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CRONACAPRIMO PIANO

Pressioni sui vigili e sull’imprenditore, tutte le accuse contro Carannante

Le parole dell’agente di polizia municipale («L’imprenditore mi disse di essere vittima di un’estorsione») e il racconto dello stesso comandante Martino che ricordano le insistenze dell’assessore perché si effettuassero sopralluoghi sulla vittima, colpevole evidentemente di non aver versato i 20.000 euro chiesti per conto della vicina

Non è lunghissima, non è chilometrica, ma non per questo non è pregna di significati e spunti. L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Roberto D’Auria nei confronti dell’assessore procidano Antonio Carannante (e respinta, va sottolineato, nei confronti di una seconda persona) su richiesta del pubblico ministero Henry John Woodcock racconta davvero tutto dell’attività investigativa compiuta dai carabinieri della Compagnia di Ischia, partendo dal momento in cui il maresciallo capo della Stazione di Procida, Roberto Andalò, redige una annotazione nella quale riferisce di aver appreso da un imprenditore dell’isola che lo stesso, già autorizzato a eseguire lavori edili all’interno di un proprio fondo, “aveva ricevuto una richiesta di denaro dall’avvocato Antonio Carannante, assessore al Comune di Procida, per evitare eventuali controlli da parte degli uffici comunali preposti”.

LA DENUNCIA E LA REGISTRAZIONE DEL COLLOQUIO

In una prima informativa lo stesso maresciallo Andalò riferiva ancora “di aver appreso dal medesimo S.C.D. che qualora non avesse accolto la suddetta richiesta di denaro avanzata dall’avvocato assessore, lo stesso assessore avrebbe fatto pressione, appunto nella sua qualità, sugli uffici comunali preposti e in particolare sul personale dell’ufficio tecnico e della polizia locale per eseguire ripetuti controlli presso il relativo cantiere così da ritardare e/o impedire l’esecuzione delle opere edili”. Tra l’altro il 22 gennaio 2020 S.C.D. nel dare la propria disponibilità a denunciare il Carannante, consegnava un supporto informativo sul quale era stato registrato un colloquio nel quale si faceva espresso riferimento alla richiesta di danaro accompagnata da parole che lasciavano presagire conseguenze in caso di mancato pagamento (“vedi di pagare… altrimenti agiamo a 360 gradi…).

I successivi approfondimenti investigativi portarono a raccogliere le dichiarazioni del tecnico di fiducia di S.C.D., il quale confermava di aver presenziato ad un incontro tenutosi presso lo studio dell’avvocato Carannante in cui quest’ultimo avanzava – per conto di G.G. – una richiesta economica di 20.000 euro a S.C.D. “per tacitare ogni suo futuro fastidio/denuncia… (omissis) al fine di evitare futuri fastidi con denunce e quant’altro altrimenti ci sarebbe stata un0azione a 360 gradi”. Si arriva al 27 gennaio quando viene nuovamente sentito S.C.D. il quale racconta, come recita l’ordinanza, “che nell’intraprendere i lavori edili previsti dall’enunciato titolo abilitativo, la G., con la quale vi era un legame di parentela (cugini), aveva richiesto e ottenuto dall’imprenditore l’esecuzione gratuita di lavori edili di modesta entità presso la propria abitazione (realizzazione di impianto doccia), richieste che con il passare del tempo divenivano sempre più esose (realizzazione dell’impianto idrico della cucina, installazione di due porte a scrigno, ecc.): in cambio di tali lavori, il C.D. proponeva alla G. la sottoscrizione di una scrittura privata con cui quest’ultima si impegnava a “mantenere sempre aperte… libere da ostruzioni…” delle luci che il C.D. avrebbe realizzato in futuro, anche in modo irregolare, sul muro che come indicato nel permesso di costruire, doveva essere eretto sul confine tra le due proprietà, proposta che la G. non accettava”. E’ a quel punto, secondo il denunciante, che arriva la ormai arcinota richiesta di 20.000 euro. Segue poi una denuncia della signora G. ai carabinieri ma soprattutto un controllo della polizia municipale al cui riguardo il 27 gennaio S.C.D. dichiara ai militari dell’Arma: “Con riferimento all’intervento della polizia municipale, vorrei precisare che qualche mese dopo ho incontrato l’agente Vincenzo Intartaglia. Nella circostanza questi riferendosi al controllo che aveva eseguito presso il mio cantiere mi ha detto: Noi eravamo stati sollecitate dall’assessore Carannante, il quale era sceso dal piano superiore del Comune. Io gli ho risposto… ma tu che veste sei, avvocato o assessore? Perché le due cose non sono compatibili”. C’è poi il famoso file audio, quello della conversazione tra Carannante e il suo interlocutore: dal quale se da una parte è vero che non si può dedurre alcuna richiesta estorsiva, dall’altra è altrettanto indubbio secondo l’accusa che quando nella parte finale S.C.D. fa riferimento alla richiesta dei 20.000 euro fatta in occasione di un precedente incontro, l’avvocato risponde, si legge nell’ordinanza, “lasciando chiaramente ed inequivocabilmente intendere che la richiesta stessa fosse stata già da lui stesso formulata per conto della G.”.

