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Primo Maggio, la festa che non c’è

Oggi è la giornata dedicata ai lavoratori, ma il problema legato all’occupazione è quello che maggiormente ha “devastato” l’isola e la sua comunità in questo anno e poco più di pandemia. E anche per l’immediato futuro si naviga a vista, confidando nei vaccini e magari in una stagione più lunga. Oggi, intanto, gli stagionali tornano in piazza

E festa sia, perché lo dice il calendario e alle cosiddette feste comandate non si deroga. Ma è chiaro che, volendo dimenticare per un attimo le consolidate tradizioni non ci si può non fermare un attimo, riflettere, interrogarsi e trarre la più logica e scontata delle deduzioni: da festeggiare, non ce ne voglia nessuno, non c’è motivo alcuno, se non lo spirito di bandiera. Oggi è il primo maggio, si celebra la Festa dei Lavoratori, e la ricorrenza ad Ischia più che altrove (senza voler dimenticare che il dramma è collettivo) suona quasi beffarda, per non dire drammatica.

Lo scorso anno, invero, si era nel pieno della pandemia, c’era il lockdown, la preoccupazione era palpabile per chi ha la necessità di far quadrare i conti per mettere il piatto a tavola ai propri cari, ma la situazione non era quella di oggi. In fondo, chi avrebbe mai pensato a un anno di distanza che saremmo stati ancora in piena emergenza da covid-19? Chi poteva soltanto pronosticare che centinaia e centinaia di nostri concittadini sarebbero stati impiegati per soli tre mesi massimo quattro a far data dall’autunno 2019? Chi avrebbe creduto che i bonus e i sostegni elargiti a destra e a manca dal governo (spesso in modo quantomeno discutibile) avrebbero finito per dimenticare soltanto i lavoratori stagionali, categoria più rappresentativa a Ischia?

Eppure a distanza di un anno e più la situazione in questo lembo di terra baciato da Dio la situazione resta di una emergenza paurosa. Il lavoro non c’è e se c’è davvero scarseggia. La Caritas fino a poco più di due anni doveva occuparsi di cinquecento famiglie che non riuscivano a badare al proprio sostentamento, oggi quei nuclei sono diventati duemila e qualcuno dall’interno ci assicura anche la stima tutto sommato sia fatta per difetto. Più 400 per cento in un battito d’ali, perché di questo stiamo parlando ed è inevitabile che la discesa negli inferi sia griffata dal coronavirus, su questo davvero non ci piove. All’orizzonte non si intravede nulla di buono, nulla di meglio, nulla di diverso. E vero, c’è una campagna vaccinale che ha preso a marciare in maniera spedita, la settimana prossima – come leggete in altra parte del giornale – anche Ischia inizierà la campagna vaccinale di massa per ottenere il marchio di isola “covid free”, ma al netto di questa iniziativa che certo non può che far piacere il quadro sembra già inesorabilmente disegnato. A meno di clamorosi colpi di scena, ci toccherà un’altra stagione turistica breve e caratterizzata dal cosiddetto turismo di prossimità. E addirittura con un fatturato che rischia di assottigliarsi ancora di più se dovesse permanere (ma su questo nessuno ci crede, da giugno in poi) il coprifuoco, che taglierebbe fuori dalla partita una serie di attività commerciali, in primis quelle della cosiddetta movida, che pure garantiscono economia e soprattutto occupazione.

Insomma, si naviga a vista, tanto per chiosare una citazione usata e abusata. E, soprattutto, si respira e ci si fa il segno della croce ogni qualvolta arriva un segnale di speranza. Ma anche qua si cade davvero nell’incredulità, perché il covid con la tragedia e la devastazione che si è portata dietro ci ha messi nella condizione di sorridere perché l’Albergo della Regina Isabella riapre, e perché poi anche il Mezzatorre decide di fare lo stesso e perché a ruota arriva pure il Miramare e Castello. Per non parlare dell’apertura dei Poseidon: è vero, l’incantevole parco termale foriano (uno dei simboli dell’isola verde nel mondo) riaprirà i suoi cancelli soltanto a partire dal mese di giugno, ma volete mettere rispetto alla spettrale chiusura dello scorso anno, che più di ogni altra cosa aveva fatto scattare il campanello d’allarme e dato la sensazione netta dell’aria (pessima) che tirava. Intanto comincia a vedersi qualche trolley e qualche valigia scendere da traghetti e aliscafi, segno che forse qualcosa sta rimettendosi in moto. Ma è chiaro che serve molto altro, forse soprattutto riuscire a destagionalizzare i flussi turistici: a chiacchiere lo abbiamo sempre invocato, nei fatti mai realizzato. Ma in questo momento, per non dare l’appuntamento anticipato a settembre alla primavera 2022 – e tanti non riuscirebbero a resistere ad un altro inverno di “lacrime e sangue” come quello che ci siamo messi alle spalle – servirebbe davvero inventarsi qualcosa per la bassa stagione. E le risorse e le frecce al nostro arco, volendo, neppure mancherebbero. Rileggendo tutto questo, ci accorgiamo di avere quasi inconsapevolmente usato troppi condizionali. Ma è l’aria che tira, che volete farci. Oggi, intanto, gli stagionali scendono di nuovo in piazza a Pompei e ci sarà anche una delegazione di nostri concittadini. Molti di loro avrebbero voluto trovarsi in un albergo, in un bar o ristorante, su uno stabilimento balneare. Coraggio, non ci resta che credere che il domani sarà migliore. Nonostante tutto, buona festa a tutti.

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