LE OPINIONIPRIMO PIANO

Povero stivale italiano

Poteva mai mancare, dopo le sparate  autarchiche del governatore della Campania De Luca,  l’intervento del Masaniello metropolitano Luigi De Magistris? Non solo De Magistris ha alzato la sua voce da tribuno del popolo, ma ha invocato addirittura l’autonomia della città di Napoli, andando a frammentare ancora di più la richiesta di autonomia che, per De Luca, dovrebbe essere regionale. Lo sapete, ormai, il problema è partito dal nord, il “ vento del nord” dell’autonomia differenziata, per la quale sono in dirittura di arrivo le tre Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ma la procedura è stata avviata da ben 13 regioni su 15 ( mancano all’appello solo Abruzzo e Molise). L’art. 116 della Costituzione, rivisitato nel  2001, ha creato una specie di tira e molla tra centralismo statale e decentramento regionale, proponendo continui casi di conflittualità di competenze e dando la stura alle Regioni più forti del nord di pretendere maggiore autonomia fiscale ed amministrativa fino a subentrare allo Stato in 23 materie, tra le quali alcune sono comprensibilmente appannaggio delle realtà regionali, per esempio la disciplina del commercio, mentre altre, come la salute e l’istruzione, una volta decentrate, minerebbero l’unità e la parità di trattamento sanitario e di formazione scolastica degli italiani .In queste rivendicazioni di autonomia, l’argomento più delicato è il “ residuo fiscale” ovvero la differenza tra tasse pagate e spese ricevute, che i territori più ricchi vorrebbero trattenere in casa. Le Regioni sono state istituite nel 1970 e con i decreti delegati del 1972 si indicarono le materie che dallo Stato passavano nella competenza delle Regioni.

I legislatori furono piuttosto restii a passare troppi poteri alle Regioni. Senonché, agli inizi del 2000, col vento che incominciava a soffiare nelle vele dell’allora Lega nord, tutta protesa a invocare il federalismo, la sinistra cominciò a sbandare, nel tentativo di bloccare l’ascesa leghista, con l’illusione di scavalcarla sul suo stesso terreno. Fu così che la sinistra legiferò una pessima revisione del Titolo V  della Costituzione, che provocò molta confusione. Accortosi dell’errore, nel 2014, il governo Renzi fece marcia indietro, riaccentrando nuovamente una serie di competenze che erano state delegate alle Regioni. Una storia di tira e molla che oggi arriva parossisticamente a ridurre l’Italia ad un vestito di Arlecchino, in cui ogni realtà locale, a sua discrezione, prende 10, 15 o 23 competenze statali. Ha scritto, a tal proposito, il costituzionalista prof. Michele Ainis in un editoriale su Repubblica: “ Siamo alla fiera degli egoismi e degli opportunismi. L’autonomia differenziata espone  il Paese a un processo di disgregazione e a una faida tra territori. “  Ma davvero pensiamo di contrastare l’egoismo delle regioni forti del nord con le stesse armi dell’autonomia differenziata, come intendono fare la Regione Campania e addirittura la città di Napoli? Non finiamo, in tal modo, per avallare la tesi di coloro che sostengono che i ritardi del sud sono solo colpa del sud, che il divario d’istruzione e cultura è solo per lo scarso impegno dei professori meridionali ( vedi tesi del Ministro dell’Istruzione Bussetti )? In tal modo rischiamo di seppellire definitivamente l’idea centrale del meridionalismo storico, secondo cui in Europa esistono dei divari tra regione e regione ( a volte tra sud e nord, a volte tra est ed ovest, ) che vanno colmati con la solidarietà di tutti, all’interno del singolo Stato e all’interno dell’Europa. E’ illusorio pensare di superare i gap da soli. Si sta esponendo il Sud ad un pericolo gravissimo di allargamento della forbice tra le economie del settentrione e del meridione, ma ( e su questo vedo attenzione zero) il pericolo più grave è proprio quello di un ampliamento del gap culturale e d’istruzione; il pericolo che i bambini e i ragazzi del sud perdano ulteriore terreno rispetto a quelli del nord. Ha scritto la sociologa Chiara Saraceno: “ Per i bambini che crescono nel Mezzogiorno le risorse educative pubbliche sono inferiori a quelle disponibili ai loro coetanei nelle altre regioni”. Ci sono meno asili nido, meno biblioteche, meno palestre, meno di tutto. Soprattutto è diverso il contesto sociale e familiare che circonda il bambino del Mezzogiorno. I bambini del nord hanno generalmente una famiglia con un grado di istruzione superiore a quello del sud. Per non parlare di realtà, come alcuni quartieri urbani e alcune realtà periferiche della città di Napoli che presentano un contesto sociale degradato dalla criminalità e dalla camorra. Circola, in questi giorni, sugli schermi cinematografici italiani, “ La paranza dei bambini”, film del regista Claudio Giovannesi, premiato con l’Orso d’argento al Festival di Berlino e tratto dal romanzo di Roberto Saviano. Davvero crediamo che l’autonomia differenziata di Napoli e della Campania possa giovare a questi “ ragazzi perduti”?  Forse che “ autonomia differenziata” debba intendersi anche nel senso che i ragazzi di Napoli sono condannati a vita ad essere “ differenti”?

