampio è stato “1799” scritto in occasione del centenario della Repubblica napoletana».

Subito dopo pubblicò “Giovanna I d’Angiò donna e regina dolorosa” e poi ancora un romanzo dal titolo  “Il paese di asso di bastone”. «In questo che chiamo racconto lungo – racconta ancora il prof. Raia – racconto della mia infanzia, del paese dove sono nato.  Tutti pensavano che asso di bastoni fosse un camorrista, ma era mio padre che, sentendosi male durante una partita a carte, continuava a ripetere “getto l’asso di bastoni e me ne vado”». Ultimo libro pubblicato da Raia è “Diario di un preside” il racconto di un’esperienza di scuola, condita di avvenimenti quotidiani, animata da alunni, genitori, docenti e personale ATA, attraversata da riflessioni, non sempre prorompenti entusiasmi, sul difficile mondo dell’istruzione pubblica. «La vita è fatta d’incontri e, se si hanno buoni maestri, la strada può aggiustarsi e uno dei  miei maestri è stato Nino Piro, un educatore del Rione Sanità che, negli anni ’80, s’inventò una scuola con classi aperte, fatta d’integrazione in cui gli studenti venivano trattati da uomini e donne. Un’altra personalità di riferimento è stato Gaetano Arfè che mi diceva “Nelle storie deve entrare il sapore della vita”. È così che ho scritto “12 in piazza”, 12 racconti avvenuti in una cittadina posta ai piedi del Vesuvio, Somma Vesuviana, tra ricordi personali e amore per i libri. L’esercizio dello scrivere passa attraverso l’esercizio della lettura il percorso da voi iniziato mi convince, avrei voluto dei colleghi aperti a esperienze e innovazioni». Dopo la lettura dei due racconti migliori, esperienza che ha entusiasmato lo stesso Raia, l’argomento di discussione è stato quello dell’alternanza scuola – lavoro, un’innovazione introdotta con la buona scuola che sta dando filo da torcere a studenti e professori.  «L’alternanza scuola lavoro è una cosa orrenda, – ha concluso Raia – ma quest’esperienza vi aiuta a esprimervi in un certo modo. Il vero cambiamento è la disponibilità a mettersi in gioco.  La paura della scuola è quella di confrontarsi, di rompere quell’equilibrio che ha raggiunto; il problema della scuola è quella porta chiusa. Vi lascio una regola di vita: non abbiate paura di confrontarvi e nelle parole metteteci tutta la vostra passione»

 

 

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