CULTURA & SOCIETA'

Pinna nobilis a rischio estinzione! Dalla SZ “A. Dohrn’ di Ischia una task force per salvare la specie da un parassita killer

I risultati emersi da un intenso lavoro di ricerca sugli esemplari presenti nei fondali marini del Regno di Nettuno hanno spinto a schierare un gruppo di ricercatori per fermare la moria di un formidabile potenziatore di biodiversità

C’è una specie simbolica ed endemica, nei nostri mari, che rischia l’estinzione. E’ la nacchera di mare, la Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo. Già colpita, negli ultimi decenni, dal prelievo illegale a uso alimentare e ornamentale, da odiose pratiche invasive (modificazioni del litorale, inquinamento, ancoraggio selvaggio, utilizzo della pesca a strascico) e dal declino del suo habitat naturale di riproduzione (come le praterie di Posidonia), la Pinna nobilis ha oggi un nuovo nemico. Un parassita killer, l’Haplosporidium pinnae, in grado di colonizzare l’apparato dirigente e interferire sui processi vitali della specie. Fino a indebolire progressivamente la vittima e provocarne il decesso con implacabile efficacia. .

Il fatale processo avverrebbe in un tempo rapido, da uno a tre mesi. I sub e gli amanti dei fondali marini del nostro golfo si sono subito accorti di quanto stava accadendo: fenomeno reso ancora più evidente dalla lenta o assente reazione di chiusura della conchiglia quando un corpo esterno le si avvicina, comportamento tipico di una specie che muove le valve per incanalare l’acqua e filtrare i nutrienti che le permettono di alimentarsi. Oltretutto, non riuscendo più a chiudere la sua conchiglia, si mette fuori gioco ogni possibilità di difendersi dai predatori. Una volta infetto, la morte del mollusco è quasi certa. Se gli scienziati non troveranno un modo per fermare tutto questo in tempi brevi, la Pinna nobilis potrebbe estinguersi per sempre.

Sono proprio i ricercatori, adesso, a lanciare l’allarme. La moria è confermata infatti da uno studio della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli che ha dato vita all’articolo: “Tracking a mass mortality outbreak of pen shell Pinna nobilis populations: A collaborative effort of scientists and citizens”, pubblicato per la prestigiosa rivista scientifica Scientific Reports. L’ente di ricerca fondato nel 1872, con una sede distaccata sull’isola d’Ischia, ha da sempre giocato un ruolo di primo piano nello studio delle specie ad alto rischio di estinzione e continua a essere in prima linea in tale attività grazie alle elevate competenze scientifiche e alla sua posizione strategica al centro del bacino del Mediterraneo. Grazie al coinvolgimento di numerosi network scientifici messi in campo dall’UE per la conservazione della biodiversità marina e la tutela ambientale, le popolazioni della Pinna nobilis sono state censite, costantemente monitorate ed osservate per valutare il grado di correlazione tra lo stato ecologico dell’animale (resistenza, resilienza, rischio) e il grado di impatto antropico. In questi network la Stazione Zoologica Anton Dohrn è presente con lo scienziato Francesco Paolo Patti, inserito in un gruppo di 29 ricercatori, quattro dei quali italiani, provenienti da diversi paesi del Mediterraneo. Tale team, attraverso un piano mirato di citizen science, ha condotto ben 251 osservazioni, da Settembre 2016 ad Aprile 2018, a cui vanno aggiunti i preziosi contributi arrivati direttamente da cittadini coinvolti attraverso un intenso monitoraggio.

Le indagini sulle popolazioni di Pinna nobilis del Golfo di Napoli, e in particolare su quelle presenti nei fondali del Regno di Nettuno, l’area marina protetta delle isole di Ischia e Procida, sono state svolte con piani di campionamento mediante “visual census”, tecnica in immersione a zero impatto ambientale che permette di censire la flora e la fauna ittica semplicemente con l’osservazione delle specie e la registrazione degli avvistamenti, e attraverso prelievi di piccole porzioni di tessuto a impatto zero per l’esemplare. I risultati preoccupanti ottenuti da tali ricerche hanno spinto la Stazione Zoologica Anton Dohrn a schierare un gruppo di studiosi, coordinati proprio dal Dr. Francesco Paolo Patti (con la collaborazione dei colleghi Maria Cristina Buia, Vincenzo Rando, Bruno Iacono e Sara Fioretti) e operativi presso la sede distaccata di Ischia, con una missione ben precisa: attuare urgentemente interventi di conservazione mirati alla sopravvivenza della Pinna nobilis. Come? Grazie al contributo dei numerosi scienziati riuniti nel network e alle segnalazioni dei cittadini, è stato possibile osservare l’andamento dell’infezione e identificare popolazioni resistenti al patogeno. Gli individui di Pinna nobilis appartenenti ai ceppi resistenti al parassita killer potranno essere utilizzati per effettuare ripopolamenti nelle zone dove la specie è oramai scomparsa.

Per migliaia di anni, la Pinna nobilis è stata intrinsecamente connessa alla civiltà umana. Il bivalve più grande del Mediterraneo può crescere fino a oltre 1 metro di lunghezza, fornendo cibo e uno dei materiali più rari del mondo: il bisso marino, ossia la seta marina che il mollusco utilizza per restare saldo al fondale marino. La famosa “nacchera di mare” contribuisce inoltre a ripulire le acque, filtrando le particelle organiche e trattenendo al suo interno le sostanze inquinanti. Un formidabile “potenziatore di biodiversità”, la cui sopravvivenza è sintomo di un ecosistema in buona salute con tutti gli effetti positivi che ne derivano anche per le attività umane. In condizioni normali possono vivere più di 20 anni. Una presenza oggi in serio pericolo che ha spinto la comunità scientifica, anche isolana, ad attivarsi a fondo per capire la portata del fenomeno e studiare idonee contromisure per evitarne l’estinzione.

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