LE DICHIARAZIONI DEL VIGILE INTARTAGLIA E DEL COMANDANTE MARTINO

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Si arriva a luglio dello scorso anno quando viene sentito il vile urbano Vincenzo Intartaglia il quale fa dichiarazioni abbastanza esplicite e che vi riportiamo per stralci: “In più occasioni Antonio Carannante è venuto nel mio ufficio per sollecitare controlli e sopralluoghi sul manufatto costruito da S.C.D… a fronte dell’insistenza ho invitato lo stesso a parlarne col comandante… il Carannante abbia sollecitato con altrettanta insistenza il comandante ten. col. Luigi Matino, il quale mi ha anche riferito di aver ricevuto dei messaggi whatsapp di sollecitazione dal Carannante stesso”. Ma poi c’è un altro passaggio determinante, quello nel quale il pubblico ufficiale riferisce ai militari dell’Arma: “S.C.D. mi raccontò di essere stato vittima di una ‘estorsione’ da parte del Carannante (queste furono le parole precise formulate dal Costagliola nel suo racconto) il quale nel suo studio gli aveva chiesto 20 o 30 mila euro per non far sporgere più denunce, esposti querele alla sua cliente signora G. in relazione alla questione attinente al manufatto dello stesso S.C.D.; in altri termini il C.D. mi ha raccontato che il Carannante gli aveva detto che solo sborsando tale somma di denaro avrebbe evitato continue e incessante iniziative giudiziarie da parte sua e della sua cliente.

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A questo punto tengo a precisare che quando il C.D. mi racconto questo episodio nel dicembre 2019 (il giorno stesso del sequestro), lo stesso era letteralmente in lacrime. Qualche giorno dopo viene escusso nuovamente Biagio Lubrano Lavadera, tecnico del C.D. il quale dichiara: “… sì, confermo quanto ho riferito precedentemente ai carabinieri di Procida. Puntualizzo nuovamente che alla mia presenza, nel corso di un incontro tenutosi nel mese di maggio 2019 presso lo studio legale del Carannante tra me, l’assessore e S.C.D., lo stesso Carannante ebbe a richiedere per conto di G.G. la somma di euro 20.000 a S.C.D., affinché la sua cliente cessasse ogni ostilità nei suoi confronti concretizzatisi in esposti e denunce presso il Comune di Procida e le forze di polizia in genere in ordine ad alcuni abusi che il C.D. avrebbe commesso nella ricostruzione di un piccolo immobile confinante con la proprietà della G. Voglio precisare nuovamente che all’atto dell’incontro il Carannante fu molto chiaro ed esplicito, ovvero la somma richiesta serviva esclusivamente per evitare fastidi futuri con eventuali denunce in quanto testualmente disse che si sarebbero evitate denunce a 360 gradi”.

Nella stessa giornata viene sentito anche il comandante della polizia municipale Luigi Martino, il quale dichiara tra l’altro: “… non sono a conoscenza del fatto che l’assessore Carannante abbia chiesto dei soldi a S.C.D., ma posso sicuramente dirvi che qualche volta, così come in altre circostanze, il Carannante nella sua veste di assessore mi ha sollecitato dei sopralluoghi di natura edilizia anche per il cantiere di S.C.D. anche in base agli impegni giornalieri e alle deleghe di indagini ed in più trattandosi… (omissis)… rassicuravo l’assessore Carannante che non appena possibile si sarebbe proceduto a effettuare il predetto accertamento… (omissis)…. “. Considerazioni, queste, che portano il gip ad osservare nel successivo passaggio dell’ordinanza che “al riguardo si deve osservare che, analogamente alle dichiarazioni dell’Intartaglia, anche le dichiarazioni di Lubrano Lavadera Biagio, tecnico di parte di S.C.D., ma ancor più quelle di Martino Luigi, comandante polizia municipale Procida, risultano di primario rilievo per fornire alle dichiarazioni del denunciante il riscontro estrinseco idoneo a dissipare ogni dubbio sulla univoca ricostruzione dei fatti”.

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