Statistiche
ARCHIVIO 2

Pochi spettatori a teatro? Un falso problema

Ho seguito, da lontano, la polemica sulla scarsa affluenza nella sala teatrale del Polifunzionale, per i 10 spettacoli in cartellone ( di cui 4 allestiti da compagnie di altre zone d’Italia), nell’ambito del Premio Aenaria. Ovviamente ho letto le pagine centrali del Golfo a firma dei fratelli Lubrano, che hanno ritenuto fuori luogo alcune esternazioni di Gianni Vuoso ( a quanto pare non condivise dallo staff organizzativo della manifestazione) su una presunta insensibilità degli ischitani. Così come ho letto la replica di Antonio ad alcune reazioni negative esagerate su Facebook. Enzo Boffelli, da parte sua, aveva ritenuto scandalosa la presenza domenicale di soli 60 spettatori e aveva polemicamente sottolineato l’assenza di quella intellighenzia isolana che sempre aveva lamentato una eccessiva “ leggerezza” dell’Ischia Teatro Festival e della Rassegna del Teatro isolano e che, però, non va ad assistere a rappresentazioni più impegnate. Quali le cause di questa scarsa partecipazione? Un’offerta superiore alla domanda, come ipotizza Gianni Vuoso o una pubblicizzazione insufficiente ( è sempre Vuoso ad ipotizzarlo)? O la verità è che Ischia non è pronta al teatro impegnato ,abituata da anni a spettacoli leggeri e divertenti? Ma questo può spiegare l’assenza in sala anche dei protagonisti teatrali ( sicuramente i dilettanti impegnati quali attori, tecnici, assistenti fotografi, costumisti, sono ben più di 60)? Hanno ragione i fratelli Lubrano a rimpiangere i grandi protagonisti del teatro ischitano di alcuni decenni fa’? Dalla Fisalugo fino ad Andrea Di Massa? Era un teatro più leggero e più vicino al pubblico? Ma se pensiamo a gente come Giovan Giuseppe Cervera o, molto dopo, ad Andrea Di Massa, si fa fatica a ritenerli “ popolari” e leggeri. Ho ancora in mente una straordinaria performance di Andrea Di Massa, il 13 agosto del 2004, in via Giovanni Da Procida ad Ischia Ponte. Lo spettacolo, organizzato da Imagaenaria, aveva il titolo:” Non c’è posto per i poeti – Ritratto confidenziale di Dino Campana”. Una straordinaria pièce della vita tormentata, tra un manicomio e un altro, del grande poeta di Marradi. Teatro leggero? Niente affatto, era un testo teatrale di Millet, che naviga tra i Canti Orfici, l’amore per Sibilla Aleramo, i compagni di manicomio, le figure di D’Annunzio, Marinetti, Papini e Soffici. Il successo di quella sera, con un pubblico assiepato nel vicoletto, su sedie improbabili, davanti all’area del Museo del Mare e della Galleria Ielasi, dice chiaramente che il problema non è “ teatro leggero o teatro impegnato”. E non è nemmeno “ Teatro di ieri e teatro di oggi” Personalmente sono molto dispiaciuto di non aver potuto assistere alle rappresentazioni del Premio Aenaria, perché assente dall’isola. Ma sono convinto che l’elemento di una scarso seguito di pubblico sia un falso problema e cerco di spiegarne i motivi. Come al solito, mi aiuterò con la citazione di un grande esperto di teatro. La citazione è da “ Storia del teatro” di Glynne Wickman, che insegnò alla Bristol University. Il testo di studio viene utilizzato al Dams di Bologna, dove studiò anche Andrea Di Massa. In esso è scritto: “ I dilettanti sono totalmente liberi di sperimentare in qualsiasi direzione vogliano, perché non dipendono dai proventi di questa attività per vivere… Mentre i dilettanti normalmente preparano uno spettacolo o per sottoporre alla prova pratica una qualche teoria o nella prospettiva che amici e vicini si convincano ad andare allo spettacolo e si divertano, il professionista, al contrario, stabilisce cosa sceglie di fare sia il come lo fa, sulla base di quello che sa, per lunga esperienza, che il suo pubblico si aspetta da lui”. E’ tutta qui la spiegazione della controversia. Nel momento in cui si fa teatro non professionistico e commerciale, lo staff teatrale deve sperimentare, con coraggio, forme nuove. In questa ricerca di forme nuove, può accadere momentaneamente di perdere pezzi di pubblico. Ma, alla lunga, col perfezionarsi delle nuove forme e con l’affinarsi dei gusti del pubblico, ci può essere un nuovo e più soddisfacente incontro opera teatrale-pubblico. Del resto, uno sperimentatore come Salvatore Ronga ha più volte incontrato i favori del pubblico. In che cosa devono consistere gli esperimenti? E’ ovvio che bisogna partire dall’assunto che il  “teatro è vita “ e gli esperimenti che si compiono altro non sono che il tentativo di adeguare il teatro alle evoluzioni della società ( il pensiero religioso, politico, estetico della vita quotidiana). Se volontariamente si perde di vista questo collegamento, allora sì che si fa “ intellettualismo sterile”, alienazione spocchiosa dalla vita reale. Una cartina di tornasole può essere, per le opere teatrali del Premio Aenaria, non il numero di spettatori presenti, ma quali sensazioni abbiano provato i pochi presenti. Si è o no stabilito il feeling tra questi spettatori e il gruppo di teatranti? Gli spettatori sono entrati nella coralità della rappresentazione o ne sono rimasti esclusi? Questo può essere eloquente sulla validità dei lavori presentati. Dunque i fratelli Lubrano hanno fatto benissimo a ritracciare una lusinghiera storia di teatro locale, ma Corrado Visone, Enzo Boffelli, Pietro Di Meglio non hanno motivo di amarezza e recriminazioni. Continuino pure a sperimentare e ricercare nuove forme di espressione artistica. Alla lunga i risultati arriveranno e il pubblico anche. Auguriamo, pertanto, un lusinghiero successo all’ottava edizione dell’Ischia Teatro festival, che si svolgerà dall’11 dicembre al 31 gennaio, con 10 spettacoli, in 24 serate.

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
()
x