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Prima l’encomio, poi il ritorno a casa: la Capobianchi nella sua Procida

La direttrice del laboratorio di Virologia dello Spallanzani fa tappa sull’isola di Arturo dopo aver ricevuto il riconoscimento solenne dall’Ordine Nazionale dei Biologi

Una giornata a casa con un encomio solenne in tasca. Così Maria Rosaria Capobianchi è tornata, per la prima volta dopo il successo raggiunto dal suo team per l’isolamento del Coronavirus. Ad accogliere la direttrice del Laboratorio di Virologia dell’Inmi Lazzaro Spallanzani e del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca Preclinica e Diagnostica Avanzata è stato il sindaco di Procida Dino Ambrosino. «Non so se Procida sarà capitale della Cultura, per adesso si accontenta di essere capitale della Scienza grazie a lei, la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi.

Oggi è in giro per l’isola per sbrigare un po’ di faccende», ha detto il primo cittadino isolano. «È stato un gran piacere poter confrontarsi con lei e il marito, e passare dalla discussione sulle potenzialità del vaccino coronavirus a quella sulla tutela della nostra architettura. A nome dei procidani, le faccio ancora auguri di buon lavoro», ha concluso. Giovedì Maria Rosaria Capobianchi ha ricevuto dall’Ordine Nazionale dei Biologi un encomio solenne. Più di cento i biologi presenti a Napoli, nella sala convegni del Ceinge, il Centro di Biotecnologie avanzate, teatro degli “Stati generali della ricerca”, il convegno organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi per fare il punto sullo stato della ricerca scientifica in Italia. Ospite d’onore dei lavori, Maria Rosaria Capobianchi, biologa e coordinatrice dell’equipe dello “Spallanzani” che ha isolato il Coronavirus Sars Cov2: la ricercatrice di Procida è stata accolta con grande entusiasmo dal pubblico presente in sala. A lei ed ai 17 biologi del tuo team, il presidente dell’Onb, Vincenzo D’Anna, ha conferito un encomio solenne per il successo scientifico raggiunto.

Durante la giornata si è discusso di ricerca scientifica e delle criticità di un settore che salva vite, trova ogni giorno nuove soluzioni per combattere le patologie del nostro tempo, ma che, almeno in Italia, non dispone delle risorse finanziare di cui pure avrebbe bisogno. Secondo l’ultimo rapporto dell’Anvur, l’agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, i fondi per la ricerca in Italia, nel 2018, sono stati pari all’1,32 per cento del prodotto interno lordo, dunque al di sotto della media dei paesi Ocse e dei paesi europei, rispettivamente al 2,36 per cento e all’1,95 per cento. Tuttavia, i ricercatori italiani sanno farsi apprezzare per i loro studi innovativi che però, spesso, realizzano all’estero. L’Ordine dei Biologi, dal canto suo, ha colto l’occasione per stilare un documento di sintesi, da presentare al ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, contenente le proposte provenienti dal mondo della ricerca emerse durante i lavori. Maria Rosaria Capobianchi, entusiasta, ha ritirato l’encomio Parlando del suo team «composto da tanti biologi». «Sono particolarmente felice di questa occasione – ha aggiunto – che riconosce il ruolo importante dei biologi nella medicina e nella virologia”. Maria Rosaria Capobianchi è nata e cresciuta sull’isola di Procida, nello specifico nel rione di Terra Murata, dove sorgeva il noto penitenziario che ospitava gli ergastolani. È tutt’ora molto legata alla “sua” isola. La direttrice del Laboratorio di Virologia dello “Spallanzani” ha lasciato Procida da adolescente, quando ha cominciato gli studi superiori al Liceo Genovesi di Napoli per poi proseguire, sempre a Napoli, l’università alla Federico II e all’istituto internazionale di Genetica e biofisica di Fuorigrotta. Dal 2000 lavora allo “Spallanzani” e ha dato un contributo fondamentale nell’allestimento e coordinamento della risposta di laboratorio alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale, nel contesto del riconoscimento dell’istituto quale centro di riferimento nazionale.  

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