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Processo Cpl, va a vuoto l’ultimo affondo del pm contro Giosi

Doveva essere il giorno della requisitoria del pubblico ministero contro gli imputati nel processo Cpl Concordia, relativo alle presunte tangenti nella metanizzazione dell’isola. Ma il programma atteso sembrava sul punto di essere stravolto proprio da un’imprevista mossa dell’accusa. A sorpresa, il pm Celeste Carrano ha infatti tirato fuori dal cilindro una nuova contestazione nei confronti di Giosi Ferrandino. Invocando gli articoli 517 e 12 del codice di procedura penale, il pubblico ministero ha ipotizzato un nuovo reato a carico dell’ex sindaco di Ischia, reato connesso per continuazione alle altre contestazioni: per la precisione, l’accusa ha contestato il reato di “induzione indebita a dare o promettere utilità” (articolo 319 quater del codice di procedura penale) per un episodio risalente a quasi nove anni fa, peraltro già emerso nel dibattimento. Si tratta di alcuni lavori “extra”, che la ditta di Giovanni Di Tella effettuò su presunta richiesta dell’ingegner Giulio Lancia, uno dei manager della Cpl Concordia, nei confronti dell’amministrazione, per esaudire una richiesta della famiglia Di Meglio, proprietaria dell’albergo Felix. La richiesta era relativa alla posa di una tubatura nello stesso scavo dei lavori di metanizzazione. La tubatura avrebbe dovuto portare l’acqua termale tra una proprietà e l’altra della famiglia Di Meglio. In sostanza, l’albergo si sarebbe giovato dei lavori in corso per i propri interessi grazie all’intervento dell’amministrazione guidata da Giosi Ferrandino. Nell’udienza dello scorso 22 giugno, a onor del vero, la difesa aveva prodotto  un documento, consistente in una certificazione con annesse ordinanze emesse dal comando della polizia municipale, a dimostrazione del fatto che l’inizio dei lavori nei pressi del Felix va temporalmente collocato nel marzo 2006, cioè quando il Comune di Ischia era retto dall’amministrazione Brandi, e che quindi Giosi Ferrandino e Silvano Arcamone non avrebbero avuto niente a che fare con l’autorizzazione a tali lavori che avrebbero “facilitato” l’hotel della famiglia Di Meglio.

In ogni caso, per la dottoressa Carrano si trattava di un’indebita utilità che l’amministrazione avrebbe fornito agli imprenditori alberghieri: lavori che esulavano dal capitolato d’appalto e che sarebbero costati oltre 100mila euro al privato se non avesse ottenuto tale agevolazione. E per questo nuovo capo d’imputazione il pubblico ministero ha anche chiesto al Tribunale l’ammissione di nuovi mezzi di prova, con la citazione di Giulio Lancia, di Antonio Di Meglio e dei Carabinieri Schiano e Trani sul banco dei testimoni. La richiesta dell’accusa ha spiazzato tutti, dal collegio giudicante presieduto dal dottor Francesco Pellecchia allo schieramento difensivo: nessuno si aspettava una nuova contestazione di reato arrivata dopo la fine del dibattimento. Contestazione che rimetteva in gioco tutto il calendario di questo rush finale verso la sentenza, che Giosi Ferrandino e Silvano Arcamone attendevano per la prima decade di gennaio: mese in cui, tra l’altro, la dottoressa Carrano dovrà affrontare un procedimento disciplinare insieme al collega Henry Woodcock per presunte violazioni dei doveri di imparzialità nell’inchiesta Consip. Se la richiesta di ammissione delle nuove prove fosse stata ammessa, con le conseguenti deposizioni dei vari testimoni, quasi certamente la sentenza (si spera di assoluzione) sarebbe stata inesorabilmente posticipata ben oltre quella data.

