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Pizza, famiglie e marchi. Le guerre familiari dei pizzaioli nel libro dell’avvocato Angelo Pisani

«Diritto alla pizza». Sembra uno slogan per una campagna pubblicitaria e invece è l’ultimo lavoro editoriale dell’avvocato Angelo Pisani sulle battaglie legali e familiari a Napoli e in Campania tra i pizzaioli ‘big’. Da Mattozzi a Sorbillo, dagli Oliva ai Condurro, dai Lombardi ai Capasso, dai Pellone agli Acunzo.

 

LA CONTRADDIZIONE. Il fatto singolare o se preferite,  il paradosso,  è che ora che sul mondo della pizza piovono milioni di euro, le relazioni tra le famiglie sono diventate molto complicate. Prima, il napoletano apriva una pizzeria e campavano anche tre, quattro famiglie con un solo forno. Erano tempi in cui i numeri di oggi, quelle delle duemila pizze il sabato sera per intenderci, erano un’utopia, un qualcosa che non si poteva neanche immaginare. Le famiglie di pizzaioli erano soddisfatte e soprattutto appagate. Oggi non solo non sono contente ma hanno perso quella serenità familiare. E  con i soldi sono nate le ‘guerre in house’  degli Oliva, dei Mattozzi, dei Condurro, dei Lombardi, dei Capasso, dei Pellone, degli Acunzo, sui marchi e sull’origine della pizza margherita. E in fondo uno degli ultimi esempi che si aggancia a queste storie di espansione della pizza dai quartieri più popolari a quelli dei ricchi signori è l’apertura della seconda sede della Masardona a piazza Vittoria. Lo stesso Enzo Coccia, il grande pioniere della pizza napoletana moderna, ha lasciato la pizzeria di famiglia, Fortuna alla Duchesca, per aprire a via Caravaggio dove mai e poi mai nessuno aveva mai fatto una pizza.

 

LE BATTAGLIE LEGALI. Come dicevamo gli scontri legali tra le famiglie di pizzaioli negli ultimi anni sono all’ordine del giorno. E’ il caso del braccio di ferro tra i  due rami della famiglia Condurro sull’uso del nome, famoso a livello mondiale, ‘Da Michele’ esploso con l’apertura di Fuorigrotta e di Milano da una parte e Roma e Londra dall’altro.  Questa battaglia legale si è chiarita con la vittoria dei Condurro che hanno l’’Antica Pizzeria Da Michele’ a Forcella.

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Ma le ‘guerre’ a suon di carte bollate toccano anche la famiglia Salvo di Portici con i punti vendita a San Giorgio a Cremano (con Francesco e Salvatore) e a Piazza Sannazzaro (con Ciro a 50 Kalò).

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E’ incredibile. Adesso che la pizza napoletana sta diventando qualcosa di davvero rilevante sul piano economico, le controversie non possono essere più risolte bonariamente in famiglia ma finiscono inevitabilmente in Tribunale.  E chi può dimenticare la ‘guerra’ dei Sorbillo. Gino, il più famoso e mediatico pizzaiolo di Napoli, scese in campo per le vie legali chiedendo al giudice della sezione specializzata in materia di imprese presso il Tribunale ci Napoli, Francesco Abete, il provvedimento di sospensione dell’uso del marchio alla pizzeria aperta dal cugino Luciano nella centralissima via De Pretis. Per il giudice Abete è stato più complicato degli altri casi perché la storia dei Sorbillo nasce negli anni ’30 quando il pizzaiolo Luigi aprì la pizzeria insieme alla moglie Carolina. Da loro nacquero ben 21 figli, molti dei quali continuarono in un modo o nell’altro il lavoro del padre. E dopo di loro i nipoti. Il primo figlio di Luigi e Carolina, Rodolfo, padre di Luciano, fu il pizzaiolo che negli anni ‘50 inventò la pizza con il cornicione ripieno di ricotta. L’ultimo, Salvatore, è invece padre di Gino.
A gennaio di quest’anno, la sezione imprese del Tribunale di Napoli, ha dato ragione a Gino Sorbillo, riconoscendogli il diritto a usare il marchio Sorbillo al di là del fatto che sia un cognome in comune di un parente che aveva tentato un’avventura nel campo della ristorazione aprendo due pizzerie con lo stesso marchio.

Nel libro ‘Diritto alla Pizza’, l’autore Angelo Pisani, racconta storie, aneddoti, fatti e vicende di questa “saga tutta famigliare” per poi passare, da pagina 105, a raccontare l’altro lato della pizza, quello buono, fatto di amore, di legami, di successi come quelli di Franco Pepe, il pizzaiolo di Caiazzo, erede di una lunga tradizione familiare di quasi cento anni; poi c’è Isabella De Cham con la sua pizza fritta in via Vergini 27, pizzaiola dell’anno nel 2017;  ancora  Giuseppe Pignalosa classe ‘73  che segue le orme del padre sin da bambino nella pizzeria di famiglia per poi prendere le redini in mano nel 2014 trasformando il piccolo forno, in pizzeria di eccellenza che prende il nome di Parùle che dal dialetto significa orto.

Il lavoro di Pisani dà un contributo fondamentale al mondo della ristorazione, al mondo della pizza. Il suo volume è un sorprendente e inaspettato viaggio nel mondo della pizza e, pagina dopo pagina ci catapulta, con un linguaggio chiaro ed efficace, nella dynasty  dei maestri pizzaioli napoletani facendoci scoprire un mondo nuovo.

Il libro porta in dote la prefazione del magistrato Nicola Graziano, sempre molto attento alle dinamiche sociali, oltre che giuridiche, di Napoli.

Una cosa è sicura e nessuno può scardinare la certezza che la pizza è felicità, quella contentezza che si provava da piccoli e che ancora oggi i nostri figli provano. Quando a cena il papà andava a prendere le pizze da asporto e il profumo del forno della pizzeria riempiva la cucina e la casa il sorriso arrivava sulle labbra di tutti.  La pizza è gioia perché il cibo per gli italiani è gioia; siamo forse l’unico popolo che parla di mangiare mentre mangia? Buona lettura.

 

Francesco Di Meglio

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