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Porto di Lacco Ameno, il fatto non sussiste: salvi tutti gli imputati

Di Francesco Ferrandino

NAPOLI. Si è conclusa con una raffica di prescrizioni e di non luogo a procedere la tormentata vicenda relativa alla realizzazione del porticciolo turistico di Lacco Ameno e di una serie di fatti ad esso strettamente collegati, risalenti a quasi dieci anni fa. Per la tentata concussione ipotizzata nei confronti di Raffaele Monti, comandante della Polizia Municipale di Lacco Ameno (reato di cui erano imputati Domenico De Siano, Giacomo Pascale, Tuta Irace e Ciro Calise) il giudice ha stabilito il non luogo a procedere perché il “fatto non sussiste”. Altri capi d’imputazione per l’accusa di peculato d’uso sono caduti per prescrizione. Parallelamente, anche per i fatti imputati a De Siano e alla sua famiglia con l’accusa di “tentata epidemia” (un presunto caso di “legionella” contratta da una turista ospite alla Villa Svizzera) il giudice dell’udienza preliminare Vincenzo Alabiso ha ugualmente dichiarato il non luogo a procedere perché il “fatto non sussiste”. Soddisfazione è stata espressa dal legale del Senatore Domenico De Siano, l’avvocato Genny Tortora: «Il giudice ha ritenuto che il fatto, così come contestato, non avesse la tipicità del reato di concussione come configurato dall’accusa. Per quanto riguarda la posizione dell’allora vicesindaco De Siano, la tipicità del reato non si attiverebbe, perché egli non aveva alcuna titolarità rispetto alla nomina o al rinnovo della carica di comandante, che è qualcosa che compete esclusivamente al sindaco. Circa il capo riguardante il caso di legionella, il giudice ha giustamente riconosciuto che nell’episodio in esame non può ravvisarsi l’ipotesi di epidemia, perché quest’ultima esiste esclusivamente quando è rivolta a un numero cospicuo di persone, mentre un semplice focolare non è affatto definibile come epidemia. Tra l’altro, nel caso di specie, non era stato nemmeno individuato il focolare, non vi era alcun riscontro di nessun genere, quindi a maggior ragione l’accusa è insussistente». L’annosa vicenda, oltre al Senatore De Siano, ha visto imputati diverse personalità della comunità lacchese, tra cui anche l’ex Sindaco di Lacco Ameno, Restituta Irace, l’ex comandante della Guardia Costiera di Ischia, T.V. Giuseppe Giovetti, il Comandante dei Vigili di Lacco Ameno, Raffaele Monti, l’attuale Sindaco di Lacco Ameno, Giacomo Pascale, all’epoca dei fatti  Assessore al Demanio, e l’assessore Ciro Calise. In totale, il procedimento ha visto il coinvolgimento a vario titolo di ben 34 persone indagate per associazione per delinquere finalizzata a realizzare una serie di delitti di falso in atti amministrativi: peculato, tentativo di truffa e truffa ai danni di ente pubblico, reati ipotizzati a vario titolo dai PM Catello Maresca e Marco Del Gaudio della DDA di Napoli. La vicenda penale nasceva dalla costruzione del porticciolo turistico “Marina del Capitello” di Lacco Ameno su cui prese avvio un’indagine del Commissariato di Polizia di Stato di Ischia. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche e dalle indagini eseguite dagli agenti dell’anticrimine, presso la Casa Comunale di Lacco Ameno e presso alcune sedi societarie, per l’accusa emersero numerose presunte violazioni di legge e commissioni di delitti, oggetto d’indagine dei PM tra cui – secondo la tesi del PM –  “la commissione di delitti e violazioni al fine di gestire e disporre senza alcun vincolo della cosa pubblica (porto turistico di Lacco Ameno, autovetture di servizio, telefoni cellulari, assunzioni clientelari), per trarre per se stessi e per altri vantaggi sia di natura patrimoniale e sia in termini di consolidamento del consenso elettorale, con il concorso esterno di pubblici ufficiali che, fornendo ausilio ai propri sodali sia attraverso consulenze indebitamente fornite, al fine di tentare di assicurare impunemente l’elusione delle norme di legge in materia ambientale e demaniale e sia, profittando della qualifica rivestita, attraverso l’omissione dei controlli del caso da pare dei militari della Capitaneria di Porto o agenti della Polizia Locale del Comune di Lacco Ameno, posti sotto il proprio comando, così cooperavano fattivamente per assicurare la realizzazione delle finalità dell’associazione e nel contempo garantire l’impunità dei sodali predetti, come anche con azioni omissive. Tutti cooperando quindi per determinare il costante condizionamento della Pubblica Amministrazione (Ente Comunale, Capitaneria di Porto, Comando di Polizia Municipale, ASL e ARPAC) allo scopo di procurare per se stessi ingiusti profitti e in generale ingiusti vantaggi e comunque determinando l’asservimento della funzione pubblica agli interessi del gruppo”. Durante le indagini emerse anche una vicenda di presunto contrabbando di carburante a favore di una imbarcazione da diporto usata dal Sen. De Siano. La vicenda inizialmente sembrava quindi  assumere contorni complessi con varie ramificazioni: tuttavia le accuse hanno subìto progressivamente una scrematura di numerosi capi d’imputazione, caduti in prescrizione. Inoltre, già nelle due precedenti udienze, tenutesi tra l’estate scorsa e l’inizio di ottobre, lo stesso Pubblico Ministero aveva proposto la riconfigurazione di alcuni reati. L’inchiesta si è dunque progressivamente sgonfiata, per non dire sgretolata, pezzo dopo pezzo, a partire dalle accuse di presunte pressioni esercitate sul Comandante Raffaele Monti per indurlo a usare il suo ruolo istituzionale per effettuare controlli verso varie personalità politiche dell’amministrazione, pressioni per le quali è mancato qualsiasi riscontro. Una mancanza che ha quindi in sostanza liberato da ogni addebito, oltre a Domenico De Siano, anche Restituta Irace, Giacomo Pascale e Ciro Calise. È scattata invece la prescrizione per le imputazioni di peculato, che coinvolgevano gli stessi De Siano e Irace insieme a Oscar Rumolo, William Vespoli e Sandro Iannotta. Resta invece in piedi il procedimento per quanto riguarda la vicenda del porto di Sant’Angelo, con le accuse di abuso d’ufficio nei confronti dell’Ing. Vitobello e dell’allora segretario comunale del comune di Serrara Fontana, dott.ssa Sabrina Giannulli, rinviati a giudizio.

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