Gli attimi di stupore e sorpresa seguiti alla richiesta del pm sono stati tuttavia interrotti dall’avvocato Alfonso Furgiuele, che sul tema ha illustrato con precisione e sicurezza numerose sentenze della Corte Costituzionale, in particolare una del 2009 e una del 2012. Il noto penalista, definendo la richiesta del pubblico ministero in ordine alle nuove prove come “patologica e tardiva”, ha rivendicato il diritto della difesa a chiedere il giudizio abbreviato su tale istanza, come stabilito dalla Consulta, prima di chiedere una breve pausa per concordare con i colleghi Tortora, Vignola e Guida la risposta più adeguata alle istanze dell’accusa. Dopo circa un’ora, l’udienza è ricominciata, con la richiesta di giudizio abbreviato inoltrata personalmente da Giosi Ferrandino, il quale ha affermato: «Non ho commesso alcuno dei fatti contestatimi, e chiedo al Tribunale di essere giudicato immediatamente col rito abbreviato». L’avvocato Furgiuele ha approfondito il riferimento alla sentenza della Consulta emessa nel 2012 secondo cui il pm può contestare un nuovo reato emerso dal dibattimento: sentenza che a sua volta chiama in causa la n. 333 del 2009 in cui la Corte Costituzionale stabilisce la possibilità per la difesa di chiedere il giudizio abbreviato, conformemente ai principi di economia processuale, quando si tratta di contestazioni nate su fatti già riscontrabili allo stato degli atti. La conseguenza pratica, ha sostenuto l’avvocato, è costituita dal fatto che non è possibile acquisire ulteriori elementi di prova, come invece voleva il pubblico ministero. La sentenza del 2012 non fa altro che estendere la possibilità di giudizio abbreviato anche in caso di richiesta tardiva del pm. Alla luce dei chiari precedenti giurisprudenziali, l’avvocato Furgiuele ha dichiarato che il Tribunale deve prendere atto della nuova contestazione, ma evitando il compimento di ulteriori attività probatorie e decidere allo stato degli atti. A margine di tali argomentazioni, è intervenuto l’avvocato Vignola, dichiarando: «La tardività della contestazione suppletiva mi induce a chiedere l’inammissibilità della richiesta».

Non sappiamo se il pubblico ministero si aspettasse la richiesta del giudizio abbreviato: di fatto la dottoressa Carrano, dopo aver chiesto e ottenuto dal Tribunale una mezz’ora di pausa, ha continuato nella sua richiesta di ammissione di nuove prove testimoniali in relazione all’inedita accusa sollevata contro il solo Giosi Ferrandino (“risparmiando” quindi l’architetto Silvano Arcamone). Il Tribunale si è quindi ritirato in camera di consiglio per la decisione, che è infine arrivata ormai a pomeriggio inoltrato: il collegio b della prima sezione ha preso atto della nuova contestazione mossa dal pm, ha poi accolto la richiesta di giudizio abbreviato, ritenendo tuttavia di non accogliere la richiesta di nuove prove avanzata dal pubblico ministero e di non acquisire alcun atto dal pm né dal suo ufficio perché i fatti erano sufficientemente conosciuti e documentati. Soprattutto, il Tribunale ha deciso di confermare la data del 19 dicembre per l’udienza finale di discussione: martedì prossimo, quindi,  il pubblico ministero dovrà tenere la sua requisitoria, pur in presenza del nuovo capo d’imputazione ammesso,  e la difesa formulerà le proprie conclusioni. Nessun rinvio, dunque, come invece auspicava l’accusa. Grande la soddisfazione della difesa al termine della lunga giornata: il colpo di coda con cui il pubblico ministero intendeva di fatto riaprire i termini di un dibattimento già chiuso è stato abilmente neutralizzato dalla difesa, che ha parato il colpo incassando all’attivo un nuovo rigetto da parte del Tribunale delle istanze dell’accusa, che già due mesi fa si vide respingere la richiesta dinuova deposizione di Giulio Lancia, responsabile di cantiere e capo commessa della società Cpl Concordia per la Campania, che era già stato ascoltato lo scorso  febbraio come teste assistito, in quanto imputato in un procedimento connesso, riguardante la metanizzazione dell’agro aversano. Lancia negò ogni favoritismo da parte dell’amministrazione guidata da Giosi Ferrandino. Su tale richiesta il Tribunale ritenne che il teste avesse già ampiamente deposto: ridondante quindi la richiesta di ieri del pm, seppur in relazione al nuovo capo d’imputazione per la questione dello scavo ospitante la condotta delle acque termali degli alberghi appartenenti ai Di Meglio. Per le conclusioni, dunque, appuntamento tra quattro giorni.

Francesco Ferrandino

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