Il Sindaco di Napoli De Magistris, populista di sinistra ( a conferma che gli estremismi di destra e di sinistra, ad un certo punto della loro radicalità, sono destinati ad incrociarsi) è anche il Sindaco della Città metropolitana, quello strano animale amministrativo che è nato da una pessima riforma, la cui responsabilità maggiore è quella di non aver previsto clausole di salvaguardia e transizione da un sistema ad un altro. Con la legge Del Rio ( la n. 56/14) furono create 14 Città metropolitane, con funzioni diverse rispetto a quelle che svolgevano le Province, facendo assumere al nuovo ente un ruolo meno gestionale e più rivolto al governo strategico e di programmazione del territorio. Ma per quanto riguarda la Regione Campania, soltanto il 18 gennaio 2019, in Santa Maria La Nova a Napoli, è stato presentato il Piano Strategico Metropolitano di Napoli, quando altre regioni erano partite in anticipo e avevano redatto anche il Piano della Mobilità Sostenibile e il Piano Territoriale Metropolitano. Al vice Sindaco metropolitano, prof. Salvatore Pace, Peppino Mazzella e Gino Barbieri, in quella circostanza, hanno speranzosamente consegnato un Piano di fattibilità di un Progetto di ricostruzione post-.terremoto di Casamicciola, in 30 punti. E se adesso il governo gialloverde abolisse la Del Rio, ritornando alla vecchia Provincia? Altro che ricostruzione di Casamicciola, altro che “cabina di regìa interistiruzionale” ; saremmo nelle condizioni di ripartire daccapo, di “ ricostruire” una credibile istituzione intermedia tra Comuni e Regione. A conferma, infatti, della circostanza che ormai l’Italia è in preda ad isterismi legislativi e a una girandola di riforme e controriforme, c’è chi vuole azzerare la riforma Del Rio, per ripristinare- sic et simpliciter – la vecchia Provincia. Il Sottosegretario della Lega Stefano Candiani ha preparato una proposta di legge con la quale si dotano le Province dei fondi per espletare i compiti che le restano assegnati e che istituisce l’elezione diretta dei rappresentanti. Senonché, esiste ancora una pletora di enti che sarebbero dovuti scomparire secondo la riforma Madia della pubblica amministrazione e che invece ( decisione del governo gialloverde) restano tutti in vigore fino al 2021.

Questi enti finiranno tutti sotto l’egida provinciale, a partire dagli Ato Rifiuti, Ato Acqua, poi ci sono le Autorità di bacino, i Consorzi di Bonifica e vari. Senza contare che teoricamente le Province devono anche fare da Stazione Unica Appaltante per quei Comuni che lo richiedono. Un vero pasticcio burocratico-amministrativo, insomma! Ora, per concludere, qual è la posizione dei nostri maggiori rappresentanti politici ( l’europarlamentare Giosi Ferrandino, il senatore De Siano, la consigliera regionale Di Scala)? In questo momento, ciò che conta non è la polemica politica e la propaganda, conta solo dimostrare di avere le idee chiare e di muoversi con intelligenza, saggezza e lungimiranza, nell’ambito del proprio partito, del Parlamento europeo, del Parlamento italiano, del Consiglio regionale campano. Non serve, senatore De Siano, accusare De Luca di aver creato tutte le difficoltà dei ritardi sanitari, dei trasporti, della scuola della Campania. Colpe specifiche di questo reboante governatore ci sono senz’altro, ma attribuendo l’origine di tutti i nostri ritardi al potere regionale, ci castra e ci fa illudere di potercela fare da soli. Ovvio che dobbiamo sfoderare una capacità di governo locale superiore a quella che finora siano stati capaci di mettere in campo, ma è altrettanto ovvio che le minorità del sud vanno risolte con politiche di sostegno dello Stato centrale e dell’Europa, così come, scendendo nel livello più prossimo a noi, Ischia da sola può essere capace quanto vogliamo, ma avrà bisogno sempre di essere  considerata “ disagiata e differenziata” in quanto isola minore, con i suoi handicap sanitari, dei trasporti e dei costi di approvvigionamento. L’equilibrio territoriale, sociale ed economico si raggiunge solo se non ignoriamo queste elementari verità. Al di fuori della coesione nazionale ed europea, esiste solo lo stato di “ isolamento”, che non è esattamente la stessa cosa che essere un’ isola.

 

Franco Borgogna

 

 

 

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