ARCHIVIO 4ARCHIVIO 5

IL PRIMO ESPLORATORE DEI VECCHI SENTIERI DELL’ISOLA VERDE FU LO SCRITTORE GIOVAN GIUSEPPE CERVERA /

Da qualche anno, una parte degli ischitani, sia pur  esigua, sta scoprendo i vecchi sentieri dell’entroterra isolana, in una sorta di escursione primaverile di gruppo che certamente fa bene allo spirito, al corpo  ed alla conoscenza delle zone inesplorate della propria terra. Prima di questi volenterosi e moderni “esploratori”, chi  ha battuto la campagna e le zone boschive dell’isola verde  in lungo ed i largo alla scoperta di nuovi paesaggi e sentieri per lo più nascosti, sono stati, poco più di sessanta anni fa, lo scrittore e cantore autentico ed appassionato delle bellezze naturali di Ischia, di terra e di mare con i suoi tipici personaggi , Giovan Giuseppe Cervera del Borgo di Celsa e il sottoscritto, a quel tempo quasi diciottenne,  che gli collaborava nella realizzazione della prima guida dell’isola di Ischia  col suo articolato stradario mai tracciato  in mappature fino a quegli anni esistenti. Andare per sentieri, come si dice oggi, di cui l’isola abbonda, quindi ha una sua storia che incomincia, almeno per ciò che ci riguarda, diversi decenni addietro  allorquando si andò alla riscoperta di essi per annoverarli fra i percorsi naturali attraveso i quali poter accedere  a fondi boschivi e di campagna mai visitati prima. Già nel passato  Andar per Sentieri significava, per quei pochi che lo sperimentavano, prodursi in escursioni ben definite di matrice vulcanologica visto che i percorsi toccavano vecchi crateri nascosti e passivi.  Si partiva  da Faiano, ci si imbatteva   nelle zone di Marecoppo, Monte Trippodi, Buceto, Carusiello, Cretaio, Fondo Ferraro, Casa Arcamone, Bosco dei Conti, da cui, oltre a godere di una vista panoramica su Ischia e sul Castello Aragonese, era  possibile, e lpo è anche oggi,  ammirare la Sorgente di Buceto, il cratere di Fondo Ferrario e la Lava di pietra scura dell’Arso, che testimonia l’ultima eruzione del 1302 che distrusse la cittadina medievale di  Geronda. Nei  primi anni ’60 l’E.V.I,  l’Ente Autonomo per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia, allo scopo di realizzare una mappatura  di tutti o quanto meno dei maggiori sentieri dell’intero territorio isolano, con l’intenzione di pubblicizzarli  e renderli fruibili ad un certo tipo di turismo camminatore che proprio in quello tedesco, trovava la sua maggiore propensione, si rivolse all’ultimo sensibile e vero cantore  delle bellezze naturali dell’isola, che proprio in quel periodo come ho detto in apertura, stava lavorando con la collaborazione del sottoscritto, alla realizzazione di una documentata Guida di Ischia con la maggiore attenzione proprio ai sentieri, specie quelli più nascosti dell’intera isola d’Ischia. Il personaggio in questione è il compianto Giovan Giuseppe Cervera per le cui conoscenze inconfutabili sulla natura dell’isola, andava proprio a pennello per i desiderata dell’organismo turistico isolano. Infatti il Cervera, fine scrittore e poeta, in  poco tempo elaborò e consegnò all’EV.I. una dispensa esauriente nel suo contenuto, corredata per altro, da una serie di foto e grafici per indicare senza confusione lo stato effettivo  dei luoghi. Il fascicolo, dattiloscritto, recava la seguente prefazione: “  Dovendo approntare, su ordinazione dell’E,V.I, , un elenco delle passeggiate turistiche  e precipuamente di quelle più riposte, allo scopo di indirizzare e ben guidare il forestiero desideroso di conoscere le  ricchezze dell’isola  verso quei luoghi che, per la loro caratteristica fisionomia  o per la dovizia di cose  belle e utili  che detengono, assurgono a bellezze naturali  dell’isola d’Ischia, ed onde consentire all’E.V.I. la possibilità di renderle accessibili curandone la manutenzione, e rintracciabili mediante una opportuna segnaletica, colgo l’occasione per suggerire allo stesso E.V.I. di rendersi interprete verso i Comuni della permanenza di una toponomastica squisitamente indigena di alcune strade, e di preoccuparsi, anche in sede di Piani Regolatori, di stabilire certi punti fermi in materia di salvaguardia delle bellezze naturali, che non possono non essere assunti come patrimonio di tutti i cittadini dell’isola, affinchè  quel che rimane ancora del ricco paesaggio d’Ischia, non vada sottratto agli isolani, naturali proprietari, o irrimediabilmente distrutti”. Cervera in questo lavoro commissionato dall’EVI, si addentra all’interno dell’isola, alla scoperta dei viottoli più inesplorati per ritrovarsi al cospetto di agglomerati di case nascoste da una vegetazione rigogliosa. Ci parla della zona di Matarace tra il Vatoliere, la Scarrupata e Chiummano attraverso Pieio e la Convalle del cratere. Ci si arriva per via Terranera, per l’omonimo casolare, ci si arrampica subito sulla collina, passando per il Cavone delle Rose. E’ uno degli  itinerari campestri, suggeriti per la mappatura dei sentieri turistici che già 60 anni fa si voleva offrire al turista amante dei percorsi a piedi all’interno dell’isola. A distanza di tanto tempo l’iniziativa, ufficialmente è di nuovo di attualità.

                                                                                               antoniolubrano1941gmail.com

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close