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Porto da salvare: Luciano Venia si batte per la riapertura della Bocca Vecchia

Di recente Luciano Venia, già Vice Sindaco di Ischia negli anni dell’Amministrazione di Gianni Buono Sindaco, porta avanti una personale battaglia mediatica per la riapertura della storica bocca vecchia del porto d’Ischia dal lato della Pagoda. Il dato stoico ci informa che la vecchia piccola bocca fu aperta nel 1670 per permettere il ricambio dell’acqua marina all’interno del lago. Da innumerevoli anni la storica bocca vecchia è chiusa ed abbandonato all’incuria ed al degrado. Venia, a nome anche di tutti quegli ischitani che  amano la storia ed i luoghi del passato della propria Ischia, sollecita le autorità comunali, regionali e del Genio civile affinchè si attivino senza indugio per rendere possibile una operazione tecnica e pratica per la sopravvivenza del porto stesso. Le cui acque intercambiabili per effetto del ripristino di una seconda uscita ed entrata del nuovo flusso marino   nel porto eviterebbe che lo stesso continui a dare l’impressione di uno stagno con fondale fangoso putrido e male odorante. Sul porto e sui lavori da fare per migliorarlo  (o peggiorarlo ?) c’è un intervento su Facebook di Mizar al secolo Govan Giuseppe Mazzella, esperto di mare e di correnti, il quale dice: “Dovete sapere che nel porto non servono pontili per l’attracco degli aliscafi.Lo stesso Salvatore Lauro sostiene che basterebbero dei corpi morti per dare agibilità e sicurezza ai suoi aliscafi.Serve una stazioncina per i servizi.Se osservate il pontile della foto vi accorgerete che la stazioncina può essere sistemata tra il pontile ed il fondo del mare.La profondità in quel posto supera i 4 metri. Un parallelepipedo/scafo costruito in cantiere e spostato in quel posto eviterebbe l’errore dei due pontili costruiti per Italia novanta.Tra caserma dei carabinieri a Forio e forestale a Casamicciola la Sopraindentenza vuole propinarci gli scempi ambientali con le carte in regola fatte da loro.Come cittadini dovremmo ribellarci anche perchè gli abusi edilizi fatti dai cittadini vengono demoliti. E’ mai possibile che non riusciamo a fare un progetto che vada oltre lo scopo di sperperare soldi pubblici? Architetto Aldo Imer,  Giosi Ferrandino sindaco di Ischia,Enzo Ferrandino,Gianluca Trani,Gino Di Meglio datevi da fare”.Cosa ne abbiamo fatto noi contemporanei del porto d’Ischia, ce lo dicono le cronache degli ultimi decenni. La politica ci ha messo le mani, gli uomini lo hanno snaturato, fino a trasformarlo in un catino di acqua sporca, melmosa, mortale per i diversi pesci che vi annidano. Poi un debole piano di bonifica e successivamente di nuovo degrado, svilimento, abbandono tra le mani di chi ha fatto ciò che ha voluto, spesso male senza essere fermato. Un architetto di grido, Sandro petti, mosso da rabbia per tanta imperizia, più di una volta è intervenuto in “soccorso” della passata ed attuale amministrazione con progetti di geniale intuizione per contenere l’acqua alta del porto, riqualificare la Riva Destra con pedane marine ed altro, ridare decoro e significato all’antica rotonda in mezzo al porto, migliorare la presenza dei fabbricati lungo il perimetro del porto, in special modo i locali lato mare del palazzo comunale e quant’altro potesse servire per il rilancio del porto e dell’intera  area portuale. Tutto è stato vano. Ora è in atto lo smantellamento di uno dei pontili di Italia ’90, fra giorni toccherà all’altro, poi se ne costruirà uno nuovo.  Come a dire l’improvvisazione di un porto da salvare continua. Ora che la festa è finita, è necessario che tutti insieme ci si rimbocchi le maniche. Il Comune con maggioranza e minoranza in sinergia, dia l’esempio. Dimostri tutto l’interesse e l’attenzione possibile verso un problema che se affidato alle sole cure della Regione, senza che essa Regione  venga pungolata e costretta  ad intervenire, il problema porto rimane fermo lì dov’è, privo della soluzione sperata. Il gioco dello scarica barile o di piccoli interventi dimostrativi, non paga e quindi, serve a poco o niente.

Di Michele Lubrano

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