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Piangono le casse comunali, a Ischia allarme bis dei revisori dei conti

Dalla relazione del collegio emerge una preoccupante situazione finanziaria: e per cercare di tappare le falle, si propone addirittura di aumentare l’imposta di soggiorno per il triennio 2020/2022

Non era bastata quella relativa al preventivo, adesso arriva l’allarme rosso dei revisori dei conti del Comune di Ischia anche relativamente al bilancio consuntivo, che sarà votato dal civico consesso nella seduta in programma il prossimo 14 giugno. Perché se è vero che nelle conclusioni dell’organo di revisione – composto dal presidente Luigi Maiorano e dai componenti Giuseppe Canzano e Pietro Cadolini – si esprime parere favorevole per l’approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2018, è altrettanto indubbio che ci sono una serie di osservazioni che preoccupano non poco per quanto riguarda lo stato di salute dell’ente pubblico di via Iasolino.

 C’è un capitolo denominato “irregolarità non sanate, rilievi, considerazioni e proposte” che è contenuto a pagina 27 della relazione che è stata trasmessa come da prassi a tutti i consiglieri comunali. Nel testo si legge che “si raccomanda l’amministrazione: di rispettare tutte le tempistiche individuate nel piano di razionalizzazione delle società partecipate; di sollecitare gli organi di controllo e amministratori delle società partecipate a trasmettere nel più breve tempo possibile la documentazione circa la verifica dei crediti e debiti reciproci (tra ente e società partecipate), affinché possa essere concluso tale adempimento entro il termine dell’esercizio finanziario in corso come previsto dalla normativa vigente; di provvedere al completamento dell’aggiornamento della valutazione dei beni patrimoniali e dell’inventario entro il corrente anno, in quanto il conto del patrimonio non rispecchia la situazione reale perché alcuni beni non sono stati rivalutati; di incrementare la capacità di riscossione delle entrate tributarie dell’ente, in particolare quelle relative alla Tarsu/Tares/Tari”.

Già così il quadro sarebbe decisamente allarmante ma non è tutto. Nel passaggio successivo sono ancora più evidenti i rilievi, i suggerimenti e gli input che dettano i revisori i quali scrivono: “L’ente non ha provveduto al reintegro dell’anticipazione di cassa e dei fondi vincolati di cassa utilizzati. Difatti si riscontra una esigua capacità di riscossione dei crediti che comporta un accumulo considerevole di residui attivi e pertanto una costante mancanza di liquidità dell’ente ad utilizzo costante dell’anticipazione di cassa di tesoreria con aggravio di oneri finanziari. Occorre provvedere ad ampliare gli interventi necessari per incrementare la liquidità disponibile dell’ente, quali l’utilizzo degli strumenti deflattivi del contenzioso tributario; l’implementazione delle azioni di riscossione coattiva quali il fermo amministrativo, il pignoramento della disponibilità verso terzi; il recupero degli importi già anticipati in conto investimenti verso la Regione Campania divenuti di valore significativo (circa tre milioni di euro)”.

Attenzione, però, perché non è ancora finita nel senso che arriva anche la cosiddetta ciliegina sulla torta. Rimarcano i revisori: “Nel caso le richiamate azioni non dovessero produrre gli auspicati effetti, è opportuno procedere in sede di bilancio 2020/22 ad aumentare le aliquote dell’imposta di soggiorno, unico tipo di imposizione fiscale con gettito di liquidità immediato e sicuro”. Insomma, secondo i revisori bisognerebbe mettere addirittura in atto una misura che, in tempi di crisi del genere, finirebbe con il nuocere in maniera pesante su un settore come quello del turismo.

La relazione del terzetto di revisori sembra una sorta di “sequel” di quanto già accaduto ad aprile, quando il consiglio comunale di Ischia si trovò costretto a dover votare il bilancio preventivo. Anche nella circostanza il giudizio fu tutt’altro che lusinghiero, nella relazione si leggeva tra l’altro che “Il collegio rileva: che l’ente si trova in stato di illiquidità dovuta al perdurare dell’esigua riscossione dei residui attivi (crediti). Tale situazione comporta la necessità sia di anticipazione di tesoreria che di anticipazione di cassa sui fondi vincolati e in entrambi i casi non vi è ripiano alla fine degli esercizi di competenza: che l’ente prudenzialmente ha accantonato un fondo per passività potenziali ma non vi è contezza dell’ammontare del contenzioso in essere né pertanto dei debiti fuori bilancio, ed entrambi possono sottrarre ulteriore liquidità”. Nella circostanza dalle colonne del nostro giornale sottolineammo come quando si parlava di esigua riscossione dei residui attivi il riferimento era diretto a una serie di somme che l’ente di via Iasolino deve recuperare da terzi ma che difficilmente recupererà. Per una serie di motivi di svariata natura che probabilmente non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricordare: vuoi perché si tratta di soggetti magari non “aggredibili”, vuoi per altre cause. Questo era stato il primo campanello d’allarme, prima che arrivasse il secondo. Insomma, l’aria che tira proprio non è delle migliori.

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