Prezzi pazzi a Ischia: il traghetto costa 1 centesimo, ma i pomodorini triplicano. Chi ci guadagna?

A Ischia la spesa costa di più. Ma quanto pesa davvero il mare sul prezzo di quello che mettiamo nel carrello? Ma i numeri raccontano un’altra storia: quanto incide davvero il traghetto sul prezzo di ciò che arriva sugli scaffali? Dal pomodorino al carrello della spesa, il confronto con Napoli mette sotto esame il “costo dell’isola”: costo reale della logistica o alibi per giustificare prezzi più alti?

C’è una frase che a Ischia, quando si parla di prezzi, sembra avere ormai la forza di una spiegazione definitiva: «Siamo su un’isola. La merce deve arrivare via mare». È vero. Ischia è un’isola e portare qui le merci comporta una logistica diversa da quella della terraferma. I camion devono imbarcarsi, attraversare il mare, sbarcare e poi raggiungere supermercati, negozi, ristoranti e attività commerciali.

Ma c’è una domanda che raramente viene posta fino in fondo: quanto costa realmente quel viaggio sul prezzo di ciò che acquistiamo?

Al Todis di Napoli il ciliegino all’ingrosso è indicato a € 2,79 euro al kg.

Perché tra dire che il trasporto incide e utilizzarlo come spiegazione generale dell’aumento dei prezzi c’è una differenza enorme. E basta fare due conti per accorgersene. Abbiamo preso come riferimento un autoarticolato capace di trasportare 40.000 chili di merce e un costo complessivo di 440 euro per il viaggio di andata e ritorno. Distribuito sull’intero carico, significa 1,1 centesimi per ogni chilogrammo di merce.

Non stiamo parlando del costo complessivo della distribuzione. Non stiamo parlando di magazzini, personale, carburante, movimentazione, consegne, eventuali viaggi a vuoto o altri costi della filiera.

Stiamo parlando soltanto di una cosa: il traghetto. E proprio per questo il dato è interessante.

Perché quando al supermercato troviamo un prodotto che sulla terraferma costa, per esempio, due euro e a Ischia ne costa cinque, diventa difficile attribuire automaticamente quella differenza al solo viaggio in mare. Prendiamo un esempio particolarmente significativo: i pomodorini.

L’alibi del costo del trasporto su Ischia:«Siamo su un’isola, la merce deve arrivare via mare». Ma quanto pesa davvero il traghetto sul prezzo finale? La verità in questo articolo

A Napoli, in questo periodo, si possono trovare prezzi molto più bassi rispetto a quelli praticati sull’isola. Il listino ortofrutticolo del mercato di Napoli indica, per esempio, i pomodorini ciliegini all’ingrosso alla data di oggi a € 1,60. A Ischia, Decò supermercati sugli scaffali, il prezzo è di € 5,60 al chilo per i ciliegino e € 7,99 per il pomodoro Datterino come da foto scattata in un supermercato Decò il giorno 11 ottobre.

Ma non è l’unico caso. Nei supermercati con marchi nazionali, a Napoli i pomodorini ciliegino vanno a 2,50/3,00 al kg. Abbiamo scattato una foto lo stesso giorno anche in un Todis di Napoli dove i pomodorini Datterino sono ad € € 2,79 al kg. Una differenza di prezzo di € 5,20 cioè il 186,38% in più rispetto a Napoli.

Prendiamo 7,99 euro. La differenza rispetto a un prezzo di 2,79 euro sulla terraferma sarebbe di 5,20 euro al chilo. Il costo del solo traghetto, nell’ipotesi di un camion pieno, è invece di circa 0,011 euro al chilo. Undici millesimi. È qui che il ragionamento cambia.

Undici millesimi al chilo. Dividendo il costo del traghetto per l’intero carico, l’incidenza è di appena 1,1 centesimi per ogni chilo.

Per Napoli l’ultimo listino ISMEA disponibile al 17 settembre indica pomodori a prezzi decisamente inferiori: tondo liscio 1,10 €/kg, costoluto 1,40 €/kg, San Marzano insalataro 0,90 €/kg.

Non significa che a Ischia il trasporto non costi. Significa che il costo del traghetto, preso da solo, è una cosa molto diversa da quello che comunemente chiamiamo “costo del trasporto”. E soprattutto è molto diverso dall’utilizzare genericamente il fatto di essere un’isola per spiegare qualsiasi differenza di prezzo. La questione non è quindi negare i costi della logistica.

