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CRONACA

Plastica in mare, solo il mar Ligure peggio del Golfo di Napoli

Il dato obiettivamente inquietante arriva dall’attività condotta dall’Ispra e dal Sistema per la Protezione dell’Ambiente SNPA, teso a monitorare la qualità dei nostri mari

Più del 70% dei rifiuti depositati sui fondi marini è plastica. Nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 m di profondità, le concentrazioni più alte di rifiuti sul fondo si rilevano nel Mar Ligure (1500 oggetti per ogni ettaro), nel golfo di Napoli (1200 oggetti per ogni ettaro) e lungo le coste siciliane (900 oggetti per ogni ettaro). Questi i principali risultati delle attività condotte dall’Ispra e dal Sistema per la protezione dell’Ambiente SNPA, per monitorare la qualità dei nostri mari. La situazione che ne emerge appare molto grave e rappresenta la prima base conoscitiva di riferimento sulla quantità dei rifiuti marini nei diversi comparti (fondali marini, colonna d’acqua e spiagge). Complessivamente ogni anno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, di cui il 7% nelle acque del Mediterraneo. Ma come arrivano in mare? Sicuramente attraverso i fiumi che costituiscono la principale via di trasporto dei rifiuti marini.   I risultati emersi dal monitoraggio condotto dall’ISPRA, nell’ambito del progetto europeo MEDSEALITTER negli anni 2017 e 2018, mostrano i trend e i range di densità dei macrorifuti galleggianti in alto mare, vicino la fascia costiera, e vicino la foce dei fiumi.

I dati parlano chiaro: la foce dei fiumi presenta il maggior quantitativo di rifiuti galleggianti (più di 1000 oggetti per km2) e vicino la costa tra i 10 e i 600 oggetti per km2. Più ci si allontana in mare aperto e più il numero di oggetti scende a 1 ‐ 10 per km2 . I dati sono emersi nel corso del convegno “Un quadro di plastica, i rifiuti e le plastiche in mare” cui ha preso parte anche Antonino Miccio, che ha presentato il progetto Remare. Il direttore del Parco Marino Punta Campanella e Regno Nettuno a Ischia, ha parlato del progetto sperimentale che ha messo insieme oltre 500 pescherecci, da Pozzuoli al Cilento, passando per Ischia e le costiere, formando una enorme rete che pesca rifiuti dal mare. Il progetto è partito ad agosto e si concluderà a fine ottobre. Il progetto conta sulla fattiva collaborazione dei pescatori che possono raccogliere i rifiuti alzati dalle reti senza aggravio di spesa a loro carico per lo smaltimento. Anzi, con un incentivo economico per un’ora giornaliera in più di lavoro che svolgono. Un modo per coinvolgere chi vive il mare in un progetto per la tutela dello stesso.  

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