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Processo Cpl, assolti Giosi e Silvano: «Il fatto non sussiste»

Il fatto non sussiste. Il Tribunale di Napoli ha mandato assolto l’ex sindaco di Ischia Giosi Ferrandino e l’architetto Silvano Arcamone da tutte le accuse mosse dalla Procura nell’ambito del processo per la presunta corruzione nell’appalto della metanizzazione dell’isola d’Ischia. Una giornata lunghissima, cominciata con il rinvio di tutti i processi “minori” da parte del collegio presieduto dal giudice Francesco Pellecchia, per dare spazio all’attesa sentenza, per la quale si sono scomodati anche alcuni mass media nazionali, con le telecamere di Sky Tg24 piazzate in aula per riprendere le ultime battute di un processo durato oltre due anni e mezzo. L’ex sindaco e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico di via Iasolino erano giunti in Tribunale insieme a numerosi amici arrivati da Ischia per dare il comprensibile sostegno morale ai due nell’attesa del giudizio. Lunghe ore che sembravano non passare mai, tra i corridoi gelidi del Tribunale e le continue pause che hanno costellato l’udienza. A mattina inoltrata è iniziata a circolare la notizia che il pubblico ministero Celeste Carrano non avrebbe presenziato alla lettura del dispositivo: una circostanza che è stata presa come beneaugurante dai sostenitori di Giosi e Silvano, mentre lo schieramento difensivo costituito dagli avvocati Alfonso Furgiuele, Gennaro Tortora, Roberto Guida e Giovan Battista Vignola comprensibilmente preferiva non fare alcuna prematura valutazione.

La dottoressa Carrano aveva comunque preparato una lunga memoria, circa cinquanta pagine, da depositare prima che il collegio giudicante si ritirasse in camera di consiglio. L’imminente arrivo in aula del documento (che sarebbe stato poi consegnato dal pm Giuseppina Loreto, arrivata in sostituzione della collega) ha subito indotto il quartetto difensivo a tenere un veloce “briefing” strategico per decidere il da farsi: era ovviamente impossibile analizzare adeguatamente tutte le cinquanta pagine e preparare eventuali controdeduzioni. È stata dunque decisa la strategia di non farsi coinvolgere nell’ultimo “attacco” portato dalla pubblica accusa, confermando pienamente l’impianto difensivo emerso nelle quattro arringhe finali svoltesi tra il 19 dicembre e il 9 gennaio. Secondo i quattro penalisti, infatti, sarebbe stato inutile e velleitario rispondere nel merito, punto per punto, alla memoria preparata dal pm. E a onor del vero nella mezz’ora scarsa concessa dal Presidente Pellecchia non era realistico nemmeno prendere adeguata visione del corposo fascicolo.

Alla ripresa dell’udienza, l’avvocato Gennaro Tortora si è infatti riportato alle conclusioni formulate in precedenza. Il collega Vignola ha brevemente riferito al Tribunale il proprio parere: «Quella depositata dal p.m. non è una memoria in senso tecnico: in sostanza non fa che ripercorrere la requisitoria svolta il mese scorso, noi non abbiamo nulla da aggiungere a quanto già esposto». L’avvocato Furgiuele, prima di abbandonare l’aula (come d’abitudine non assiste alla lettura del verdetto),  è stato sulla stessa lunghezza d’onda: «La memoria dà per scontate alcune circostanze che nel corso del dibattimento sono state già ampiamente e pacificamente smentite, per cui noi ci riportiamo alle conclusioni esposte a questo Tribunale». Infine, l’avvocato Roberto Guida ha sottolineato il fatto che la memoria del pubblico ministero restituisce una «lettura ampiamente disancorata dalla realtà emersa nel dibattimento». I capi di imputazione, lo ricordiamo, erano quelli di corruzione per asservimento della funzione (articolo 318 del codice penale) per entrambi gli imputati, e di induzione indebita a promettere utilità, previsto dall’articolo 319 quater, per il solo Giosi Ferrandino. Le richieste del pubblico ministero non erano state lievi: tre anni di reclusione per entrambi in relazione all’accusa di corruzione, e altri tre anni e quattro mesi per l’ex sindaco per l’induzione indebita.

Dopo le brevi repliche della difesa, alle ore 13.30 il collegio giudicante si è riunito in camera di consiglio, preannunciando per le ore 16 le prime “notizie” circa il successivo, atteso momento della lettura del dispositivo, che è stata poi fissata definitivamente per le 16.30. A quell’ora i magistrati sono rientrati in aula, mentre la tensione si tagliava col classico coltello: nei secondi che hanno preceduto il verdetto, il silenzio era carico di ansia, speranza, stanchezza, dubbi. Un torrente di sentimenti e sensazioni, poi volati via nell’attimo preciso in cui il giudice Francesco Pellecchia ha nominato l’articolo 530 del codice di procedura penale, che nelle aule dei Tribunali di tutta Italia significa una sola cosa: sentenza di assoluzione. A quel punto la gioia, benché composta, ha invaso l’aula n. 118. Abbracci di sollievo tra Giosi, Silvano e gli avvocati, ma anche tra gli amici che hanno assistito all’udienza. Fuori era ormai quasi buio, ma mai come questa volta una giornata uggiosa deve essere sembrata dolcissima ai componenti della piccola spedizione isolana. Poi tutti di corsa al porto per cercare di imbarcarsi sul primo mezzo in partenza per Ischia. Tutti meno Giosi Ferrandino, atteso per un importante vertice di partito a Roma dove, ma questa indiscrezione è ancora da confermare, l’ex sindaco potrebbe essere ospite del più famoso salotto della tv italiana.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA. Ecco il testo integrale del dispositivo letto ieri in aula dal dottor Francesco Pellecchia, Presidente del collegio della Prima Sezione Penale del Tribunale di Napoli: «Il Tribunale, letti gli articoli 530 e 438 del codice di procedura penale, assolve Ferrandino Giuseppe e Arcamone Silvano dal reato ex art. 110, 81, 318 del codice penale loro ascritto a titolo di concorso nel decreto di giudizio immediato emesso dal Gip il 19 giugno 2015, e Ferrandino Giuseppe altresì dal reato ex art. 319 quater del codice penale suppletivamente contestatogli dal pubblico ministero all’udienza del 14 dicembre 2017 perché il fatto non sussiste. Letto poi l’articolo 544 comma 3 del codice di procedura penale fissa in giorni 90 il termine per le motivazioni».

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Francesco Ferrandino

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