Porto di Lacco Ameno, nuovo “round” davanti al collegio arbitrale

Conferito l’incarico al consulente tecnico d’ufficio, che entro febbraio dovrà depositare la nota con le conclusioni

Si è svolta il 9 dicembre la nuova udienza del giudizio arbitrale in corso tra la società Marina di Capitello Scarl e il Comune di Lacco Ameno per la risoluzione della controversia sul controllo del porto turistico lacchese. Niente di decisivo, per uno dei tanti rami in cui la vertenza tra le parti si sta dipanando da oltre un anno su vari fronti, dal Tribunale amministrativo a quello ordinario. Nella sede del collegio arbitrale si sono riuniti il presidente avvocato Biagio Grasso insieme ai due colleghi Davide Peluso e Vincenzo Maria Cesaro, assistiti dal segretario, avvocato Francesco Guarino. Alla seduta hanno partecipato i legali di fiducia delle due parti, rispettivamente gli avvocati Enrico Angelone e Nicola Patalano. Il presidente ha illustrato le ragioni dell’adunanza, che sostanzialmente sono consistiti nel conferimento al Consulente tecnico d’ufficio, l’architetto Dario Di Stefano, del compito di verificare la possibilità di individuare alcuni documenti, tra cui il progetto esecutivo dell’intervento di riqualificazione e la documentazione fotografica dell’evento, ritenuti necessari per giungere a una giusta decisione.

Nonostante l’opposizione del legale del Comune, che si è riportato ai propri scritti difensivi, il collegio si è riunito in Camera di consiglio per poi conferire l’incarico al Ctu. Quest’ultimo dovrà verificare la possibilità di attingere in via pubblica la documentazione fotografica della mareggiata del febbraio 2019, e la copia del progetto comunale esecutivo dell’intervento relativo ai lavori di ristrutturazione della scogliera: in caso positivo essi andranno acquisiti agli atti del procedimento. Inoltre, con apposita nota scritta da comunicare alle parti per le loro eventuali opportune osservazioni il consulente dovrà riscontrare alla luce della documentazione acquisita la fondatezza delle conclusioni a cui è pervenuto nella Consulenza tecnica d’ufficio depositata.

Il Ctu dovrà verificare la possibilità di attingere in via pubblica la documentazione fotografica della mareggiata del febbraio 2019, e la copia del progetto comunale esecutivo dell’intervento relativo ai lavori di ristrutturazione della scogliera: in caso positivo essi andranno acquisiti agli atti del procedimento

Il collegio ha assegnato al Ctu il termine del 20 gennaio per l’invio alle parte della citata nota, mentre le parti hanno tempo fino al 31 gennaio per l’invio al Ctu di eventuali osservazioni. Infine, la nota definitiva dovrà essere depositata dal consulente entro il 10 febbraio.

Come ormai molti ricorderanno, la vicenda nacque con la richiesta, da parte del comune, del canone stagionale 2019 che la società non aveva versato. La Marina di Capitello non intendeva pagare, sostenendo di aver speso cifre anche maggiori per rendere utilizzabile il molo oltre al fatto che il Comune non avrebbe messo a disposizione tutte le aree previste dal contratto. La società chiese dunque il ricorso all’arbitrato, in base a una clausola di stile inserita nell’accordo, ma che il Comune riteneva invalida, in quanto l’arbitrato è una possibilità che deve essere esplicitamente riconosciuta con delibera di giunta, cosa che non è mai avvenuta. il Comune aveva messo in moto dinanzi al Tribunale ordinario la procedura d’esecuzione tramite ingiunzione per recuperare il proprio credito, pretesa poi accolta dal Tribunale, il quale riconobbe l’esecutività del decreto ingiuntivo col quale il Comune può pretendere i 170mila euro del canone non versato. In quella occasione il tribunale ordinario incidentalmente riconobbe anche che nel caso specifico è assente una specifica autorizzazione alla devoluzione ad arbitri delle controversie in questione, quindi “la clausola contrattuale che la dispone sembra affetta da nullità e, di conseguenza, appare sussistente la cognizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria – non già del collegio arbitrale – sulla materia del contendere”, di fatto accogliendo la tesi del Comune che sin dall’inizio ritenne invalida la clausola arbitrale. Nonostante tale evidenza, il signor Perrella a febbraio ritenne comunque di fare ugualmente ricorso all’arbitrato. E gli arbitri si definirono “competenti”: di qui l’innesco di questo ennesimo giudizio, sebbene al di fuori delle aule di tribunale.

Sull’altro fronte, il Comune come è noto ha già impugnato davanti al Consiglio di Stato l’ennesimo provvedimento cautelare che ha congelato la situazione attuale, lasciando fino a marzo il controllo del porto alla società nonostante la scadenza naturale della convenzione lo scorso giugno.

I legali di fiducia del Comune puntano sulla carenza di giurisdizione del Tar nel concedere misure cautelari nella fase esecutiva della convenzione con la società, da considerarsi risolta per inadempimento, proprio perché, come accennato, il concessionario non aveva versato il canone annuo, inoltre fanno leva sul fatto che le vicende relative al rapporto tra società e Comune sono demandate al giudice ordinario, cosa che lo stesso Tar aveva riconosciuto con una precedente sentenza pronunciata tra le stesse parti: una contraddizione che secondo gli avvocati dell’ente può essere decisiva.

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