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Porto di Lacco, assolti Grasso e Perrella per l’affidamento nel 2015

Secondo i giudici “il fatto non sussiste”: si è concluso così il processo per l’aggiudicazione della gestione dell’approdo nella stagione turistica di sei anni fa

Assolti l’ingegner Grasso e l’imprenditore Perrella, “perché il fatto non sussiste”. È stato questo il cuore del dispositivo con cui il collegio b della Prima Sezione Penale del Tribunale di Napoli ieri ha sancito la conclusione del processo volto ad accertare le eventuali irregolarità nella procedura che portò all’affidamento della gestione dell’approdo di Lacco Ameno nella stagione 2015. Bisognerà comunque attendere quaranta giorni per conoscere le motivazioni dell’assoluzione. Giuseppe Perrella, il giovane imprenditore cui fa capo la società Marina di Capitello Scarl che si aggiudicò la gestione del servizio, e l’ingegner Gaetano Grasso, tecnico che ha prestato la propria apprezzata opera presso vari uffici tecnici isolani, erano stati accusati di concorso di abuso d’ufficio per il rilascio della gestione del porto turistico senza la necessaria procedura ad evidenza pubblica.

Difesi dagli avvocati Fabio Foglia Manzillo e Luigi Tuccillo, Giuseppe Perrella e Gaetano Grasso erano accusati di concorso di abuso d’ufficio per il rilascio della gestione del porto turistico alla società Marina di Capitello senza la necessaria procedura ad evidenza pubblica

Nella primavera del 2016, il sostituto procuratore Claudio Basso chiese e ottenne il rinvio a giudizio dei due imputati, protagonisti fra l’altro della successiva assegnazione della gestione portuale alla società di Perrella fino al 2021, a cui si arrivò mediante quel “project financing” proposto dallo stesso imprenditore.

Le accuse del pubblico ministero in questo procedimento erano però riferite all’affidamento del porto per la stagione 2015: un affidamento avvenuto, secondo la pubblica accusa, senza aver osservato le procedure prescritte dalla legge. Il reato che la Procura aveva ipotizzato è quello di concorso in abuso d’ufficio, perché «Grasso, in qualità di responsabile dell’Ufficio Demanio Marittimo del Comune di Lacco Ameno nonché di esecutore materiale del reato,  in concorso con Giuseppe Perrella, in qualità di legale rappresentante della società Marina di Capitello Scarl e di istigatore del reato, nell’esercizio delle sue funzioni e abusando del suo ufficio pubblico, su istigazione del Perrella (che determinandolo concorreva nel reato) rilasciava in data 5 giugno 2015 l’autorizzazione ex art. 45 bis del Codice della Navigazione alla società Marina di Capitello alla gestione degli approdi e specchi acquei» del porto di Lacco Ameno senza l’esperimento di alcuna procedura di evidenza pubblica, procurando in tal modo intenzionalmente alla società di Perrella un ingiusto vantaggio patrimoniale con l’affidamento della struttura dal 5 giugno al 31 ottobre 2015.

Le motivazioni della sentenza di assoluzione saranno depositate entro quaranta giorni

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Durante l’udienza del 1° giugno le parti avevano precisato le proprie conclusioni, e proprio in quella occasione il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per gli imputati, dimostrando di aver mutato orientamento grazie a quanto emerso nel lungo dibattimento. È toccato poi agli avvocati Luigi Tuccillo e Fabio Foglia Manzillo argomentare sulla completa inesistenza del reato, proprio perché la procedura d’affidamento era assolutamente legittima, senza alcuna irregolarità, men che meno penalmente rilevante. E la decisione del collegio, con la formula secondo cui il “fatto non sussiste”, sembra dimostrare proprio l’assenza di ogni profilo di illecito, e soprattutto come la contestazione iniziale fosse frutto di una errata valutazione degli atti che, se all’epoca poteva anche essere potenzialmente giustificata, è stata poi largamente sconfessata dal dibattimento.

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L’affidamento venne aggiudicato dall’amministrazione comunale appena insediatasi, sulla base di una delibera di indirizzo del Commissario prefettizio che all’epoca guidava il Comune del Fungo

Nell’arco delle udienze dipanatesi durante questi cinque anni, tra i testimoni fu ascoltato anche il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale. Durante la deposizione il primo cittadino tenne a precisare che l’affidamento della struttura fu effettuato sulla scorta di una delibera d’indirizzo redatta dal Commissario prefettizio all’epoca alla guida del Comune: Pascale infatti ricordò di essersi insediato proprio a giugno del 2015, dunque l’iter affidamento in sostanza non riguardava la sua amministrazione.

Al sindaco furono rivolte anche alcune domande circa il ruolo svolto dall’ingegner Gaetano Grasso, il quale come dichiarò Pascale prestava opera di supporto presso l’ufficio tecnico di Lacco Ameno in virtù di un accordo tra il Commissario prefettizio e il Comune di Casamicciola. Dunque l’ingegnere non era alle dirette dipendenze dell’ente di Piazza Santa Restituta. Altri testimoni indicati dalla difesa deposero nell’intento di dimostrare la sostanziale correttezza dell’operato dell’amministrazione. Tra i testi indicati dal pm, lungo l’arco del dibattimento furono ascoltati anche il Tenente di Vascello Alessio De Angelis, ex Comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Ischia, insieme all’ufficiale Agostino Piscopo, oltre alla dottoressa Mattera, funzionaria del Comune di Serrara Fontana che illustrò la procedura che l’ente seguì per l’aggiudicazione della gestione del porto turistico di Sant’Angelo. Ma solo adesso, dopo un lustro di dibattimento, è arrivata la piena assoluzione.

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