LE OPINIONI

IL COMMENTO La Complessità della Politica

DI GIUSEPPE LUONGO

Ho sempre letto il “mantra” (formula magica): “E’ meglio un cattivo amministratore che un buon Commissario”, espressa da parte di cittadini, specie se impegnati in politica, quando un comune o altra amministrazione è stato sciolto per vari motivi, perché si erano realizzate condizioni che si possono definire “fuori norma”. Esistono anche Commissari straordinari per realizzare progetti o piani che le Amministrazioni non realizzano, venendo meno ai dettami delle norme di governo del territorio. Ma ancora di maggiore rilievo sono i Commissari straordinari nominati dal Governo per il soccorso in caso di calamità nazionale e per la ricostruzione degli insediamenti in caso di eventi naturali. Spesso l’operato del Commissario è stato lungo e poco incisivo, talvolta efficace. Quindi questa prassi è caratterizzata da chiaroscuri, tendendo allo scuro. Quest’ultimo prevale quando l’intervento del Commissario ha una valenza politica significativa e specie in tempi di prossimità di elezioni. Invece se l’intervento ha scarsopeso politico, inteso come interesse per l’immagine e il peso dei partiti politici, in quanto molto tecnico e impegnativo per la condivisione della comunità esposta, il lavoro del Commissario diventa più agevole. Questi scenari hanno carattere di generalità e non si riferiscono ad eventi specifici. La casistica è molto ampia per la tipologia del fenomeno naturale (terremoto, eruzione, inondazione, frana) per la vastità dell’area interessata, per l’urbanizzazione del sito, per la rete dei servizi, per la storia della comunità e la sua capacità resiliente. I fenomeni pericolosi citati si sviluppano in generale in tempi brevi o brevissimi senza alcuna segnalazione del suo approssimarsi, mentre la storia naturale del sito rende nota la sua pericolosità, alla quale la comunità si prepara per mitigarne gli effetti con un piano che prevede la pianificazione dell’uso del territorio nel lungo termine e il soccorso nel breve.

Il soccorso è realizzato con l’intervento massiccio di operatori della Protezione Civile Nazionale e Regionale, mentre l’organizzazione della comunità, investita dal fenomeno, attraversa una fase di emergenza con una struttura commissariale che sostituisce il vertice dell’amministrazione locale. Questa fase dovrebbe chiudersi in tempi brevi con la fine dell’emergenza. A questa segue il piano di ricostruzione che dovrebbe essere compito dei rappresentanti della comunità che ha subito il disastro. Invece vi sono casi frequenti dove il Commissariamento va ben oltre la fase dell’emergenza. Questa scelta è comprensibile, in parte, laddove le condizioni emergenziali non sono state superate per le caratteristiche dello sviluppo dello stato di pericolosità. L’esempio di una tale condizione è il Bradisismo che tiene in ansia la comunità di Pozzuoli e in parte quella di Bacoli e la parte occidentale di Napoli, per il progressivo sollevamento del suolo, che dura da almeno 15 anni, accompagnato da attività sismica con picchi di energia significativi, capaci di produrre danni al patrimonio edilizio e forti preoccupazioni a chi abita in questi luoghi. Lo stato del fenomeno è tale che lascia temere anche eventi superiori a quelli già manifestatisi e mancano segnali attendibili della fine della crisi. Invece nella vicina isola di Ischia i due fenomeni che hanno determinato la nomina di un Commissario straordinario si sono esauriti nel breve termine del loro sviluppo. La gravità dei danni del terremoto del 21 agosto 2017 e la colata di fango del 26 novembre del 2022 hanno determinato la decisione da parte delle autorità del governo centrale della nomina di un Commissario per le gravi emergenze. Si sono succeduti più Commissari e il regime commissariale è stato utilizzato anche nella successiva fase della ricostruzione. In questi giorni è avvenuta una nuova nomina in sostituzione del Commissario che terminava il suo mandato, iniziato nel 2022. Lasciamo ai cittadini dell’Isola le valutazioni sui risultati raggiunti in questi anni, mentre invitiamo chi legge questa nota a riflettere sugli effetti della presenza di un Commissario non solo per l’emergenza ma anche per il tempo lungo della ricostruzione, ricordando che dall’evento sismico sono trascorsi già più di otto anni.

Lasciare ad un Commissario le scelte della ricostruzione produce due processi negativi per la comunità, al di là delle competenze e capacità del Commissario. Uno grave perché la ricostruzione non è solo costruzione di edifici distrutti dagli eventi naturali, ma ancor più visione del futuro per la comunità perché produce un salto nel tempo per inserirsi più efficacemente nel mondo che cambia velocemente, più che in passato. Questo percorso è dettato dalla cultura locale che si confronta con il mondo esterno e questo compito spetta alla comunità e, in particolare, ai suoi rappresentanti eletti nel Consiglio comunale. Un secondo effetto negativo è la mancanza di crescita della classe dirigente dei territori disastrati perché non si cimenta con i gravosi e complessi problemi che accompagnano la ricostruzione, perdendo un’occasione per una crescita culturale dell’intera comunità. Nessuno endemismo si intende proporre, bensì l’apertura al nuovo per la crescita della comunità.

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