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Pontile Italia ’90, via alla demolizione

dalla Redazione

ISCHIA. Il colpo di scena arriva all’alba del penultimo giorno di agosto. Quando ormai nessuno se lo aspettava più, ecco che nel porto di Ischia entra una chiatta. L’ha spedita sull’isola la Regione Campania. Motivo? Dopo anni di appelli caduti nel vuoto, denunce giornalistiche, prese di posizione delle amministrazioni isolane, ha finalmente inizio lo smantellamento del Pontile Italia ’90.

È una vittoria della collettività. Quello scempio era il biglietto da visita che l’isola offriva alle migliaia di turisti che ogni giorno, per anni, si sono riversate sul territorio per le vacanze. Ma è anche una vittoria dell’amministrazione in carica. «In questi mesi abbiamo continuato a pressarli, non ci siamo mai fermati» sottolinea Enzo Ferrandino, vicesindaco di Ischia.

In questi lunghi mesi non ha mai mollato sulla vicenda. In altri si sarebbero arresi, anche perché è da anni che la Regione Campania promette di smantellare quell’obbrobrio e puntualmente disattente i propositi. Le operazioni si protrarranno circa dieci giorni lavorativi «anche se – aggiunge Ferrandino – non esiste un cronoprogramma ufficiale».

Pazienza. Quel che conta è il risultato e non saranno certo un paio di giorni in più a peggiorare la situazione. Annunciata in pompa magna da Giosi Ferrandino alla vigilia delle elezioni europee, che promise di effettuarla in danno alla Regione salvo poi desistere, la demolizione del pontile è solo il primo passaggio nella più complessa ed articolata ridefinizione degli spazi del porto di Ischia.

C’è in ballo infatti il progetto per la realizzazione del nuovo pontile. Dopo un tira e molla estenuante, pare che Regione e Comune di Ischia abbiano trovato una convergenza sull’area dove far sorgere il nuovo approdo per gli aliscafi. Resta da capire l’effettiva volontà di portare a compimento l’opera. I fondi ci sono, soprattutto adesso che De Luca ha liberato i fondi del nuovo piano operativo regionale. Ma le elezioni incombono, ed allora resta da capire l’effettiva volontà da parte dell’amministrazione in carica di lanciarsi in una impresa del genere senza avere la certezza di poterne raccogliere i benefici, in termini di consenso e pubblicità.

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