Anzi. Proprio perché Ischia ha una logistica particolare, sarebbe interessante conoscerne tutte le componenti. Ma certamente non è il trasporto ad incidere.

Il caso dei pomodorini. A Napoli il ciliegino all’ingrosso è indicato a € 2,79 euro al kg. A Ischia al Decò lo stesso prodotto sugli scaffali a 7,99 €: il 186,38% in più

E allora ai Quartieri Spagnoli o San Gregorio Armeno a Napoli, ma anche i vicoli di Sant’Agata de’ Goti a Benevento o Castellabate in provincia di Salerno, hanno strade così strette e balconi bassi da rendere impossibile l’accesso a qualunque mezzo più grande di un piccolo furgone cassonato, il consumo delle gomme, i km percorsi, il parcheggio, il carburante, il costo del singolo dipendente che in due gironi in più giorni e ciò che fa in più giorni a Napoli lo fa in un solo giorno. I camionocini devono essere lasciati lontani e trasportata la merce con i carrellini e se pensiamo alle strade montane del Cilento e dell’Irpinia: raggiungere la vetta del Monte Cervati o inerpicarsi verso alcune località del Parco del Partenio. E perché oggi ai Quartieri Spagnoli così come in Irpinia e nel Cilento i pomodorini ciliegino costano 2,50 €, 279 € al kg e a Ischia € 5,60 al kg?

Perché “costa di più perché viene con il traghetto” non è ancora un’analisi dei costi, è soltanto una spiegazione generale e quando parliamo della spesa quotidiana di migliaia di famiglie, forse non è più sufficiente.

Il problema è che il consumatore vede soltanto il prezzo finale. Vede il cartellino. Vede che una bottiglia d’acqua, una confezione di pasta, il latte, l’olio, la frutta, la verdura o un prodotto per la casa possono costare più che sulla terraferma. Ma non vede cosa c’è dietro quel numero.

Anche sulla terraferma esistono vicoli, montagne e strade difficili. Eppure il “costo della geografia” non produce automaticamente gli stessi prezzi. Dal centro storico alle strade di montagna, consegnare la merce può essere tutt’altro che semplice. Ma il prezzo finale non segue sempre la stessa logica di Ischia.

E così il concetto di “costo dell’isola” rischia di diventare un contenitore nel quale finisce per essere una “scusa”, una giustifica. Ed è proprio questo il punto sul quale sarebbe necessario fare chiarezza.

Perché un conto è sostenere che la distribuzione a Ischia sia più costosa, un altro è dimostrare quanto di quel maggior costo finisca realmente sul prezzo finale.

La questione non riguarda un singolo supermercato e non dovrebbe trasformarsi nemmeno in una guerra contro la grande distribuzione. Ma c’è qualcosa che non va e allora i supermercati, la grande distribuzione, le società di trasporto si riuniscono in riunioni private (molte volte sono la stessa famiglia), e punta l’indice contro il costo dei traghetti quando poi di costo non si può parlare.

Qui sembra che ci si giochi come il caro carburante, l’energia, i beni industriali che aumentato a dismisura con la scusa della guerra o la chiusura dello stretto di Hormuz.

Quello che non può bastare è una parola sola: isola. Perché l’isola spiega una condizione geografica, non spiega automaticamente un prezzo. Quanto costa davvero portare un chilo di merce a Ischia? Quanto costa il mare? Perché se un camion pieno paga 440 euro per attraversare il mare e trasporta 40 tonnellate di merce, il solo traghetto pesa economicamente, nella nostra ipotesi, circa 1,1 centesimi per ogni chilo. Da quel numero bisogna partire. Poi vengono tutti gli altri costi. Ed è proprio lì che comincia la vera discussione. Perché se vogliamo capire perché fare la spesa a Ischia può costare notevolmente più che a Napoli, non serve ripetere che “siamo su un’isola”. E soprattutto distinguere ciò che è realmente costo del trasporto da ciò che trasporto non è.

La verità che i numeri fanno emergere è una sola, lampante e scomoda: quel prezzo è falso. Non è il riflesso specchiato di una logistica penalizzante, né il frutto inevitabile delle onde e della geografia. È, al contrario, un prezzo costruito a tavolino, gonfiato artificialmente all’ombra di un alibi perfetto. Dire che un chilo di pomodorini debba costare il quadruplo perché “arriva via nave” – quando l’incidenza reale del viaggio galleggia intorno a un solo centesimo – non è un errore di calcolo. È una mistificazione commerciale.

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