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Porto di Lacco Ameno, il Comune fa “muro” contro Perrella

L’ente sembra determinato a ricorrere in appello contro l’ordinanza cautelare del Tar che ha “congelato” la situazione attuale, lasciando al privato la gestione dell’infrastruttura fino a marzo

Il Comune non si arrende. Dopo la recente ordinanza cautelare del Tar, che ha accolto le istanze del concessionario del porto turistico di Lacco Ameno, l’ente di Piazza Santa Restituta sembra pronto a ricorrere in appello contro una decisione che ancora una volta congela la situazione esistente, lasciando la gestione dell’infrastruttura al privato, cioè alla società Marina di Capitello Scarl, facente capo a Giuseppe Perrella. Non ci sono conferme ufficiali, ma dalla torre del municipio è filtrata la notizia circa una netta determinazione verso l’impugnazione dell’ordinanza cautelare.

Foto Roberto Savio
Foto Roberto Savio

Dunque, è molto probabile che i legali di fiducia del Comune stiano già elaborando possibili profili argomentativi per contestare la decisione dei giudici amministrativi di primo grado, e confidare in un ribaltamento davanti al Consiglio di Stato. Il Tar, come alcuni ricorderanno, aveva rilevato che “oggetto della controversia è l’ordine di rilascio delle aree e specchi acquei detenuti dalla Società ricorrente, in forza di convenzione di progettazione e gestione delle opere, ai sensi dell’art. 153 e ss. D.Lgs. 163/2006 (rep n. 37/2017) e di sub-concessione, ex art. 45 bis Cod. Nav, dichiarate risolte da parte del Comune di Lacco Ameno, confermato con il provvedimento impugnato con i motivi aggiunti”, per poi ribadire – come già in piena estate – che il demandare la cognizione sulle vicende del rapporto esistente tra Comune e società al giudice ordinario “senza una pronunzia del quale tutta la ricostruzione fatta dal Comune di Lacco Ameno (relativamente agli inadempimenti, l’avvenuta risoluzione della convenzione, l’assenza di spazio per una proroga del rapporto)” al momento non può che qualificarsi come “mera tesi di parte”. Quindi i giudici dopo aver ritenuto “che nel bilanciamento dei contrapposti interessi e in disparte l’esame delle eccezioni sollevate dal Comune resistente, appare opportuno mantenere la res adhuc integra (la questione non ancora compromessa, ndr) nelle more della definizione della controversia”, il Tar aveva ritenuto di accogliere l’istanza cautelare e “di sospendere i provvedimenti relativi all’ordine di rilascio impugnati, nonché di fissare per la trattazione del merito del giudizio la pubblica udienza del 30 marzo 2022”. In sostanza, secondo il Tar tutto dovrebbe rimanere così com’è fino alla primavera prossima, nonostante la concessione quinquennale già scaduta lo scorso giugno.

La vicenda nacque con la richiesta, da parte del comune, del canone stagionale 2019 che la società non aveva versato. La Marina di Capitello non intendeva pagare, sostenendo di aver speso cifre anche maggiori per rendere utilizzabile il molo oltre al fatto che il Comune non avrebbe messo a disposizione tutte le aree previste dal contratto. La società chiese dunque il ricorso all’arbitrato, in base a una clausola di stile inserita nell’accordo, ma che il Comune ha ritenuto invalida, in quanto l’arbitrato è una possibilità che deve essere esplicitamente riconosciuta con delibera di giunta, cosa mai avvenuta. In quel momento il Commissario prefettizio che all’epoca guidava il Comune mise in moto il procedimento per la revoca della concessione (procedimento che finì davanti al Tar), mentre il Comune aveva messo in moto dinanzi al Tribunale ordinario la procedura d’esecuzione tramite ingiunzione per recuperare il proprio credito, pretesa che a dicembre scorso è stata accolta dal Tribunale ordinario, il quale ha riconosciuto l’esecutività del decreto ingiuntivo col quale il Comune può pretendere i 170mila euro del canone non versato. In quella occasione il tribunale ordinario incidentalmente riconobbe anche che nel caso specifico è assente una specifica autorizzazione alla devoluzione ad arbitri delle controversie in questione, quindi “la clausola contrattuale che la dispone sembra affetta da nullità e, di conseguenza, appare sussistente la cognizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria – non già del collegio arbitrale – sulla materia del contendere”, di fatto accogliendo la tesi del Comune che sin dall’inizio ritenne invalida la clausola arbitrale. Nonostante tale evidenza, il signor Perrella a febbraio ha comunque ritenuto di fare ugualmente ricorso anche all’arbitrato, e in tarda primavera gli arbitri si sono dichiarati competenti, respingendo l’eccezione di incompetenza del Comune (che pure si basava, come si è visto, su una affermazione del Tribunale ordinario) e fissando la pronuncia definitiva a dicembre. In parallelo davanti al Tar la vicenda è arrivata fino all’ordinanza cautelare della scorsa settimana, l’ennesimo provvedimento che ha consentito una proroga di fatto della concessione, dapprima al 30 ottobre invocando il decreto “cura Italia”, poi ben oltre la fine dell’anno in corso.

Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma i legali di fiducia dell’amministrazione Pascale sarebbero già al lavoro per preparare il ricorso al Consiglio di Stato ed evitare l’ennesima proroga di fatto a favore della società Marina di Capitello Scarl

Come è facile notare, tra Tribunale ordinario, Tribunale amministrativo e collegio arbitrale, la matassa da dipanare è davvero ampia. Il concessionario non intendere “mollare l’osso”, fra l’altro molto redditizio, anzi pretende di essere anche pagato dal Comune, che da parte sua ormai da anni non percepisce nemmeno più il canone. Dunque, anche sul porto, col concessionario ritenuto da molti vicinissimo al leader dell’opposizione, il senatore Domenico De Siano, si gioca l’ennesimo fronte della partita politica lacchese. L’amministrazione Pascale in ogni sembra decisa a non attendere marzo, e a far valere davanti al Consiglio di Stato le ragioni dell’ente, il cui esame di merito secondo il Tar può attendere altri sei mesi: un’eventualità che in Piazza Santa Restituta vogliono fermamente evitare.

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